«Opere d'arte» o «beni culturali»? L'alternativa non è astratta. Pensiamo che il patrimonio storico e artistico sia come le scuole e gli ospedali (che bruciano denaro per produrre educazione o salute), o pensiamo invece che debba essere gestito come un'impresa (cioè orientato al reddito economico)? Facciamo un esempio concreto e attuale. Fino al 15 novembre un disegno di Michelangelo conservato presso Casa Buonarroti sarà esposto a Londra per iniziativa del senatore Mauro Cutrufo, vicesindaco di Roma. Michelangelo dovrà promuovere il prodotto «Roma» presso il World Travel Market, facendo la pubblicità a due mostre che si terranno nel 2011 presso i Musei Capitolini, sostenendo la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020 e illustrando agli operatori internazionali «il golf, il congressuale, fieristico, convegnistico, il nautico-diportistico-crocieristico, quello dei parchi a tema e dei parchi verdi attrezzati». Nella logica dei «beni culturali» questa è un'iniziativa giusta, anzi un'esemplare azione di marketing, di quelle che si insegnano nei master e nei corsi di laurea spuntati come funghi in tutta Italia. Mentre la grande parte del patrimonio artistico nazionale è abbandonata a se stessa, infatti, un marketing implacabile costruisce continuamente «eventi» mediatici intorno a pochi oggetti-simbolo capaci di assicurare consenso ai politici locali e nazionali, ritorno di immagine agli sponsors, pubblicità ai giornali ed evasione «culturale» al grande pubblico. Ma per chi vede quel foglio di cinquecento anni fa come un'opera d'arte la cosa sembra lunare, e suscita una serie di gravi interrogativi. Perché legare così strettamente il nome di Michelangelo al nome di un politico? L'unica volta che l'ho visto personalmente, Mauro Cutrufo stava sul pontile di Porto Ercole in attesa che le sedicenti ossa di Caravaggio sbarcassero dal brigantino di Cesare Previti (una supervalorizzazione di un «bene» culturale inesistente): e come curriculum storico-artistico mi pare niente male. Perché spedire un'opera d'arte del passato presso una fiera commerciale, trasformandola in un commesso viaggiatore degli interessi più spiccioli del turismo presente? Davvero qualcuno pensa che ci sarà qualche tipo di ritorno economico rea-le? Perché un museo serio come Casa Buonarroti tradisce la propria alta missione culturale e morale prestandosi ad una operazione tanto volgare e insensata, che per di più dovrebbe giovare al sistema turistico romano, non a quello fiorentino? I musei non dovrebbero difendere il principio per cui le opere corrono il rischio di un viaggio e si sottraggono al loro contesto solo per aumentarne la conoscenza, e non per strumentalizzarle per altri fini? Si tratta di «valorizzazione»? E chi valorizza chi? È Michelangelo ad esser valorizzato allo scopo di sviluppare la cultura (come vorrebbe il Codice), o quel gigante terribile dell'arte italiana è invece forzato a valorizzare (se va bene) l'economia del turismo, o addirittura (come quasi sempre) l'immagine dei promotori? Sarebbe superficiale liquidare come insignificante o folcloristico un episodio pur minore come questo: esso è invece profondamente significativo, perché rappresenta nel modo più fedele il degrado morale e intellettuale che consuma e minaccia le opere d'arte quando sono ridotte a «beni culturali da valorizzare». Il risultato non è solo il degrado del tessuto artistico e paesaggistico che abbiamo ereditato, ma è anche il degrado del ruolo che la storia dell'arte gioca nel nostro discorso pubblico: non più sapere critico e strumento di riscatto ma invece fiorente settore dell'industria dell'intrattenimento culturale, e dunque fattore di regressione del senso critico. Ebbene, mi piacerebbe sapere cosa pensano di questo caso (singolo, ma esemplare), e di tutti gli altri analoghi (il David di Donatello portato alla Fiera di Milano, la Velata di Raffaello in tour americano, l'ostensione solitaria dei singoli Leonardo, e l'elenco potrebbe correre per pagine per pagine...), coloro che hanno partecipato alla discussione che ho aperto sulle pagine del Corriere fiorentino. Da parte mia sono convinto che se pensiamo che Michelangelo Buonarroti possa ridursi a far da testimonial al «nautico-diportistico-crocieristico», egli non avrà mai più il ruolo che può invece ancora giocare nella nostra vita intellettuale e morale.
Se Michelangelo fa da sponsor al prodotto Roma
Un disegno di Michelangelo sarà esposto a Londra per iniziativa del senatore Mauro Cutrufo, vicesindaco di Roma. Il disegno sarà utilizzato per promuovere il prodotto Roma e sostenere la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020. Questa iniziativa è stata criticata per ridurre un'opera d'arte a un bene culturale da valorizzare, anziché difendere il principio che le opere d'arte debbano essere protette e apprezzate per il loro valore culturale e storico. L'autore del testo sostiene che questo tipo di gestione delle opere d'arte è un esempio di degrado morale e intellettuale, e che il ruolo della storia dell'arte nel discorso pubblico sta cambiando.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo