ROMA - È meglio vendere il Grande raccordo anulare o il Colosseo? La finanziaria opta per la prima ipotesi, ma Giancario Fagliarmi, deputato della Lega Nord e ministro del Bilancio del primo governo Berlusconi. la pensa diversamente. In un'intervista rilasciata a la Padania, a proposito della vendita delle strade statali ha spiegato: «Facciamo prima a vendere il Colosseo, a me non piace questa roba». Se cercava gli effetti speciali, Pagliarini li ha trovati. Da Roma la prima risposta è stata confezionata dal presidente della Regione, Francesco Storace, che in vista delle elezioni che lo vedranno opposto a Piero Marrazzo, ha precisato: «Alle regionali non accetterò l'apparentamento con il simbolo della Lega». E ha aggiunto, tanto per stemperare i toni: «La proposta di Pagliarini? Una delle solite pagliacciate a cui la Lega ci ha abituato». Marrazzo ha ribattuto: «Poche storie, a livello nazionale An e Lega sono alleate». E Carlo Leoni, capogruppo in commissione Affari costituzionali dei Ds, ha sentenziato: «La Cdl odia Roma, ma i romani non la votano». Proprio d a Roma, per quello che rappresenta un nuovo episodio della riaccesa rivalità con Milano, c'è stato un vero fiume in piena al grido "il Colosseo non si tocca". Scontati i riferimenti a Totò. Soprattutto da un sindaco cinefilo come Walter Veltroni: «Sembra il film in cui Totò voleva vendere la Fontana di Trevi. Totò era un comico ma Pagliarini lavora in un Parlamento, è grottesco. Vogliono far pagare il pedaggio ai romani sul Grande raccordo, hanno tolto i fondi per Roma Capitale ed ora si parla di vendere il Colosseo. Siamo la capitale d'Italia e vogliamo essere trattati dalle istituzioni nazionali come è trattata qualsiasi capitale del mondo». Altrettanto prevedibile l'invito di alcuni esponenti romani di An: «Perché Pagliarini non propone di vendere il Duomo di Milano?». Proposta apparentemente pertinente visto che dal 2001 Pagliarini è assessore al Demanio del Comune di Milano. «Ma non scherziamo - replica Pagliarini - le chiese sono della Curia, semmai possiamo venderci il Castello Sforzesco-. Ma tutta questa gente che mi risponde non ha proprio nulla da fare?». Beh, la sua provocazione era forte. «Io ho contestato una operazione di tipo finanziario, quella della cosiddetta vendita delle strade. Comunque la si chiami, scarica sulle generazioni future i debiti dello Stato. E allora, ho detto, facciamolo pure con il Colosseo». Il simbolo di Roma. «Che c'entra? Ho fatto l'esempio del Colosseo perché pensavo ai film di Totò, che amo moltissimo. Con Roma ce l'ho solo quando corre a chiedere soldi, soldi, sempre più soldi, dalla Finanziaria, non lo sopporto. E poi. guardi, ci sono un sacco di monumenti d-i proprietà di fondazioni, cosa ci sarebbe di male nella vendita? Il Colosseo, sarebbe sempre lì, che importa se a gestirlo sarebbe un privato con paletti posti dallo Stato? In fondo un codice di Leonardo da Vinci lo ha acquistato Bill Gates...».