È presente in città un gran numero di ditte di alto livello, di centri di ricerca di assoluta avanguardia facenti capo allUniversità o al Cnr, e di un Istituto come lOpificio Apre oggi a Firenze, negli spazi suggestivi della Stazione Leopolda, la seconda edizione del Salone dellArte e del Restauro, che durerà fino a sabato. La prima si è tenuta lanno scorso, ma dora in poi il Salone sarà biennale. Ledizione del 2009 ha riscosso un esito superiore alle aspettative, e i visitatori sono stati attorno ai 18.000, che sono tanti per unattività che comunque rimane in gran parte di nicchia. Finora, lunico vero Salone del Restauro esistente in Italia aveva luogo a Ferrara, dove ebbe inizio nel 1990. E divenuto un appuntamento da non mancare per tutti gli operatori nel restauro, ma quello di Firenze sembra affiancarglisi con successo. Il numero degli espositori è elevato, e ho sentito parecchi colleghi nel restauro di ogni parte dItalia che si ripromettono di venire a visitarlo. Sembrerebbe dunque confermata la scommessa in cui simpegnò agli inizi lAssociazione Istur Cht, dove il primo termine sta per Istituto Internazionale di Scienze Turistiche e il secondo per Cultural Heritage and Tourism, Patrimonio Culturale e Turismo. LAssociazione, diretta da Elena Amodei, è una no profit che emana dallIstituto per lArte e il Restauro di Palazzo Spinelli, una delle scuole private di restauro più affidabili. Lesigenza di un Salone del Restauro a Firenze era sentita da tempo; e da un lato sorprende, dallaltro lascia ben sperare che gli si sia dato inizio proprio in uno dei momenti più difficili per il mondo del restauro. Ovviamente, la crisi economica produce pesanti ripercussioni, il lavoro scarseggia, le gare agli appalti pubblici assumono a volte laspetto di una lotta disperata, e conosco restauratori che dopo una formazione professionale di altissimo livello si sono adattati alla sicurezza economica offerta da un posto di vigile urbano. Altro argomento assai critico in questo momento è dato da un provvedimento legislativo oggettivamente assai imperfetto e che ha destato polemiche furibonde, quello che dovrebbe attuare finalmente le procedure di accreditamento che consentono ai restauratori di ottenere commesse pubbliche. Le condizioni di assoluta deregulation in cui è stata colpevolmente lasciata in Italia una materia così delicata, in cui il restauro è stato insegnato dai soggetti più diversi impartendo di conseguenza una formazione assai diseguale, rendono impervio raggiungere oggi una soluzione soddisfacente per tutti, e si sono innescate battaglie a suon di ricorsi. Tenuto conto di tutto questo, laspettativa per il Salone è alta; offrirà preziose occasioni di informazione, di aggiornamento, di confronto. Oltre agli stand degli espositori (soprattutto enti pubblici o associazioni, per i privati cè il problema dei costi) ci saranno convegni, tavole rotonde, iniziative ed eventi di ogni tipo. Le Soprintendenze e gli Istituti speciali, come lOpificio, illustreranno il loro lavoro, così come gli scienziati appartenenti a importanti Istituti di ricerca. Saranno presenti le case editrici specializzate; con lunica eccezione di una che sta a Padova, le altre tre, Nardini, Edifir e Centro Di, hanno tutte sede a Firenze. Presso la Nardini prenderà corpo unidea simpatica, quella di un "talking corner", un angolo di discussione, in cui professionisti a vario titolo dibatteranno dai loro diversi punti di vista un tema prefissato, sotto il controllo di un arbitro sperabilmente imparziale. Il programma comunque è assai ricco, e risulterebbe sicuramente attraente anche per un pubblico non specializzato, che da una visita al Salone potrà riportare preziose informazioni sulle specificità del restauro, così difficili da cogliere per chi lo veda soltanto dallesterno e sulla base delle cronache. Il restauro è un ambito tecnico-scientifico, e per entrare appieno nelle sue peculiarità richiede conoscenze maturate negli studi e con gli anni; però risulta certamente affascinante anche per chi non abbia un background specializzato, perché offre un amalgama avvincente fra arte, artigianato, tecnica e scienza, il tutto applicato ad opere che spesso risultano di grande appeal. Possiamo dedurre da tutto questo che Firenze sia davvero, come comunemente si ripete, la capitale del restauro italiano? Guardiamoci dagli sciovinismi; ma la presenza in città di un gran numero di ditte di alto livello, di centri di ricerca di assoluta avanguardia facenti capo allUniversità o al Cnr, di un Istituto come lOpificio, induce a confermare la definizione; sapendo però che i riconoscimenti occorre continuare a guadagnarseli sul campo. Lautore è storico dellarte, già ordinario di restauro a Torino e a Firenze