Il Pd non si ferma: "Precise responsabilità sul crollo, se ne deve andare" La difesa del ministro alla Camera: "Non merito le dimissioni, la lotta politica si è incattivita" ROMA - «Non merito le dimissioni», dice il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi chiamato a riferire alla Camera sul crollo della Domus dei gladiatori di Pompei. Ma la sua difesa non convince lopposizione, con il Pd che presenta una mozione di sfiducia («ha responsabilità precise», dice Bersani). E nemmeno un pezzo della sempre più fragile maggioranza si accontenta delle parole del ministro, dal momento che i futuristi di Gianfranco Fini gli chiedono un «passo indietro». Si allinea lUdc e il Pdl vive unaltra giornata drammatica. Intanto di Pompei torna a parlare il capo dello Stato Giorgio Napolitano, che con amarezza dice: appena ho visto le immagini del crollo ho capito che «avrebbero fatto il giro del mondo». Di mattina va in scena la difesa di Bondi. In aula, pallido e tirato in viso, dice che se si ritenesse responsabile del disastro le dimissioni le avrebbe già date. Invece, aggiunge, Pompei e tutto il patrimonio artistico hanno «problemi che si trascinano da decenni senza che nessuno sia riuscito a risolverli». Tanto che a Pompei «non si possono escludere altri crolli». Dunque nessuna responsabilità personale o del governo, visto che la causa del crollo «non è la mancanza di fondi» ma lassenza di «una gestione capace di investire al meglio le risorse». Ecco perché il suo ministero sta predisponendo le linee guida per una «fondazione Pompei» che obbligherà i sovrintendenti a lavorare insieme ai manager. Il resto per Bondi sono solo «strumentalizzazioni», un «incattivimento della lotta politica» di chi lo vuole trasformare nella «mina» che faccia esplodere la maggioranza. Le parole del ministro non bastano e il capogruppo del Pd Dario Franceschini annuncia che se non si dimetterà il suo partito depositerà una mozione di sfiducia. «Quattro gruppi parlamentari hanno chiesto le sue dimissioni - sottolinea il democratico - il ministro ne prenda atto». Sulla stessa linea lItalia dei valori per la quale «Bondi ha fatto più danni del Vesuvio». Posizioni alla quale si aggiunge quella dei finiani del Fli, che con Fabio Granata chiedono al ministro «di assumersi le sue pesantissime responsabilità politiche» sul crollo della Schola gladiatoria. Fuori dallaula Granata è ancora più esplicito: «Un passo indietro di Bondi sarebbe ben accetto». Si accoda lUdc per bocca di Renzo Lusetti («ci associamo al Fli, che è un partito di maggioranza»). Ma Bondi rimanda al mittente la richiesta della maggioranza parlamentare, la stessa che martedì ha mandato il governo sotto per tre volte consecutive, e così il Pd deposita la mozione di sfiducia poi annuncia dal segretario Bersani. «Sciacallagio», ribatte il portavoce del Pdl Daniele Capezzone seguito da molti deputati del predellino. Il voto sul testo dovrà ora essere calendarizzato dai capigruppo della Camera e non dovrebbe arrivare prima della prossima settimana. Bondi, ad ogni modo, è il terzo componente a venire messo sotto impeachment: gli altri - Scajola, Brancher e Cosentino - si sono tutti dimessi prima di affrontare il verdetto dellaula. E non lascia intendere nulla di buono il leader centrista Pierferdinando Casini quando dice che «concerteremo con gli altri gruppi parlamentari dellopposizione e con Fli» la posizione da tenere sulla sfiducia. In serata il coordinatore futurista Adolfo Urso sposta il problema sulla più ampia crisi della maggioranza dicendo che «non sfiduceremo Bondi perché il problema politico sarà comunque risolto. In ogni caso è Berlusconi che ci deve rispondere». Come dire, le ore decisive per il governo arriveranno prima del voto sul ministro della Cultura.
Il caso Pompei - Assedio a Bondi. Fli: "Faccia un passo indietro"
Il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi è stato chiamato a riferire alla Camera sul crollo della Domus dei gladiatori di Pompei. La sua difesa non convince l'opposizione, con il Pd che presenta una mozione di sfiducia. Il Pd chiede alle dimissioni del ministro, che afferma di non averne, e di aver già fatto tutto il possibile per risolvere i problemi di Pompei. Il capogruppo del Pd Dario Franceschini annuncia che se il ministro non si dimetterà, il suo partito depositerà una mozione di sfiducia. Quattro gruppi parlamentari hanno chiesto le dimissioni del ministro.
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