Lucca. L'indagine è partita dopo un esposto del Laboratorio di Urbanistica partecipata La procura indaga su violazioni edilizie ed ambientali LUCCA. Colpo di scena nella vicenda dei lavori allo Steccone Gesam. Su richiesta della procura il gip ha ordinato il sequestro preventivo dell'area di via della Formica per ragioni di natura edilizia e ambientale imponendo il blocco dei lavori in assenza di un'adeguata bonifica. Ad eseguire il provvedimento e apporre ieri mattina i sigilli la pg della polizia municipale per un sospetto inquinamento del terreno e presunte violazioni edilizie. Il blitz è la conseguenza di un'inchiesta iniziata la scorsa estate a seguito di un esposto circostanziato presentato dal Comitato Laboratorio di urbanistica partecipata. LUCCA. Colpo di scena nella vicenda dei lavori allo Steccone di San Concordio. Su richiesta della procura il gip Marcella Spada Ricci ha ordinato il sequestro preventivo dell'area di via della Formica per ragioni di natura edilizia e ambientale imponendo di fatto il blocco dei lavori in assenza di un'adeguata bonifica. Ad eseguire il provvedimento e apporre ieri mattina i sigilli la pg della polizia municipale. La decisione del giudice giunge un mese e dieci giorni dopo lo stop agli scavi e alla cementificazione in seguito a un'ordinanza di sospensione. Un atto cautelativo in seguito a due irregolarità riscontrate rispetto al progetto originale: una lieve modifica dei pilastri per il parcheggio sotterraneo con conseguente diminuzione del parcheggio e un sospetto abuso edilizio con un livellamento di un'area di 650 metri predisposta a parcheggio, mentre nei piani doveva essere un'area a verde. L'INCHIESTA. . Il blitz è la conseguenza di un'inchiesta iniziata la scorsa estate a seguito di un esposto circostanziato presentato dal Comitato Laboratorio di urbanistica partecipata. Il fascicolo era stato affidato per competenza al sostituto procuratore Sara Polino. E, sempre legato ai lavori allo Steccone, c'erano altri accertamenti inerenti al settore edilizio su cui svolgeva indagini il sostituto procuratore Lucia Rugani. Da lì la decisione di unificare il procedimento e avviare i primi accertamenti. QUESTIONE AMBIENTALE. . Il 22 luglio personale dell'Arpat si reca nel cantiere e visiona in dettaglio le pareti di scavo individuando in alcuni punti posti sul lato di via Consani la presenza di macchie di idrocarburi con tanto di liquido nero che si riversa nell'acqua di fondo scavo costituita dall'acqua di falda e dalle acque di dilavamento che vengono raccolte e convogliate nel fossato di via della Formica. L'Arpat procede a un campionamento di terreno contaminato per determinare la presenza di metalli e idrocarburi. Dalle analisi emerge che l'acqua raccolta sul fondo scavo successivamente (6 agosto) evidenzia la presenza di benzoatracene e pirene (gas nocivi alla salute) in quantità superiori rispetto ai limiti previsti dalla legge per le acque di falda. Non solo. Anche il terreno della scarpata su via Consani e quello rimosso e smaltito come rifiuto speciale non pericoloso presenta concentrazioni superiori ai limiti di legge per gli idrocarburi policiclici aromatici. Superamenti che risultano anche dai rapporti di prova effettuati dal laboratorio Archa per la società Polis spa - che dal 20 febbraio 2009 è proprietaria dei terreni dello Steccone, acquistati dalla Gesam - e ha aperto il cantiere per realizzare uffici, abitazioni e parcheggi. Per la procura si tratta di contaminazioni storiche - agli inizi del Novecento lì sorgeva il gasometro - e in assenza di un immediato rischio per l'ambiente e la salute pubblica. Tuttavia Polis avrebbe violato l'articolo che prevede comunicazione alla Regione, alla Provincia e al Comune dell'esistenza di una potenziale contaminazione, unitamente al piano di caratterizzazione del sito arrivando immediatamente ad adottare le misure di prevenzione. Procedure che, stando all'accusa, non risultano essere state attivate. Il primo episodio che evidenziava un reale rischio di potenziale contaminazione risale al 2006. All'epoca l'area era di proprietà della Gesam che l'aveva acquistata dal Comune di Lucca. Nel maggio 2009, durante i lavori di escavazione eseguiti dalla ditta Puccetti per conto di Polis, era stata rinvenuta parte della tubazione del vecchio complesso aziendale del gas. In sostanza, per la procura, Gesam prima e Polis dopo avrebbero cagionato contaminazioni non avendo provveduto alla bonifica dell'area. Cosa succederà adesso? Probabile la nomina di un consulente tecnico e l'effettuazione di carotaggi dell'area dello Steccone per conoscere l'entità reale dell'inquinamento. VIOLAZIONI EDILIZIE. . Nel sopralluogo eseguito l'11 ottobre scorso al cantiere Polis furono rilevate violazioni rispetto al permesso di costruire rilasciato l'11 marzo 2008. In particolare l'area nord-ovest dell'edificio occupato dagli uffici Gesam, che ha destinazione a verde e deve essere retrocessa al Comune, è stata trasformata in parcheggio di circa 700 metri quadrati e cementificata. Sul posto sono stati tagliati anche gli alberi. Un intervento effettuato da Gesam spa. Inoltre il parcheggio sotterraneo costruito da Polis risulta avere una diminuzione della superficie coperta di 372 metri quadrati con perdita di 28 posti auto. Ci sono poi state modifiche alla rampa di accesso al parcheggio interno ed è stato realizzato un muretto rialzato da terra di circa 50-60 centimetri su via Consani. Difformità edilizie in contrasto con la legge.