Abbandono e mancanza di fondi: la mappa dei tesori toscani in difficoltà. I tecnici: non si spende per la manutenzione La denuncia di Italia Nostra sulle Gualchiere di Remole e il caso S.M. Novella Le infiltrazioni sui tetti delle abbazie cistercensi, gli squarci negli affreschi di Santa Maria Novella, il crollo dei bastioni leonardeschi a Piombino. Oppure le Certosa dimenticata di Calci, i reperti etruschi minacciati dalle intemperie a Vetulonia e le navi romane a Pisa insidiate da nuove alluvioni. È una mappa desolante quella delle piccole e grandi Pompei toscane. Labbandono e la mancanza di fondi per la manutenzione sono una costante che paralizza soprintendenze e Comuni. A Firenze, nel Chiostro Verde di Santa Maria Novella le infiltrazioni sono tornate a rosicchiare gli affreschi. Di vero rischio crollo parla Italia Nostra per lantico lanificio medievale delle Gualchiere di Remole. A Pontassieve, la torre del Castello di Monteloro sgretolatasi nel 2008 non è mai stata ripristinata. A Prato le Cascine della Tavola, un tempo dimora del Magnifico, da tre anni sono senza il tetto. A Carmignano, le volte dellAbbazia di San Giusto al Pinone sono pericolanti, le mura piene di fenditure e la bifora distrutta. A Lucca la cupola della chiesa barocca di Santa Caterina è gonfia dacqua. I relitti delle Navi romane ritrovati vicino a San Rossore rischiano di essere spazzati via in caso di una nuova alluvione: «Limpalcatura di ferro installata negli scavi potrebbe crollare e portare via con sé tutto quanto», dice Fulvia Lo Schiavo, soprintendente regionale per i beni archeologici, che ricorda come perfino il museo archeologico di Firenze non sia mai stato restaurato dopo lalluvione del '66. Due o tre milioni di euro servirebbero per rimettere in sesto i tetti della Certosa di Calci, «ma per ora tutto quello che abbiamo avuto sono 25 mila euro», spiega il soprintendente di Pisa, Lucca e Arezzo Agostino Bureca, che aggiunge: «Il problema vero è che si va avanti di restauro in restauro, spendendo grandi somme di denaro, mentre è sparito il concetto di manutenzione, che invece ci permetterebbe di non dover ricorrere sempre allemergenza». Così a Portoferraio il Castello di Volterraio, risalente al 1200, sta diventando un ammasso di rocce, le mura a strapiombo della Rocca Pisana alla Gorgona potrebbero crollare in mare da un momento allaltro, una delle pareti dei Bastioni Leonardeschi a Piombino aspetta ancora di essere riparata dopo un crollo, gli affreschi delle Terme del Corallo a Livorno sono ricoperte di rampicanti, erbacce e crepe. Stessa sorte tocca alla stazione Marconi a Coltano. Complesso il capitolo dei parchi archeologici. A Populonia, con listituzione di una spa gestita dai comuni della Val di Cornia, i costi di gestione del parco archeologico e minerario vengono coperti per il 90 dai ricavi delle visite, del bookshop e soprattutto dai 2 milioni annui che arrivano dai parcheggi a pagamento del litorale. Altra storia per Vetulonia. Lì, a maggio, è stata scoperta una domus del 79 a. c., il primo tassello per riportare alla luce la città etrusco romana. Dal ministero, mai un soldo. E ora la domus rischia di sfaldarsi sotto i colpi del vento e della pioggia.
FIRENZE - Dai castelli agli affreschi, il patrimonio in bilico
In Toscana, le piccole e grandi Pompei toscane sono in difficoltà a causa dell'abbandono e della mancanza di fondi per la manutenzione. A Firenze, il Chiostro Verde di Santa Maria Novella è stato colpito da infiltrazioni che rosicchiano gli affreschi. A Remole, le Gualchiere sono state denunciate per la mancanza di manutenzione. A Pontassieve, la torre del Castello di Monteloro non è mai stata ripristinata dopo il crollo del 2008. A Prato, le Cascine della Tavola sono state senza il tetto da tre anni. A Carmignano, le volte dell'Abbazia di San Giusto al Pinone sono pericolanti.
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