TUTTO, ma non toccate il Colosseo. Il via alle danze lo da il leghista Giancarlo Pagliarini che in un'intervista alla «Padania», corredata da una foto notturna dell'Anfiteatro Flavio con sopra il titolo «Perché non venderlo?» si oppone all'introduzione, prevista dalla legge Finanziaria, del pedaggio su 1.500 chilometri di strade statali. Piuttosto, dice, «Si fa prima a vendere il Colosseo». Ne nasce un putiferio. Il sindaco Veltroni è netto: «Siamo ai confini della decenza - commenta - Penso che all'impazzimento della vita pubblica ci dovrebbe essere un limite, dato che si legge chiaramente nell'articolo che non si tratta di una provocazione, come io credevo, ma di una proposta seria, quella di vendere un patrimonio dell'umanità come il Colosseo, non so se per costruirci un albergo o cos'altro. Spero che qualcuno del governo voglia replicare alla proposta di Pagliarini, che fa parte della stessa mentalità per cui Roma viene penalizzata pur essendo capitale». Il presidente della Provincia, Enrico Gasbarra, va sulla stessa scia: «La proposta dell'ex ministro Pagliarini mi ricorda il film "Totò truffa" in cui il grande attore napoletano tentava di vendere la Fontana di Trevi. Spero che si alzi una voce dal governo per condannare certe affermazioni. Verrebbe da ironizzare se non fosse tragico per un Paese avere esponenti politici della maggioranza, che hanno già ricoperto incarichi di governo, che non perdono occasione per offendere la capitale, ma soprattutto la storia». Non usa mezzi termini nemmeno Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi alla Regione: «Persone come Giancarlo Pagliarini hanno bisogno di dire scempiaggini enormi per trovare spazio nei mezzi di comunicazione, come l'ultima di vendere il Colosseo per far quadrare i conti dello Stato. Noi ridiamo di fronte a simili, ridicole sciocchezze, ma subito dopo ci angoscia l'idea che per persone come Pagliarmi una simile evenienza sia concreta e possibile». «Prima che indignarmi questa "proposta" mi fa tristezza - commenta il vicesindaco Mariapia Garavaglia - Viene da chiedersi se per la Lega essere padano vuoi dire disprezzare beni che appartengono non solo al patrimonio nazionale ma alla cultura universale». Il segretario romano della Margherita, Roberto Giachetti, risponde a tono: «Anni fa i leghisti marciavano sulla capitale inneggiando a Nerone, al grido di "a fuoco Roma!". Oggi si limitano a volerla vendere a pezzi. È già un progresso». Si fa strada anche un altro allarme. Il tetto del 2 per cento alla spesa pubblica porterà un taglio agli investimenti dei Comuni: «A Roma, per esempio, dovremo scegliere - sottolinea Veltroni - se fare la linea C della metro o nuovi asili nido».