Poche risorse o scarsa capacità di spenderle? Quando al centro del dibattito c'è il Mezzogiorno, è questa una delle domande più ricorrenti, rilanciata dolorosamente dopo il disastro della Schola Armaturarum di Pompei. I numeri, almeno sui fondi europei assegnati all'Italia per il periodo 2007-2013, dicono molto più di quanto si possa immaginare. Secondo l'ultimo monitoraggio sulla spesa realizzata dalle regioni meridionali per le risorse culturali, giunti ormai al quarto dei sette anni di programmazione, su un totale di 5,9 miliardi di euro gli impegni si fermano a 421 milioni, i pagamenti addirittura a 293 milioni (solo il 5,1 del totale). Un vero tesoro inutilizzato, mentre primarie opere d'arte attendono da anni un restauro e musei che accusano i segni del degrado languono senza interventi di valorizzazione. Il caso di Pompei si rivela dunque solo l'esplosione mediatica di un tema spesso relegato nelle retrovie. Il sito campano, anzi, forse non è nemmeno il caso più indicativo, visto che il ministro competente Sandro Bondi, che oggi riferirà in Commissione Cultura alla Camera sul disastro dello scorso sabato, parla di mancanza di manager più che di risorse. Eppure, da Pompei in giù, fino al più piccolo complesso archeologico della Calabria, emerge un evidente quadro di inefficienza. La stima di 5,9 miliardi si riferisce al potenziale di risorse a disposizione con il «Poin (programma operativo interregionale) attrattori culturali» e con i Por (programmi regionali) di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Abruzzo, Molise e Sardegna. Ma anche scegliendo un calcolo più prudenziale, eliminando quegli assi di spesa che per alcuni regioni includono anche risorse naturalistiche e attrattività turistica, il bilancio sarebbe estremamente magro: su 1,4 miliardi destinati in senso più stretto ai beni culturali, la spesa si ferma a 148 milioni. Entro novembre, dopo quasi un annodi annunci, dovrebbe finalmente vedere la luce il piano per il Mezzogiorno. Forse sarà l'ultima occasione per rimettere in gioco questo patrimonio finora disperso tra veti e interessi contrapposti di amministrazioni e lobby locali. Il Dipartimento perla coesione economica (ministero dello Sviluppo) e i tecnici del ministero dei Beni culturali, con Invitalia nel ruolo di soggetto attuatore, presenteranno oggi a Roma un piano per impiegare almeno una parte di questa ricchezza inespressa Destinatario della proposta è il ministro degli Affari regionali, Raffaele Fitto, che coordina il piano Sud e che oggi interverrà sul tema al convegno «Opere per lo sviluppo- Il patrimonio museale del Mezzogiorno», in programma dalle io all'Associazione Civita. Ministero dello Sviluppo, Mibac e Invitalia hanno lavorato a un piano per il rilancio di poli museali nel Mezzogiorno. Sono stati impiegati fondi preesistenti (circa 8 milioni) per effettuare 18 analisi di prefattibilità e ultimare sei progetti, di cui uno definitivo (l'ex mattatoio dell'Aquila trasformato in sede temporanea del museo nazionale). Gli altri cinque progetti riguardano Napoli (Museo archeologico, Cuore di Napoli, Palazzo Reale), Melfi-Venosa (Castello di Melfi, Sistema museale di Venosa), Sibari (Parco e Museo archeologico), Sassari (Cittadella dell'archeologia), Taranto (Porto della Magna Grecia). Si va dall'allestimento di nuovi spazi al recupero di strutture preesistenti. Secondo i calcoli, per passare dal progetto all'apertura dei cantieri e conclusione di lavori occorrerebbero complessivamente 140-150 milioni, con un livello di "cassa" preventivabile in una quindicina di milioni all'anno. In fin dei conti, solo una goccia nell'oceano dei fondi europei per la cultura ancora inutilizzati.