La «biennale» inizia sabato: 150 appuntamenti. Grande attesa per il prato in piazza Duomo e la copia del David Più volte l'abbiamo scritto: quell'aggettivo - «internazionale» - nella specifica di «Florens 2010», in larga parte è giustificato dalla presenza di National Geographic. Peccato che, forse per un eccesso di provincialismo, anche ieri - in una conferenza stampa che non ha aggiunto granché al già noto programma - nessuno abbia fatto menzione a questa presenza che pure si concretizzerà in una mostra a Palazzo Medici Riccardi, nella proiezione di «Great Migration» all'Odeon e di «Secrets of Florence» in alcuni Comuni della cintura metropolitana. Non solo. Nel pomeriggio gli industriali convocati ad hoc per conoscere i contenuti di «Florens 2010» non hanno avuto il piacere (neppure stavolta) di sentir parlare il direttore Rampello. «È come la copia del David - hanno chiosato - gira, gira e non si vede mai». In compenso non sono mancati i riferimenti ai recenti crolli all'interno del parco archeologico di Pompei. «Per contribuire alla conservazione di Pompei ci sarebbe voluta più impresa» ha chiosato Giovanni Gentile, presidente di Confindustria Firenze, presentando «Florens 2010» che si terrà a Firenze dal 12 al 20 novembre, organizzata dalla fondazione omonima di cui Gentile è ideatore e presidente. L'idea alla base dell'iniziativa è la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale italiano, per creare un'economia dei beni culturali, una vera e propria golden economy. «Per tenere in piedi la casa dei gladiatori - ha spiegato Gentile - occorrevano sofisticate tecnologie di restauro, e dunque ancora impresa; per trovare i fondi necessari andava messa adeguatamente a valore, e dunque ancora impresa». Come se la presenza di un tetto in cemento armato degli anni Cinquanta sui resti della Casa dei gladiatori fosse una questione "ignota". Se non altro, rispetto alla presentazione dello scorso giugno in cui le idee furono un po' più fumose, grazie ai crolli di Pompei, si è parlato anche di conservazione e restauro, due voci inscindibili dalla valorizzazione se si parla di beni culturali. La kermesse, è stato ripetuto, prevede 30 convegni, 10 mostre, 150 eventi con 380 relatori e un forum internazionale organizzato in collaborazione con The European House-Ambrosetti, sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e il patrocinio di tre ministeri (Beni culturali, Esteri, Ambiente) oltre che degli enti locali e dell'Unesco. Primo evento, la rievocazione del miracolo di San Zanobi, con piazza Duomo ricoperta da un prato di erba verde per tutta la giornata del 13 novembre, come cornice di una lectio magistralis dell'arcivescovo Betori, di un dibattito sul tema della rappresentazione del sacro e della presentazione di una tela di Bernardino Poccetti - San Zanobi battezza il popolo fiorentino - restaurata quasi tre anni fa grazie alle risorse reperite proprio dal Giornale della Toscana: peccato che alla presentazione non sia stato invitato nessuno di questa testata. Illustrando l'iniziativa, il sindaco Renzi ha detto che «Florens 2010 sviscera il rapporto fra cultura ed economia in una luce nuova» secondo cui serve «un cambio di passo» nella gestione dei beni culturali: «Se ci sono meno soldi, bisogna avere l'intelligenza di passare da una gestione di un certo tipo all'altra». Proprio come servirebbe con certi assessori.