Dal sito della Camera dei Deputati il resoconto stenografico del dibattito di oggi: Informativa urgente del Governo sul crollo della scuola dei gladiatori presso gli scavi di Pompei. (Intervento del Ministro per i beni e le attività culturali) PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Ministro per i beni e le attività culturali, Sandro Bondi. SANDRO BONDI, Ministro per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, onorevoli colleghi, se avessi delle responsabilità per ciò che è accaduto a Pompei credo che sarebbe giusto chiedere le mie dimissioni, anzi, le avrei date io senza che nessuno me lo chiedesse. Se invece vogliamo, tutti, far prevalere la serietà, l'obiettività e, soprattutto, la misura, allora ritengo sarebbe giusto riconoscere che i problemi di Pompei - come del resto la situazione in cui versa l'intero patrimonio artistico del nostro Paese - si trascinano da decenni, senza che nessuno finora sia riuscito a risolverli definitivamente e ad impostare una strategia efficace. Sarebbe comodo addossare a me tutte le responsabilità, oppure al Governo accusato di tagliare i fondi alla cultura, come se i minori trasferimenti di questi anni potessero davvero essere considerati la causa diretta di ciò che è accaduto. Lo ripeto, bisognerebbe avere tutti il senso della misura e soprattutto evitare ogni tipo di strumentalizzazione di carattere politico (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Vi sono stati negli ultimi anni altri crolli, della stessa gravità se non più gravi, in altre aree archeologiche italiane, quando erano al Governo ministri anche della sinistra, ma a nessuno è mai venuto in mente, giustamente, di chiedere le loro dimissioni. Se nel mio caso valgono altri criteri ne prendo atto. Chiedete pure le mie dimissioni, ma non sarebbe un atto politicamente e moralmente giusto: non solo non merito un tale trattamento, ma sarebbe, a mio avviso, un ulteriore segno di incattivimento della lotta politica in Italia. ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Siamo qui per parlare delle sue dimissioni o di quello che è avvenuto a Pompei? Ci dica di quello che è avvenuto a Pompei! GIUSEPPE ROMELE. E basta! RENATO FARINA. Finiscila! PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di ascoltare il Ministro Bondi! Al termine dell'intervento del Ministro, onorevole Quartiani, il suo gruppo avrà modo di dire tutte le cose che ritiene opportune. SANDRO BONDI, Ministro per i beni e le attività culturali. Se invece devo saltare su una mina, come ha detto l'onorevole Franceschini, per far esplodere le contraddizioni di questa maggioranza, allora è un altro discorso, che però non c'entra assolutamente niente né con Pompei né con la cultura italiana (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Posso dire, in coscienza, di avere svolto un grande lavoro, che ha dato alcuni primi risultati importanti. Vorrei ricordare, innanzi tutto, le condizioni in cui si trovava due anni fa Pompei. La stampa aveva denunciato, giustamente, una situazione incredibile ed intollerabile per l'immagine dell'Italia: sporcizia, mancanza di servizi igienici, cani randagi, guide non autorizzate, ristoranti abusivi, edifici chiusi al pubblico. Sulla base di questa situazione di emergenza decisi di nominare un commissario di Governo. Vorrei tanto che poteste guardare questo documento che testimonia ciò che è stato fatto, oppure vi invito a visitare Pompei e vi renderete conto di quale era la situazione e quali progressi abbiamo fatto in questi due anni di lavoro. La decisione di nominare un commissario nasceva dall'emergenza, ma anche dalla mia convinzione, che un'area archeologica complessa come Pompei, che non ha eguali nel mondo, non potesse essere gestita solamente da un sovrintendente. Il commissario, tuttavia, ha lavorato in stretto raccordo e sempre in totale sintonia con i sovrintendenti e ha operato soltanto sulla base delle indicazioni e delle prescrizioni degli stessi sovrintendenti. Nei due anni del commissariamento, dal giugno del 2008 al giugno del 2010, quando il commissariamento è cessato per tornare alla normalità, sono stati investiti oltre 79 milioni di euro, dei quali 21 milioni provenienti dai fondi FAS del Ministero dello sviluppo economico, 40 milioni dai residui attivi giacenti nel bilancio della soprintendenza speciale di Napoli e di Pompei e 18 milioni derivanti dalla vendita di biglietti. Di questi fondi l'83 per cento è stato destinato alla messa in sicurezza dell'area archeologica (per un ammontare di 65 milioni di euro), consentendo la manutenzione, il restauro e l'apertura al pubblico di un numero considerevole di edifici. In seguito a questo lavoro, infatti, è stato possibile aprire al pubblico 49 edifici monumentali (nel 2008 ne erano aperti soltanto 37) e 23 domus (nel 2008 erano soltanto 11). Nelle prossime settimane verranno avviati i lavori che riguardano altre cinque importanti domus, tra cui la celebre Villa dei Misteri. È doveroso ricordare altri risultati ottenuti dalla gestione commissariale: l'apertura di un primo pronto soccorso dentro gli scavi e la convenzione con la Croce Rossa Italiana per la sua gestione; una nuova organizzazione delle guide turistiche (prima il servizio era in mano all'abusivismo e lavoravano meno di venti guide che esercitavano un'attività di intimidazione sulle altre, oggi sono iscritte più di 200 guide, tutte regolari, tra cui tante donne e giovani); l'apertura di 49 bagni (5 sono stati ristrutturati); la messa in funzione della rete di fontanelle di acqua potabile; la messa in funzione dell'impianto antincendio; il recupero della legalità in molti settori, attraverso una straordinaria collaborazione con le forze dell'ordine, la prefettura e la questura di Napoli; il contrasto all'abusivismo commerciale, dentro e fuori l'area archeologica; una campagna di lotta al randagismo, condotta in collaborazione con le associazioni animaliste; una nuova sede per la soprintendenza, che era ancora nei container dopo il terremoto del 1980. Anche grazie a questo lavoro nel 2010 c'è stato un aumento del 40 per cento del turismo scolastico e un aumento medio di circa il 15 per cento dei visitatori e degli incassi. Il crollo di un edificio, per quanto grave sia, anche dal punto di vista simbolico per il valore che l'area archeologica di Pompei ha in tutto il mondo, non può cancellare questi risultati. Innanzitutto, perché è avvenuto il crollo? A giudizio della soprintendenza nessun elemento faceva presagire il crollo dell'edificio, anche se le forti piogge avevano causato qualche giorno prima un piccolo cedimento nel vicolo adiacente; un sopralluogo, effettuato venerdì 5 novembre da parte dell'ufficio tecnico, non aveva segnalato pericoli visibili per la schola. Da quanto è stato possibile rilevare fin dal primo sopralluogo effettuato dalla sovrintendenza dopo il crollo, la copertura in cemento armato dell'edificio è collassata, cadendo in gran parte all'interno dell'edificio, provocando il crollo della parte superiore delle murature perimetrali della facciata. Verosimilmente - ma si tratta di accertamenti ancora in corso - il crollo ha interessato le murature verticali, ricostruite nel dopoguerra, e la copertura, appunto, in cemento armato, mentre parrebbe essersi conservata la parte più bassa di quelle medesime parti, per una altezza di circa un metro e mezzo, e cioè la parte che ospita le decorazioni affrescate, che quindi si ritiene potrebbero essere recuperate e restaurate. Sulla copertura in cemento armato era stato recentemente eseguito un lavoro di manutenzione per l'impermeabilizzazione e pertanto si esclude che il danno sia da mettere in relazione alle infiltrazioni nel solaio che ne abbiano minato la tenuta. Allo stato dei primi accertamenti - ma vi è in corso un'indagine della magistratura e un'indagine anche del Ministero per i beni e le attività culturali, che forniranno ulteriori elementi - il dissesto che ha provocato il crollo sembrerebbe imputabile alla pressione sviluppata sulle murature perimetrali dal terrapieno che si trova a ridosso della costruzione e che, per effetto delle abbondanti piogge di questi giorni, doveva essere completamente imbevuto di acqua. Purtroppo, non si possono escludere altri crolli, sia per la dimensione dell'area archeologica di Pompei sia perché vi sono altri edifici che si trovano a ridosso del terrapieno costituito dalle aree ancora da scavare che rappresentano, come sappiamo, ancora un terzo dell'antica città di Pompei. Poiché il Presidente della Repubblica ha chiesto giustamente che qualcuno dia delle spiegazioni e lo faccia senza ipocrisie, io lo farò senza alcuna ipocrisia e soprattutto senza scaricare le responsabilità su altri o sulla mancanza di fondi (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Onorevoli colleghi, la mancanza di fondi - voglio dirlo chiaramente - non è la causa di ciò che è accaduto a Pompei. Sarebbe comodo da parte mia dirlo, se lo facessi potrei perfino accampare meriti come paladino della cultura contro i tagli del Governo. Non lo farò perché questo, almeno per me, è il momento della serietà e dell'onestà. Non voglio dare la responsabilità di ciò che è accaduto a Pompei alla mancanza di risorse e scaricare la responsabilità su altri perché mancherei appunto al dovere dell'onestà. Basta esaminare i dati: Pompei, a differenza di altre aree archeologiche o di altri musei, è una sovrintendenza speciale per cui gli incassi dei biglietti non vanno, come avviene, purtroppo, a mio avviso, per altri musei ed altre aree archeologiche alle casse dell'erario ma entrano tutti nelle casse della sovrintendenza speciale di Napoli e Pompei. Volete sapere qual è la situazione dal punto di vista delle risorse disponibili della sovrintendenza speciale di Napoli e Pompei, dal 2002 al 2010, rispetto alle entrate e alle spese, considerando non soltanto i biglietti ma anche i contributi della regione Campania? Nel 2002 le giacenze di cassa a fine anno ammontavano a 52 milioni di euro; nel 2003 a 58 milioni di euro; nel 2004 a 66 milioni di euro; nel 2005 a 75 milioni di euro e via di questo passo fino ai 43 milioni di euro del 2008 e ai 25 milioni di euro del 2009. Questi dati, onorevoli colleghi, dimostrano che il problema vero non è la mancanza di fondi ma quello di assicurare una gestione capace di utilizzare al meglio le risorse esistenti (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). A questo riguardo voglio sottolineare che i sovrintendenti svolgono davvero un lavoro straordinario e dobbiamo essere loro grati, perché se l'Italia ha mantenuto ed ha potuto tutelare il patrimonio storico-artistico in questi ultimi decenni lo si deve quasi esclusivamente al loro lavoro (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). La loro formazione e la loro missione, tuttavia, non è quella di gestire i musei e le aree archeologiche, come avviene in tutti gli altri Paesi del mondo, perché non c'è altro paese in Europa in cui i musei e le aree archeologiche siano degli uffici delle sovrintendenze. In tutto il mondo, i musei e le aree archeologiche hanno una struttura autonoma e dei direttori che hanno la responsabilità di gestirli (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). La missione principale dei sovrintendenti in Italia è quella di garantire la tutela del nostro patrimonio storico-artistico, funzione che, a mio avviso, deve continuare a restare nelle mani dello Stato. Cedere tale responsabilità agli enti locali sarebbe un errore grave ed irrimediabile di fronte al quale io non cederò mai (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). La mia opinione è che l'unico modo per affrontare alla radice il problema di Pompei è quello di lasciare ai sovrintendenti il compito della tutela mentre quello della gestione e dell'applicazione dei progetti di manutenzione e di restauro predisposti dai sovrintendenti debba essere assegnata a nuove figure professionali e a nuove forme di gestione (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Per questo l'ufficio legislativo del Ministero per i beni e le attività culturali sta preparando le linee operative per la predisposizione degli atti costitutivi e statutari di una fondazione per la gestione di Pompei, come è stato proposto di recente anche dall'ex Ministro per i beni e le attività culturali, onorevole Rutelli. Sovrintendenti e manager dei beni culturali, formati dalle nostre università, devono collaborare insieme, ciascuno secondo le proprie responsabilità. Questa secondo me è la soluzione. Per questo ho costituito proprio ieri un gruppo di lavoro, coordinato dal professor Carandini, presidente del consiglio nazionale dei beni culturali, e formato dal dottor Cecchi, segretario generale, dal professor De Caro, dal professor Proietti e della professoressa Ghedini, allo scopo di formare un gruppo di studiosi, fra i più valenti ed autorevoli in Italia e nel mondo dal punto di vista dell'archeologia, che valuti lo stato di degrado ed il livello di rischio di tutti gli edifici dell'area archeologica di Pompei, che rilevi attraverso le moderne tecnologie l'intera città per preservarne la documentazione e che prosegua l'opera di studio e di catalogazione di tutti gli edifici. Questo gruppo dovrà affiancare d'ora in avanti la sovrintendenza e dettare le linee di intervento. Ma la situazione più grave - per concludere consentitemi di ricordarlo - oltre alla riduzione dei fondi, è il pensionamento del personale più qualificato del Ministero per i beni e le attività culturali e l'impossibilità di assumere nuovo personale. Ricordo solo, in questa sede, che vi è stata in questi anni una riduzione degli organici dell'11 per cento. La situazione più critica è quella che riguarda la carenza di architetti ed archeologi, soprattutto giovani. Per far fronte alle emergenze delle aree archeologiche oggi in Italia e delle sovrintendenze, che devono sobbarcarsi il compito anche della tutela del paesaggio in Italia, sarebbe necessario autorizzare l'assunzione di almeno 50 architetti e di almeno 80 archeologi. ANDREA LULLI. Chi è al Governo? SANDRO BONDI, Ministro per i beni e le attività culturali. In conclusione, se questo è vero per Pompei, resta il problema generale delle risorse che lo Stato italiano investe nella cultura. Sono convinto - e lo dico da tempo - che non scommettere sulla cultura è un non senso per un Paese come il nostro. Io non mi sottraggo alle mie responsabilità, ma questo è un problema che ha una lunga storia e che, secondo me, nasce dalla sottovalutazione che non questo o quel Governo, ma le classi dirigenti del nostro Paese - intendo dire dalla politica al mondo imprenditoriale - hanno avuto per quanto riguarda il ruolo della cultura nello sviluppo economico e democratico del nostro Paese. Ma questo problema non lo posso affrontare da solo e non lo può affrontare da solo questo Governo: questo problema lo possiamo affrontare tutti insieme, in un'ottica di serietà e di responsabilità, nell'interesse comune (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Misto-Noi Sud Libertà e Autonomia, I Popolari di Italia Domani). PRESIDENTE. Passiamo agli interventi dei rappresentanti dei gruppi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Paolo Russo. Ne ha facoltà, per cinque minuti. PAOLO RUSSO. Signor Presidente, il crollo della struttura archeologica è sintomo di un degrado più ampio e di lontana provenienza. Ricondurre la colpa dell'accaduto a chi da circa 24 mesi è gravato dalla responsabilità delle sorti del patrimonio culturale sarebbe una fortuna: basterebbe cioè la sua sostituzione per determinarne il completo salvataggio. E sappiamo che così non è. Il mondo antico ha trasmesso all'oggi, attraverso Pompei, la visione di un'intera città, prevalentemente articolata nella dimensione delle abitazioni private, un'architettura quindi non monumentale e già in origine concepita per una limitata durata nel tempo. Questo aspetto della vita intima e quotidiana accresce il fascino di unicità della città antica: un museo all'aperto, aperto a tutto il mondo. I monumenti, conservati attraverso un rigoroso restauro nella forma originaria, sono annualmente fruiti da milioni di visitatori. La conservazione dei monumenti, complessa e problematica, deve tener conto necessariamente della fruizione. Da tanto discende la necessità di una continua, sarebbe il caso di dire duplice, manutenzione: la prima mirata alla conservazione fisica dei singoli monumenti, la seconda attenta alla necessità della fruizione. Già altre volte, nella storia della Repubblica, Pompei è stata posta come problema di conservazione: a fronte di problemi analoghi a quelli attuali, negli anni Settanta il Parlamento emanò ben due leggi speciali. L'esigenza allora palesata era quella di migliorare la performance di una pubblica amministrazione lenta nel garantire lo svolgimento di una manutenzione ordinaria dei monumenti, a fronte di una domanda culturale di maggiore ampiezza, che allora cominciava ad assumere le dimensioni di un fenomeno di massa. I risultati non certo esaltanti di detti programmi e i danni del sisma del novembre del 1980 comportarono, nel 1983, l'elaborazione del «Progetto Pompei», finanziato con i fondi FIO-BEI. Il progetto aveva l'obiettivo di restaurare di tutta la città antica come punto di partenza di un futuro processo di manutenzione ordinaria. Il progetto, realizzato nel primo e secondo stralcio in circa quindici anni di lavoro, consentì il restauro di solo il 20 per cento del patrimonio costruito e la realizzazione dell'odierna biglietteria di Porta Marina, principale accesso alla città. Nonostante i buoni risultati, quel progetto, ultimato sul finire degli anni Novanta - lo ripeto, degli anni Novanta - con riferimento alle operazioni del secondo stralcio, non ebbe ulteriore seguito, anche nel quadro della nuova autonomia funzionale riconosciuta alla soprintendenza di Pompei. Da allora, e soprattutto negli ultimi due anni, sono stati eseguiti numerosi altri restauri, come anche numerose attività di manutenzione di edifici e riparazione di danni, indotti prevalentemente da naturale fatiscenza. Resta il problema della manutenzione ordinaria, la cui realizzazione consente anche un monitoraggio continuo degli edifici, con l'individuazione immediata di segni macroscopici che preannunciano eventi ben più gravi. Essa, purtroppo - e di tanto non è possibile fare alcuna colpa al Ministro - è legata alla carenza di organico, alla difficoltà di assumere personale nei limiti imposti da una situazione economica generale, dalla vigenza di un Patto di stabilità che trova il suo fondamento nei parametri comunitari ed anche alla scarsa propensione della burocrazia alle sensibilità manageriali. Al Ministro Bondi vanno l'apprezzamento e l'incoraggiamento per il difficile lavoro teso a tutelare lo straordinario patrimonio artistico, storico e architettonico del nostro Paese; tuttavia, ci sembra incisiva e necessaria l'azione mirante a rendere modernamente fruibili questi beni, integrandoli in politiche manageriali di sviluppo e di territorio. In questo senso, ritengo che, al di là delle sterili polemiche recriminatorie di uno stantio teatrino della politica, si possa riconoscere un'inversione di tendenza rispetto ad un passato buio, autocelebrativo e puramente conservativo, a partire delle Pag. 31iniziative «Domus dei Casti amanti», con i visitatori che assistono alle attività di recupero, «Domus di Giulio Polibio», con una ricostruzione virtuale di forte impatto emotivo, «Pompei in bici», «Easy Pompei», «Baby Pompei», «Le lune di Pompei», «Pompei per le scuole». Sono tutte di attività che consentono una moderna fruibilità interattiva ed efficacie del bene, grazie all'azione solerte di un commissario che per due anni ha operato sempre secondo le indicazioni della soprintendenza. Ancora si deve fare tanto. Certo, si può fare sempre di più per dare dinamismo ed efficienza alle iniziative di tutela e di valorizzazione. PRESIDENTE. La invito a concludere. PAOLO RUSSO. Tuttavia, di fronte ad un episodio di così grave deterioramento di un bene patrio, ci saremmo aspettati che tutti si sottraessero alle polemiche di parte, lasciando fuori gli sciacalli e i tifosi dei disastri... PRESIDENTE. Deve concludere. PAOLO RUSSO. ... per offrire semmai - e concludo - soluzioni e modelli di intervento condivisi, mutuando e migliorando le migliori esperienze al mondo. Così, purtroppo, non è stato. Ancora vi speriamo in queste ore. Grazie Ministro, per quel che fa, per ciò che ha detto e per quel che ancora farà (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà - Congratulazioni). PRESIDENTE. Grazie, onorevole Paolo Russo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Veltroni. Ne ha facoltà. WALTER VELTRONI. Signor Presidente, un autorevole esponente del suo Governo ha detto: la cultura non si mangia. È vero, la cultura non si mangia: la cultura si respira, è come l'aria e dalla qualità di quest'aria dipende la qualità della vita di un Paese, anche di coloro che non hanno mai messo piede a Pompei e non hanno visto le meraviglie di quel luogo. È la qualità di quest'aria che rende al nostro Paese la possibilità di essere ciò che esso storicamente è stato. È la qualità di quest'aria che fa l'identità italiana e che sancisce la nostra unicità. Signor Ministro, prima, nella sua esposizione, ha affermato che esiste una storica sottovalutazione da parte delle classi dirigenti del tema relativo alla cultura. Posso risponderle come si dice nella mia città: «Parli per lei». Infatti, in tempi duri e difficili, quando doveva essere realizzata la manovra per l'Europa e il Ministro Ciampi e il Presidente del Consiglio Prodi chiesero al Paese un sacrificio di 30 miliardi di euro, le spese per la cultura raddoppiarono: si passò, infatti, da 900 milioni a 2 miliardi di euro. I Governi di centrosinistra, nel corso degli anni, anche successivi ai primi due della loro esperienza, aumentarono le spese per la cultura. Perché quella per la cultura è una spesa che è investimento, che è anticiclica, produce occupazione, genera turismo, produce una ricchezza diffusa sui territori dell'immenso, e diffuso in tutto il Paese, patrimonio artistico e culturale. Pompei è il gioiello di tutto questo. Uno dei tanti gioielli di un Paese che, per fortuna, ha visto nel corso di questi anni crescere l'attività di restauro. Tanti beni - penso a Venaria Reale e a tanti altri - sono tornati a essere fruibili grazie al fatto che c'è stato, in questo Paese, chi ha ritenuto che questa fosse una priorità, che la cultura si respirasse e che poi non si mangiasse, ma potesse anche dare da mangiare. Per Pompei, come lei sa, nel 1997 approvammo una legge, che il suo collega Malgieri giudicò un felice passo in avanti. Una legge che stabilì alcune novità. La prima era quella di consentire alla sovrintendenza di incassare direttamente le risorse disponibili e che fece passare da 4 miliardi di lire annue a 20 milioni di euro gli incassi disponibili per Pompei; introdusse una figura di manager che si affiancava al sovrintendente, al quale restava la sovranità scientifica della definizione degli interventi; fu approvato un piano programma che praticamente triplicò il numero delle aree messe in sicurezza. Cosa è successo dopo? Dopo è successo che si sono ridotti i fondi e che è saltata la governance: 30 milioni di euro sono saltati nel 2006, 40 milioni nel 2008. Nei due anni in cui lei è Ministro ci sono stati tre sovrintendenti, due dei quali ad interim; e poi, non manager culturali, ma un prefetto in pensione; e poi, la protezione civile chiamata anche ad esercitare un ruolo all'interno di Pompei, uno dei luoghi culturali fondamentali del Paese. Non è vero che non fosse annunciato quello che è accaduto. A gennaio di quest'anno il muro della «casa dei casti amanti», a 100 metri dalla «casa dei gladiatori», è crollato; poche settimane fa il «vicolo di Ifigenia», che costeggia ad est la «casa dei gladiatori», ha subìto un crollo. La verità è che non si è fatto e non si fa quanto si deve per il restauro, perché si è spostato tutto sulla cultura della valorizzazione, che pure è una cultura necessaria e che io, per primo, considero essere la seconda parte di un progetto culturale, e i soldi per i restauri, la percentuale di investimenti per i restauri si è ridotta al 25 per cento. Il crollo di Pompei ha fatto il giro del mondo, e lei oggi ci ha detto che va tutto bene, che tutto è stato fatto perfettamente e che anzi ci sono risultati mirabili, salvo poi dirci che sono previsti altri crolli. Una frase che non può che gettare tutto il Paese e la comunità internazionale - è di ieri l'appello dell'Unione europea - in una condizione di assoluta preoccupazione. Quel crollo racconta come una metafora lo sfarinamento del nostro Paese. E anche la sua trasformazione: crolla Pompei e si immagina di fare una gara di «Formula uno» nel cuore della città di Roma. Vede, questa vicenda non è qui in quest'Aula, e noi non siamo a chiederle un atto di responsabilità per un episodio specifico. Lei ha ragione: ci sono stati in tante circostanze - lo può dire chi ha governato - momenti nei quali si viene chiamati a rispondere anche di cose di cui non si ha responsabilità immediata e diretta. No, le si chiede un atto di responsabilità per lo stato di abbandono della cultura italiana: il cinema, la lirica, il patrimonio culturale, la serrata dei musei, la riduzione permanente e costante dei fondi (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori). Signor Ministro, in quattro anni i fondi del suo Ministero passeranno, per leggi da lei votate e da lei sostenute, da 1.718 milioni di euro a 1.417 milioni di euro, con buona pace della tutela del patrimonio. Concludo dicendo questo: noi le chiediamo le dimissioni per tutto questo, non per una circostanza specifica. PRESIDENTE. La prego di concludere. WALTER VELTRONI. Credo che tutti voi sappiate, perché siete persone responsabili, che si è chiuso un ciclo. Si dice che bisogna spegnere la luce: la luce è già spenta e c'è un buio fitto. Cerchiamo di fare in modo che questo Paese possa uscire da questo tunnel (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori). PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Goisis. Ne ha facoltà. PAOLA GOISIS. Signor Presidente, sarebbe troppo semplice agire come suggerisce la sinistra. D'altra parte, loro sono troppo abituati a cercare soluzioni facili.Come è possibile attribuire la responsabilità di quanto è successo a Pompei ad un Ministro che è in carica da due anni? È chiaro che, a tal riguardo, o vi è una miopia molto accesa, molto forte, oppure si vuole mistificare la realtà. Facciamo qualche passo indietro: Pompei, conosciuta certo in tutto il mondo, un gioiello dell'arte e della cultura italiana, nel 1997 è entrata nella lista dei siti considerati dall'UNESCO come patrimonio dell'umanità. Infatti, a quegli anni risale anche l'autonomia organizzativa, scientifica e finanziaria, che è stata guidata per quasi tre lustri dall'archeologo di fama mondiale Giovanni Guzzo, e che ha portato motivi di luci, per quanto riguarda Pompei - così come dimostrano le varie mostre dell'homo faber, dell'otium ludens, del rosso pompeiano e via discorrendo - ma che ha portato alla luce anche gravissime ombre legate agli scavi di Pompei. Si tratta di ombre che già il Ministro ha ricordato nella sua relazione, ma che voglio ricordare anch'io: le orde di cani randagi, la mancanza di servizi, le transenne selvagge, le guide turistiche abusive, che - come sappiamo bene - sono molto attive. Certamente, tutto questo non può invogliare i turisti a venire a visitare gli scavi di Pompei, se è vero, come è vero, che la Campania è al quintultimo posto come zona di turismo in Italia. Pertanto, ciò vuol dire che c'è qualcosa che non funziona, tanto è vero che lo stesso Rutelli - non certo del centrodestra - nel 2007 ha ritenuto bene di togliere l'autonomia gestionale a Pompei, accorpando le sovrintendenze archeologiche di Napoli e di Pompei, scoprendo anche che i fiumi di finanziamenti che venivano inviati a Pompei, purtroppo, rimanevano inutilizzati nei cassetti. Si parla di 79-80 milioni di euro: soldi che, appunto, rimanevano inutilizzati. Ci si chiede come mai questi soldi rimanessero inutilizzati, se l'interesse per la cultura e per l'arte era così profondo. In realtà, cosa succedeva? Si spendeva solo un terzo degli incassi, perché il resto veniva in qualche modo trattenuto, non si sa bene come, per usare una metafora, per colpa della sabbia negli ingranaggi degli appalti. Tutti capiamo cosa vogliamo dire: ossia, per colpa delle lungaggini burocratiche e, magari, anche per le frizioni tra coloro che dovevano prendere le decisioni. Di conseguenza, per arrivare a processi decisionali, passavano anni. In questo modo è evidente che gli scavi di Pompei sono economicamente in perdita, nonostante l'entità degli investimenti: mi sembra che 7 milioni di euro l'anno, su 22 milioni di euro di entrata, sia qualcosa di utile che, però, non è stato utilizzato. Finalmente il Ministro Bondi ha segnalato immediatamente questa situazione di grave incuria e di grave incapacità. Infatti, nel 2008 il Consiglio dei ministri è intervenuto con l'ordinanza della Presidenza del Consiglio, recante interventi urgenti di protezione civile diretti a fronteggiare la grave situazione di pericolo in atto nell'area archeologica di Pompei. Subito il Governo aveva stanziato 40 milioni di euro, preparando un piano di vari milioni di euro per tutto ciò che era necessario. Gli scavi, quindi, sono stati commissariati il 4 luglio del 2008 dal Ministro Bondi, appunto per tale stato di incuria. PRESIDENTE. La invito a concludere. PAOLA GOISIS. Da allora ad oggi, e sotto il controllo di due commissari, è arrivato un fiume di euro, pari a 100 milioni. L'ultima tranche è stata resa disponibile prima dell'estate scorsa: una tranche di 35 milioni di euro per il restauro delle varie domus e così via; altri 5 milioni di euro per il restauro dei teatri... PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Goisis. PAOLA GOISIS. Concludo subito, signor Presidente. Tutto questo per dire che non è vero - come la sinistra cerca di far capire - che sia colpa del Ministro appena insediatosi. D'altra parte, come si fa a dare ancora la responsabilità al Ministro se qualcuno, in modo così incosciente, ha posto dei solai di calcestruzzo in queste dimore millenarie. PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole. PAOLA GOISIS. È allora evidente, mi permetta un'ultima considerazione, che qui manca inoltre una capacità di autonomia, se è vero che anche Rutelli l'ha rilevato, e una capacità di rilevare e di trovare fondi. Altrimenti, se si aspetta sempre tutto dallo Stato, è chiaro che non si riuscirà a realizzare il meglio (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania e Popolo della Libertà) PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Granata. Ne ha facoltà. BENEDETTO FABIO GRANATA. Signor Presidente, signor Ministro, il sito di Pompei rappresenta uno dei tasselli più preziosi del mosaico smagliante del patrimonio culturale italiano. Per questo, ciò che è avvenuto a Pompei, non può essere derubricato in responsabilità indistinte che si perdono nel corso degli anni. Ciò che è avvenuto a Pompei rappresenta un'offesa, non soltanto all'heritage italiano, allo straordinario patrimonio culturale italiano, ma all'immagine complessiva dell'Italia, terra privilegiata del Grand Tour, luogo del cuore, maggiore stratificazione della storia culturale del pianeta. Signor Ministro, avere la responsabilità di un tale patrimonio, ben 43 siti UNESCO, la prima nazione quanto a riconoscimenti della World Heritage List, implica e impone competenza, dedizione, lungimiranza, capacità di ascolto, senso dello Stato ma anche coraggio, anche il coraggio di assumersi le proprie responsabilità. Il coraggio di assumersi un peso, un peso enorme e le sue scelte, Ministro, gli anni di commissariamento, voluti proprio da lei, rappresentano la certificazione oggettiva, oserei dire documentale, di tali dirette responsabilità politiche; anni di commissariamento con passaggio di competenze alla Protezione civile sulla quale anche la Corte dei conti è intervenuta rilevando come - e questo non riguarda solo l'area di Pompei, ma molte aree archeologiche - tale passaggio sia un po' particolare, anche alla luce dei risultati che questo passaggio ha determinato: ricordo l'impasse della ricostruzione del centro storico de L'Aquila oltre a ciò che è avvenuto a Pompei. Per arrivare al passaggio di queste competenze, si è arrivati anche a sostenere in una motivazione di fronte alla Corte dei conti che il rischio proveniva anche dal Vesuvio, vulcano ancora attivo; si è arrivati anche a sostenere questo. Tutto questo allora è figlio di una cultura, è figlio di un metodo, di una mentalità di Governo; questa ossessione retorica della valorizzazione del patrimonio; l'insopportabile linguaggio dei cosiddetti giacimenti culturali è speculare a un altro linguaggio utilizzato da altri membri del Governo quando si dice che la cultura non si mangia, quando si dice che con la cultura non si costruisce nulla di materiale; invece, questo grande patrimonio immateriale rappresenta il tassello portante della nostra identità culturale. Per fortuna la nostra legislazione, quella antica, quei monumenti legislativi del 1938, la cosiddetta legge Bottai, e poi l'articolo 9 della Costituzione hanno fissato in modo chiarissimo quali sono le titolarità della tutela e della valorizzazione: sono compiti dello Stato. Tutela che non significa tutela statica, non significa custodia, significa tutela dinamica, ricerca, manutenzione, didattica, elaborazione di carte del rischio dei luoghi a rischio, prevenzione. Si è passati da una fase nella quale prevaleva la sapienza priva di managerialità - e lei in questo ha ragione, come tutti noi che ci occupiamo di politica culturale, riteniamo intollerabile preservare alcune sacche di resistenza a questa sapienza priva di managerialità - ad una fase, purtroppo, in cui vi è managerialità assolutamente priva di sapienza e conoscenza che rappresenta la base di ogni politica culturale. Ora paradossalmente, da notizie di stampa, apprendiamo che la soluzione di ciò che è avvenuto e la futura gestione di Pompei sarà attribuita ad una fondazione che, per premio, sarà affidata ad uno degli ultimi commissari che ha determinato questo straordinario esempio di managerialità e di gestione, anche rispetto alle questioni che io ho sottolineato. A Pompei, signor Ministro, serve una grande presenza dello Stato, serve un sovrintendente titolare, serve una squadra di bravi archeologi, serve una squadra di bravi operai: 30 milioni di euro di incassi possono tranquillamente rappresentare il fondamento sufficiente per avere una squadra di ordinaria manutenzione, perché l'ordinaria manutenzione è la base di ogni attività di restauro e di tutela del patrimonio culturale. Lei dovrebbe pensare, da questo punto di vista, a limitare i danni che sono stati arrecati; faccio riferimento, poi, anche ad una certa cultura che tende a sottolineare sempre come se la finalità del patrimonio culturale sia soltanto quella di ingenerare una forma di produttivismo attorno ai siti culturali. Signor Ministro, ha fatto bene a sottolineare che non si è trattato di mancanza di fondi, ma questo aggrava le sue responsabilità, non le affievolisce, perché quella gestione commissariale è stata voluta da lei in modo diretto. Dobbiamo non disperdere, attraverso un'idea sbagliata di valorizzazione, la sapienza che ci proviene da una legislazione ed una capacità ordinamentale che sono proprie dell'Italia. Signor Presidente, concludo dicendo che Pompei e il sud d'Italia rappresentarono il luogo privilegiato di viaggiatori nordici, tanto che Goethe disse: «L'eredità dei padri devi riconquistarla se vuoi possederla davvero». Oggi abbiamo commemorato il Ministro Lattanzio, il quale si dimise perché scappò Kappler; signor Ministro, non le chiedo le dimissioni, chiedo soltanto, con un atto di coraggio, di assumersi fino in fondo le sue pesantissime responsabilità politiche (Applausi dei deputati del gruppo Futuro e Libertà per l'Italia e di deputati del Partito Democratico). FABIO GARAGNANI. Vergogna! PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lusetti. Ne ha facoltà. RENZO LUSETTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, la vicenda del crollo di Pompei è la metafora di uno Stato culturalmente incapace di preservare il suo patrimonio, ed è anche, purtroppo, la brutta carta di identità di questo Governo, che non ne azzecca una, soprattutto negli ultimi tempi. Signor Ministro, noi non cerchiamo un capro espiatorio, anche perché, in questo Paese, è difficile trovarne di capri espiratori, perché sarebbero tanti. Tuttavia, qui nessuno mai si assume una responsabilità politica forte; se non lo fa un Ministro, chi si assume le responsabilità, in un Governo? Eppure le cose non vanno molto bene. PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ANTONIO LEONE (ore 11,40) RENZO LUSETTI. Signor Ministro, credo che possiamo contestarle due grossi errori che lei ha commesso: non ha difeso a denti stretti l'autonomia del Ministero dei beni e delle attività culturali dalla razzia predatoria del Ministro dell'economia, il quale ha dichiarato di non credere molto nella cultura, e ha negato sic et simpliciter i fondi per la difesa del patrimonio. Tremonti è sempre stato sordo alle sue richieste di fondi per i beni culturali, e non ho ancora capito se in questo famoso decreto per lo sviluppo vi sono i soldi per il Ministero per i beni culturali oppure no. Il secondo grave errore che ha commesso, signor Ministro, è quello di farsi produrre una sorta di razzia di competenze anche dalla Protezione civile, che di fatto ha gestito il commissariamento degli scavi di Pompei con un commissario che di fatto ha esautorato le competenze della sovrintendenza. Signor Ministro, forse il commissariamento è stato un errore, perché ha curato troppo poco la tutela e la sicurezza del patrimonio di Pompei, e ha accurato un po' troppo la valorizzazione del patrimonio. In questi casi si fa certamente il contrario, soprattutto quando si gestisce un bene culturale di questa natura. Il bilancio dello Stato, checché ne dica, signor Ministro, non è mai stato così avaro con il suo Ministero: in questi anni il bilancio ha destinato appena lo 0,18 per cento di risorse per tutelare il patrimonio culturale nella sua totalità; si tratta di cifre ridicole, perché in Francia viene destinato l'1 per cento dell'intero bilancio, e la Francia ha un patrimonio culturale di gran lunga inferiore rispetto a quello italiano. Da tempo noi denunciamo la miopia della politica dei cosiddetti tagli lineari del Ministro Tremonti: il disastro di Pompei è anche la conseguenza di questi tagli, che portano il Paese allo sfascio. Mi chiedo dove andrà a finire il suo Ministero, senza risorse finanziarie e senza risorse umane, perché il personale è ridotto ai minimi termini. Se si va avanti così, il suo diventerà un Ministero azzerato. Le chiediamo - domanda retorica, ovviamente - se il patrimonio del Paese è ancora strategico per il Governo Pag. 41italiano oppure no. A noi sembra di no: è l'intero Governo che è in deficit su questo argomento, o lo è solamente pro, o comincia a far finta. Signor Ministro, le dico molto francamente che noi avremmo molto apprezzato se lei avesse almeno preso le distanze da un altro esponente della sua maggioranza, cioè dal governatore Zaia, che ha definito volgarmente 50 ettari di scavi archeologici come i quattro sassi di Pompei. Questa è una vergogna e la Lega è alleata con voi (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro)! Non è possibile! Noi abbiamo espresso solidarietà vera per tutti gli abitanti delle province di Vicenza, di Padova, di Verona dopo l'alluvione che ha colpito queste popolazioni. Tuttavia, ieri è cominciata la solita querelle con l'arrivo del Presidente del Consiglio e del Ministro Bossi. È l'ennesimo spot che si fa, ed è sbagliata la contrapposizione tra gli investimenti destinati agli alluvionati di quelle zone e gli investimenti per gli scavi di Pompei. È sbagliato, non è possibile fare una cosa di questo tipo! Signor Ministro, concludo, per essere molto chiari e concreti, al di là della sua azione ministeriale - lei sa molto bene che il nostro gruppo la rispetta profondamente -, tuttavia prendiamo atto dell'invito che le ha appena formulato il gruppo di Futuro e Libertà per l'Italia (che è un gruppo della sua maggioranza) e, come membri dell'opposizione, non possiamo che associarci (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro). PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Palagiano. Ne ha facoltà. ANTONIO PALAGIANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Ministro, il crollo della casa dei gladiatori a Pompei fotografa esattamente le disastrose condizioni in cui versa l'Italia, ed è l'ennesima dimostrazione di quanto questo Governo sia scarsamente interessato alla cultura, al patrimonio artistico italiano in generale e all'arte. Si tratta di un patrimonio che andrebbe difeso strenuamente con impegno, professionalità e generosità da parte dello Stato. A lei, Ministro Bondi, è stato affidato questo compito e, quindi, deve rispondere in questo Parlamento davanti a tutti i cittadini italiani con l'onestà che ha rivendicato. Riteniamo, però, che non possa venire in quest'Aula dicendo che non si poteva fare niente o, addirittura, che ci saranno altri crolli. Lei ha dipinto in quest'Aula l'azienda Pompei, l'azienda scavi archeologici, come un'azienda florida, citando dei numeri che ricordo: 52 milioni di euro nel 2002, 58 milioni nel 2003, poi 66 milioni, ma ha dimenticato che molto spesso il Governo centrale ha ripreso questi fondi. Ha dimenticato di dire che una parte di questi fondi sono stati decurtati e soprattutto che è lei, come Ministro, che paga il personale, quel personale carente, come si evince da un'inchiesta del Corriere della Sera che sicuramente avrà letto, in cui si dice chiaramente che vi sono oltre 300 persone che mancano all'appello e che vi sono soltanto pochissimi archeologi (tre) e soltanto tre ristrutturatori. È ovvio, quindi, che lei non può venire in Parlamento e dire che non ne sa niente, che non ne sapeva niente, che la responsabilità è di altri e che, forse, ci saranno altri crolli. Lei ha fatto riferimento ad un terrapieno. Questo terrapieno quando e chi aspettiamo per sbancarlo? Dobbiamo aspettare altri crolli? Credo che questa sia una sua responsabilità, Ministro Bondi. Lei dice che non c'entrano i tagli dei fondi operati dal Governo. Certo, lei ne difende l'operato; so bene e comprendo umanamente che lei è amico di Tremonti e del Presidente Berlusconi, ma anche tra amici, Ministro Bondi, ogni tanto bisogna alzare la voce e lei ha un compito delicato: quello di tutelare i nostri beni e di consegnarli alle nostre future generazioni. Loro dovranno poter fruire delle bellezze che il mondo ci ha riservato. Non si può fare spallucce e dire che non c'è nessuna responsabilità da parte vostra. I fondi sono stati tagliati. Esiste l'Arcus, una società che lei conosce molto bene, con solo dieci dipendenti, che dipende dal Ministero di cui lei è il maggiore esponente, e che ha costi per 16 mila euro di canone mensile. Davanti a questi costi assurdi lei dovrebbe indignarsi e dedicarsi a tempo pieno al compito istituzionale che le è stato assegnato. Dovrebbe farsi un esame di coscienza; lei riveste due compiti essenziali: quello di coordinatore nazionale del più grande partito del nostro Paese e, contemporaneamente, Ministro per i beni e le attività culturali. È ovvio, signor Ministro, che queste due cose non si possono fare ad alti livelli, che abbiamo bisogno di un Ministro a tempo pieno e che ci vuole una maggiore sensibilità. Ministro Bondi, ammetta le responsabilità, presenti un programma per evitare che altri crolli possano effettivamente avvenire in futuro e davanti agli italiani. Non si tratta soltanto di Pompei. Voglio ricordare che c'è stato il cedimento di una parte del soffitto della casa di Nerone, vi è stato lo sbriciolamento di una parte dell'intonaco del Colosseo e un crollo delle mura Aureliane.Insomma, in tutta Italia stiamo vedendo che tutta la nostra archeologia, tutte le cose più belle stanno crollando. Voglio usare un paradosso: mi augurerei che Pompei venisse di nuovo sommersa dalle ceneri per preservarla da questa classe dirigente indegna, che nulla sta facendo per consegnare ai nostri figli il nostro patrimonio. Penso che il suo operato, Ministro Bondi, ciò che ha fatto il suo Governo, proprio le sue responsabilità abbiano superato i danni che ha fatto il Vesuvio nella sua eruzione. Lei ha fatto più danni del Vesuvio, Ministro Bondi, ne prenda atto, si dimetta e lasci spazio ad altri suoi colleghi (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei valori - Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)! PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mosella. Ne ha facoltà. DONATO RENATO MOSELLA. Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, ciò che non è riuscito al Vesuvio nel 79 dopo Cristo è riuscito infine all'uomo moderno: Pompei crolla! Durante l'Impero l'edificio della gioventù di Pompei custodiva al suo interno armi, trofei e ricordi dei guerrieri cresciuti alle falde del Vesuvio. Ma oggi, mentre Pompei diventa sempre di più solo meta turistica, di quella struttura votata all'onore e al coraggio non resta che un cumulo di macerie. Il crollo della Domus dei gladiatori a Pompei non è solo una ferita mortale al nostro patrimonio, è un evento carico di simboli, molti ci dicono, del nostro passato ma soprattutto del nostro presente e del nostro futuro. Quel sito archeologico, così come molti altri in Italia, non appartiene solo all'Italia e agli italiani. Esso, in quanto patrimonio dell'umanità tutelato dall'UNESCO, appartiene al mondo intero che ci ha affidato il compito civile, morale e politico di conservarlo nella maniera migliore possibile. Alleanza per l'Italia non si attacca all'atto di sfiducia che segue al crollo della Domus e, quindi, non è un indirizzo alla persona e al ruolo del Ministro per i beni e le attività culturali Bondi (anche se in altri tempi ciò sarebbe avvenuto per molto meno), benché è doveroso che il Ministro stesso abbia chiarito tutti gli aspetti della gestione in capo al suo Dicastero di quel sito archeologico, come di molti altri che sono in pericolo. La sfiducia che ha colto tutti noi riguarda più in generale la capacità del Paese di tutelare il passato e di trasferirlo alle future generazioni magari - perché no? - facendone volano di una crescita economica e di occupazione per il Paese. Infatti, signor Ministro, contrariamente all'opinione di alcuni autorevoli esponenti della sua maggioranza, la cultura e il capitale immateriale sono la migliore garanzia per la nostra crescita e per la nostra competitività e, oltre che un elemento di coesione sociale e di crescita civile insostituibile, anche un valore in sé. Bene la scelta del professor Carandini... PRESIDENTE. La prego di concludere. DONATO RENATO MOSELLA. Un esimio archeologo, lo stesso che ha fatto rilevare da tempo come da quindici anni manca a Pompei un sistema di rilevazione che possa consentire di consultare non solo la pianta di Pompei ma anche gli edifici innalzati, in modo da poter evidenziare e monitorare i segmenti rischio. Noi possiamo solo augurarci che venga messo rapidamente in grado di operare e, attraverso un organismo multidisciplinare, di assicurare i compiti di tutela e di gestione e rispondere periodicamente a questo Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Alleanza per l'Italia). PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sardelli. Ne ha facoltà. LUCIANO MARIO SARDELLI. Signor Presidente, innanzitutto una considerazione sulle modalità di questo dibattito. La nostra componente politica del gruppo Misto, Noi Sud Libertà e Autonomia, I Popolari di Italia Domani, consta di undici deputati e non so in quale ordine decrescente siamo successivi al collega che mi ha preceduto. La prego, quindi, di valutare anche i tempi degli interventi alla luce di questo fatto. Noi apprezziamo la relazione del Ministro che è stata puntuale e precisa laddove ha definito l'ottimo lavoro che il commissario sta svolgendo: il ripristino della legalità, l'attenzione regolare al patrimonio di Pompei che è dimostrata dal fatto che c'era stato un sopralluogo nelle settimane precedenti al crollo della casa dei gladiatori. Se i tecnici non hanno riscontrato alcuna ragione di preoccupazione, non vedo dove stanno le responsabilità del Ministro. Forse il Ministro deve andare a controllare le decine di migliaia di beni culturali del nostro Paese, che ha il 50 per cento del patrimonio culturale del mondo. Non penso che spetti a lui questo. Chi era preposto a questo ruolo ha svolto comunque un controllo preventivo. In queste strutture, che hanno oltre duemila anni di storia, ci sono anche dati imprevedibili che vanno al di là dell'esperienza quotidiana. Non c'è una capacità assoluta di giudicare quello che è stabile e quello che è certo, perché non si tratta di un'esperienza ripetibile e controllata nel tempo. Si tratta di una valutazione che si fa volta per volta da parte di tecnici e, quindi, questo è quello che è successo: c'è stato qualcosa che ha superato anche le competenze e il valore tecnico. PRESIDENTE. Onorevole Sardelli, la prego di concludere... LUCIANO MARIO SARDELLI. Signor Presidente, i due minuti penso di averli ancora... PRESIDENTE. No, onorevole Sardelli... LUCIANO MARIO SARDELLI. Signor Presidente, avrei diritto anche a più di due minuti. Concludo chiarendo che tutto questo rientra in una polemica politica di un'opposizione che non ha il coraggio di sfiduciare il Governo e che cerca con questi espedienti di metterlo alle corde, approfittando anche di una forza di maggioranza che dà spazio a questo. Quindi la nostra fiducia al Ministro... PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Sardelli... Mi dispiace, ma il tempo non è un'opinione... Ha chiesto di parlare l'onorevole Misiti. Ne ha facoltà. AURELIO SALVATORE MISITI. Signor Presidente, credo che la provocazione che ha fatto lo scrittore napoletano Erri De Luca (che ha proposto di coprire gli scavi come unica salvezza del patrimonio) ha fatto capire la situazione ed evidentemente ha colto nel segno. Infatti, bisogna sapere che monumenti come le case, gli edifici e le domus di Pompei oppure altri sono stati mantenuti bene fino a quando erano coperti dal terreno e non sono stati dissotterrati. Quando sono emersi, sono stati sottoposti ad un'atmosfera completamente modificata rispetto al passato, con piogge acide, usura degli agenti inquinanti e sappiamo in che stato si trovano le colonne romane. In verità, è necessario avere delle grandi competenze. Occorrono certamente la tutela e la valorizzazione, ma anche la prevenzione attraverso l'intervento di professionalità che vanno anche modificandosi nel tempo. Il Movimento per le Autonomie aveva chiesto nei giorni scorsi che le sovrintendenze venissero accompagnate da comitati di esperti per competenze professionali diverse. È necessario in quell'ambiente, così come è avvenuto nel caso del recupero della torre di Pisa, che si scelgano delle professionalità da utilizzare in tutto e per tutto. Quindi, il ricorso al comitato di esperti annunciato dal Ministro significa evidentemente una presa di coscienza e una responsabilità che credo un Ministro debba assumere senza pensare che ogni volta che succede un grave fatto o un grave crollo, come in questo caso, si debba cambiare il Ministro. PRESIDENTE. Onorevole Misiti, la prego di concludere. AURELIO SALVATORE MISITI. Credo che, se il Ministro si assume questa grande responsabilità, pensando alla tutela e alla prevenzione più che alla valorizzazione, si farà un vero passo avanti. DARIO FRANCESCHINI. Signor Presidente, chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DARIO FRANCESCHINI. Signor Presidente, intervengo sull'oggetto dell'informativa, quindi vorrei farlo prima di passare ad altri argomenti. Vorrei registrare - e la prego di farsene carico come Presidente dell'Assemblea - che il dibattito di questa mattina ha dimostrato in modo incontestabile che quattro gruppi parlamentari (che, come si è visto ieri, rappresentano la maggioranza numerica di questa Assemblea) hanno chiesto le dimissioni del Ministro. Noi siamo in un sistema parlamentare in cui il Governo e i ministri possono restare in carica se godono della fiducia della maggioranza del Parlamento. Penso che il Ministro debba prendere atto che la maggioranza di questa Assemblea ha chiesto un suo gesto di responsabilità attraverso le dimissioni e, quindi, rassegni le dimissioni. Sarebbe veramente strano e contro le regole del nostro sistema che un Ministro non registrasse la volontà maggioritaria del Parlamento. Se ciò non avverrà, dovremo prendere le iniziative conseguenti per portare all'esame di quest'Assemblea una mozione di sfiducia individuale nei confronti del Ministro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). PRESIDENTE. Onorevole Franceschini, la chiosa è un altro discorso. Non so l'aggancio ad regolamentare quale possa essere... ERMINIO ANGELO QUARTIANI. È l'articolo 118 del Regolamento! PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento dell'informativa urgente del Governo.