Il primo cedimento a febbraio. I custodi: ci sentiamo abbandonati La denuncia: qui ormai manca il denaro anche per comprare le divise Il ricordo: il passaggio chiuso con un cancello per evitare incidenti La cinta muraria di Roselle, insediamento etrusco alle porte di Grosseto, è lunica che sia rimasta intatta, 3270 metri intorno ai quali si può ancora camminare, vedendo esattamente quello che vedevano gli abitanti del VI secolo avanti Cristo dalla cima di questa collina, il bosco intorno, le case e la piazza della città, il mare in lontananza e, nelle giornate più limpide, persino la sagoma della Corsica. Lunicità di Roselle è tutta qui. Tratti di mura sono conservati anche a Fiesole, Volterra, Chiusi, Cortona ma sono "pezzi" di recinzioni che lasciano soltanto immaginare ciò che qui si guarda per intero. Anzi, che si guardava. Perché da febbraio un cancello di ferro sbarra la strada al visitatore, impedendogli di completare la passeggiata intorno alle mura: una parete lunga cento metri è considerata pericolante da quando le pietre che formano la base della cinta mostrano segni di cedimento e rischiano di far precipitare anche quelle, molto più pesanti, che stanno in alto. Ci sono crepe larghe due o tre centimetri, lastre intrise dacqua piovana, piante rampicanti che mettono radici, un ulivo contorto avvinghiato alla roccia. Il primo crollo è il suono di un allarme preventivo, se arrivassero i fondi chiesti al ministero le mura si salverebbero. Ma i soldi non ci sono e neppure si prevede che arrivino. Per quanto tempo Roselle conserverà il suo primato? «Nel febbraio scorso una mattina facendo il solito giro trovammo due grosse pietre cadute a terra, tra laltro in un punto strettissimo del vialetto dove la parete di pietra è alta oltre cinque metri. Se al momento del crollo fosse passato qualcuno in quel punto poteva morire, questi macigni pesano tonnellate», racconta Morena, una degli undici custodi del sito archeologico che a Roselle lavora da venticinque anni e ne conosce ogni segreto, al punto di distinguere il verso fatto dalle cornacchie "quando cercano lacqua". Morena, che non starebbe mai chiusa dentro un museo, che è scappata dallArcheologico di Firenze dopo due mesi perché le mancava laria, che ama ogni angolo di questo luogo, ora sta perdendo coraggio. «Abbiamo subito chiuso il passaggio per evitare che qualcuno si facesse male. Tra laltro qui arrivano spesso ragazzini delle scuole che hanno il vizio di arrampicarsi dappertutto, chi se la prende una responsabilità così?». Morena e i suoi colleghi si sentono un po abbandonati dallo Stato e non ne fanno mistero. «Ci aspettavamo che qualcuno venisse a vedere il pezzo franato, che si pensasse a dei finanziamenti speciali per mettere in sicurezza la cinta. In passato altri tratti pericolanti sono stati cementati con materiali invisibili ma capaci di tenere le pietre incollate tra loro. Chissà, forse ora che a Pompei è venuta giù la casa dei Gladiatori si ricorderanno anche di Roselle. A volte avrei limpressione di vivere in un luogo dimenticato dal mondo, se non fosse per i turisti che ci vengono a trovare e ci comunicano il loro entusiasmo nella scoperta di tanta bellezza. Ma siamo in una condizione disolamento, quando ho cominciato a lavorare io non esisteva neppure un vero edificio per il corpo di guardia e anche i servizi igienici e la mensa sono conquiste abbastanza recenti. Del resto i custodi delle necropoli e degli altri scavi etruschi vicini come Vetulonia, Ansedonia, Chiusi e Cortona non stanno messi meglio. Da due anni, dicono, stiamo facendo tutti insieme una battaglia per ottenere le divise. Non le abbiamo mai avute, ci hanno dato solo stivali di gomma con la punta di ferro che diventano pesantissimi appena metti il piede nel fango e dei giubbotti senza maniche che non ci proteggono dalla pioggia. Un disastro. E non è nemmeno questione di estetica, a noi le divise servono per farci riconoscere. In questi boschi girano un sacco di cacciatori che inseguono cinghiali, caprioli, fagiani fino al confine delle recinzioni, a volte qualcuno taglia la rete e entra qui dentro, insomma rischiamo di fare brutti incontri». I soldi sono il grande problema che il ministero dei Beni culturali non risolve. «Qui servono interventi veri, di consolidamento e di messa in sicurezza», dice il direttore dellarea archeologica Mario Cygielman. «Ci aspettiamo risposte dallo Stato, il patrimonio etrusco ha un valore straordinario e non può essere trascurato». Morena, da donna pratica, suggerisce: «Basterebbe assumere un operaio per riparare le falle e chiudere le crepe appena si aprono. Sarebbe già un successo».
POMPEI Le pietre cadute e il viale proibito "Quel giorno poteva morire qualcuno"
Il sito archeologico di Roselle, insediamento etrusco alle porte di Grosseto, è stato chiuso al pubblico a causa di un cedimento della cinta muraria. La cinta, lunga 3270 metri, è stata parzialmente danneggiata e le pietre che la formano hanno iniziato a cadere. I custodi del sito, che lavorano da anni, si sentono abbandonati dallo Stato e non hanno le risorse per riparare le falle e chiudere le crepe. La situazione è critica e il sito è stato chiuso al pubblico per evitare incidenti. I custodi chiedono finanziamenti speciali per mettere in sicurezza la cinta e riparare le falle.
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