La Casa del Fauno; la Casa del Principe di Napoli; l'Edificio di Eumachia... La perdita irrecuperabile della Schola Armaturarum potrebbe non essere una vergogna isolata Risponde Giovanni Guzzo Soprintendente di Pompei dal 1994 al 2009 Pompei richiede una costante manutenzione e costanti attività di controllo e monitoraggio. Essa è esposta alle intemperie da più di due secoli (gli scavi sono iniziati nel 1748), a terremoti, agli sbalzi di temperatura: gli organismi architettonici sono fragili, e non ne sono conosciute le specifiche di costruzione. Vanno fatte osservazioni sullo stato di conservazione di ogni muro e, in particolare, di ogni affresco; anche le parti relative ai restauri moderni devono essere censite, allo scopo di verificare come interagiscono con le strutture antiche. Nel 1997 la Soprintendenza ha individuato una gerarchia di priorità di interventi di restauro, ordinata secondo la gravità del rischio di crollo che correvano i singoli monumenti censiti. Oggi sarebbe necessario un aggiornamento, perché il deperimento delle strutture è andato avanti, ma dai dati raccolti all'epoca abbiamo visto che i pericoli maggiori li corrono la Casa del Fauno e la Casa del Principe di Napoli, nella Regio VI, e poi l'Edificio di Eumachia, nella zona del Foro, il settore prospiciente alle Terme Centrali e il Portico del Foro Triangolare. Per tutte queste strutture il rischio va dallo «sfarinamento» degli intonaci al danneggiamento della pellicola pittorica, ove siano presenti affreschi, fino a crolli veri e propri, come avvenuto alla Casa dei Gladiatori. Per quanto riguarda la previsione di spesa, invece, posso fornire il dato dell'ammontare delle risorse necessarie per riportare a uno standard di accettabile conservazione l'intera città di Pompei: circa 300 milioni di euro. La somma è ragguardevole ma, va ricordato, rappresenta solamente una ridotta percentuale dei costi che lo Stato si accolla solitamente perla costruzione di grandi opere pubbliche.
Dopo la Casa dei Gladiatori, quali altri tesori di Pompei sono a serio rischio?
La perdita irrecuperabile della Schola Armaturarum potrebbe non essere una vergogna isolata. La Soprintendenza di Pompei ha individuato una gerarchia di priorità di interventi di restauro, ordinata secondo la gravità del rischio di crollo che correvano i singoli monumenti censiti. Oggi sarebbe necessario un aggiornamento, perché il deperimento delle strutture è andato avanti. I pericoli maggiori corrono la Casa del Fauno, la Casa del Principe di Napoli, l'Edificio di Eumachia, il settore prospiciente alle Terme Centrali e il Portico del Foro Triangolare.
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