La società (Autorità portuale, Comune di Napoli, Provincia di Napoli e Regione Campania) nasce nel luglio 2003 con il compito primario di promuovere la progettazione degli interventi per la riqualificazione dellarea monumentale del Porto di Napoli. Nel Consiglio di amministrazione vengono chiamati anche due esperti in campo urbanistico ed economico, come il sottoscritto e il collega Robert Leonardi (ordinario di Politiche economiche alla London School of Economics). Era una sfida ambiziosa per sperimentare un modello innovativo di organizzazione dei soggetti pubblici per la progettazione e gestione di progetti urbani complessi. Il primo passo della società - su impulso dellallora presidente dellAutorità portuale Francesco Nerli e con il forte e convinto appoggio soprattutto dellassessore ai Trasporti, il collega Ennio Cascetta - è stato quindi quello di promuovere e portare a termine, in soli 12 mesi, un concorso internazionale di progettazione in due fasi: bandito il 30 marzo 2004, si concluse infatti nellaprile 2005 quando la commissione esaminatrice (presieduta da Bernardo Secchi) proclamò vincitore il gruppo di progettazione guidato dallarchitetto Michel Euvé. Ma qui iniziano i problemi. Nel luglio 2005 si avviò una defatigante vicenda giudiziaria presso il Tar e il Consiglio di Stato, scatenata dai ricorsi di uno dei due gruppi di progettazione posizionatosi dopo quello vincitore. La vicenda giudiziaria si è conclusa a favore della Nausicaa solo nel luglio del 2009 quando il processo di progettazione ha potuto riprendere slancio. Nel frattempo il nuovo sovrintendente, larchitetto Stefano Gizzi, si era espresso nel maggio 2008 in merito alla necessità di conservare ledificio dei Magazzini Generali dellarchitetto Marcello Canino. Lemergere di nuovi vincoli produce ritardi ma spesso consente di migliorare e qualificare i progetti, come è infatti avvenuto. Lobbligatoria revisione progettuale si è accompagnata a unestensione del percorso di concertazione tra gli attori pubblici che porta, nel novembre 2009, alla scelta - sollecitata dal nuovo presidente dellAutorità portuale, lammiraglio Luciano Dassatti, e condotta con efficacia e competenza dal nuovo amministratore delegato di Nausicaa, Antonio Del Mese - di firmare un protocollo di intesa con la Sovrintendenza e lUfficio di Piano del Comune di Napoli. Gli esiti positivi del tavolo tecnico interistituzionale sono chiaramente riscontrabili nel nuovo progetto definitivamente presentato dal gruppo Euvé nello scorso mese di ottobre. Dovè dunque il problema e perché scoppiano i conflitti? Nel corso del 2009 gli armatori avevano presentato per il Molo Beverello unipotesi progettuale alternativa - redatta dallingegner Marco Di Stefano, poi divenuto assessore provinciale e rappresentante della Provincia nel Comitato portuale che ha votato il 5 novembre lo scioglimento di Nausicaa - divulgandola preliminarmente sui giornali e le televisioni. Nei fatti, la proposta pretendeva di rendere equipollenti un progetto pubblico su aree demaniali da realizzare attraverso una gara e uno privato ritenuto esonerabile dalle regole della necessaria concorrenzialità. Viene allora da pensare che il problema non fosse quello di scegliere tra progetti diversi (anche il progetto degli armatori dovrebbe passare al vaglio delle approvazioni degli enti pubblici) o di discettare sulla maggiore convenienza di un intervento privato al posto di uno pubblico (anche per il progetto di Nausicaa è prevista unattuazione con la partecipazione di risorse private). Quanto piuttosto di decidere se portare in attuazione, nel rispetto delle procedure che le leggi prevedono, lunico progetto pubblico legittimato a essere approvato; oppure accantonarlo - con motivazioni giuridicamente ed economicamente imperscrutabili - per riconoscere a un gruppo di privati un diritto di intervento su unarea demaniale senza una gara pubblica. La decisione di sciogliere Nausicaa rischia di produrre una nuova interruzione del difficile e lungo percorso di progettazione del waterfront urbano storico, su cui però è stato raggiunto un livello di condivisione pubblica molto ampio, per dare spazio alle autocandidature di singoli operatori economici. Non elimina perciò un "carrozzone" per liberare le energie "del fare", ma ha solo leffetto di occultare i veri motivi che si frappongono alla realizzazione trasparente dei progetti urbani di trasformazione nella nostra città. Lautore è professore ordinario di urbanistica allUniversità Federico II di Napoli