Bondi ricoperto di cenere per gli errori di un altro. Fu la Sovrintendenza a decidere di spendere oltre 20 milioni per attività non riguardanti la tutela del patrimonio di Pompei. Eppure ad essere accusato è solamente il ministro L'importante, rispetto al crollo della Scuola dei gladiatori a Pompei, non sembra tanto scoprire la dimensione reale del danno né tantomeno capire perché una cosa del genere sia potuta accadere. Ciò che conta, per i giornali progressisti, per il Pd e compagnia cantante, è processare il ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi. Coprirlo di fango, costringerlo a dimettersi. Se qualcuno non intende cimentarsi nella corsa a infamare il ministro, viene messo a tacere. È capitato per esempio ad Andrea Carandini, forse il più celebre archeologo italiano, che - invitato a discutere di Pompei nella trasmissione Baobab di RadioUno Rai - ha spiegato che non siamo di fronte a una tragedia mostruosa Con una battuta, ha fatto notare che è quasi un bene che la Scuola sia crollata, perché così sono stati distrutti gli interventi disastrosi realizzati alla fine degli anni Quaranta. «Ho detto una cosa paradossale», spiega a Libero, «ma il conduttore mi ha tolto la parola Io gli dicevo che era maleducato, però non mi ha fatto più parlare. Il fatto è che questo edificio è stato bombardato durante l'ultima guerra ed è stato distrutto per la maggior parte, ne è rimasto soltanto lo zoccolo. Alla fine degli anni Quaranta, l'allora sovrintendente Amedeo Maiuri ha deciso d'intervenire, soprelevando i muri e coprendo la stanza con del brutto cemento». Dunque è stata questa struttura a crollare. «La parte bassa con gli affreschi», continua Carandini, «potrebbe essere illesa. Potrebbe aver subito un danno parziale, ma di sicuro non un danno totale. Lo scopriremo dopo indagini più approfondite. Per due terzi, la struttura era restaurata, era tutto cemento. Non si tratta di un dramma colossale; il vero dramma poteva esserci nel momento in cui fossero stati presenti dei visitatori al momento del crollo». L'importante, però, resta dare la colpa a Bondi. Spiegare che non ha contribuito adeguatamente alla manutenzione degli scavi, sostenere che a causa dell'incuria del centrodestra un monumento splendido è per sempre rovinato. Eppure le responsabilità sul degrado di Pompei vanno cercate anche indietro nel tempo. Come è noto, gli scavi sono stati commissariati nel giugno 2008, dopo che vari giornali e trasmissioni tv (tra cui il Corriere della Sera, Exit di La7 e pure Libero) ne denunciarono lo stato di degrado. La situazione era drammatica scavi chiusi per assemblee sindacali improvvisate dai custodi, guide abusive, addirittura un ristorante abusivo presente all'interno degli scavi, assenza di ogni protezione sanitaria. Di comune accordo con la Regione Campania (governata da Bassolino e dunque dal centrosinistra, con Velardi assessore al Turismo) il governo decise di procedere al commissariamento. Che, però, non prevede che la sovrintendenza di Pompei venga esautorata. Anzi, il commissario - che fu individuato nell'ex prefetto Renato Profili, ora deceduto -deve lavorare in accordo col sovrintendente, tutti gli interventi sono vincolati all'intesa di quest'ultimo. Dal 28 gennaio 1995 al 31 agosto 2009 il sovrintendente di Pompei è stato Pietro Giovanni Guzzo, andato poi in pensione. Inizialmente, il suo accordo con Profili (poi sostituito da Marcello Fiori), prevedeva che il commissario si occupasse di risolvere i problemi di ordine pubblico e sanitario. Il ristorante all'interno degli scavi, ad esempio, fu sgomberato e tuttora deve allo Stato circa 10 milioni di euro. Venne poi adottato un programma di interventi sui vari edifici. Molti giornali hanno scritto dell'esistenza, sin dai primi anni Duemila, di una stima degli indici di rischio di ogni, struttura, studio che indicava come bisognosa di intervento anche la domus gladiatori. Ma allora come mai la sovrintendenza non ha mai provveduto a mettere in sicurezza l' edificio?Addirittura, quando fu disposto il commissariamento, la Scuola non fu indicata nel programma d'interventi per la messa in sicurezza di strutture a rischio. Si intervenne su altre domus come la Palestra grande o la Regio settima. Altra accusa che viene mossa a Bondi e ai suoi è aver speso soldi per la promozione e valorizzazione degli scavi, ma non per i restauri. Epperò era proprio il programma stilato dal commissario Profili che prevedeva di spendere oltre 20 milioni di euro sui trenta disponibili per attività non riguardanti la tutela del patrimonio. Eppure i soldi c'erano. Per anni la sovrintendenza di Pompei ha accumulato residui attivi, cioè ha incassato più di quanto spendeva. Ogni anno Pompei incassa circa 22 milioni di euro, e per i restauri ne venivano spesi circa 8. Con Rocco Buttiglione ministro dei Beni Culturali, si accumulò un residuo di circa 30 milioni, rimasti nelle casse della sovrintendenza. All'arrivo del commissariamento, nel 2008, i milioni in cassa erano 40. Tra il luglio 2008 e il giugno 2010, i commissari hanno mobilitato risorse per circa 79 milioni, di cui circa 65 utilizzati per la messa in sicurezza di varie aree. E fra gli interventi urgenti - di cui il commissario Fiori richiese una mappatura - nessuno segnalò la Scuola dei gladiatori. Nonostante tutto, però, la colpa del crollo viene attribuita al ministro Bondi. Sembra interessare meno. invece. cercare soluzioni per il futuro. Ad esempio, come sostiene, il manager del ministero Mario Resca, introdurre figure che possano gestire adeguatamente l'aspetto commerciale degli scavi Oppure, come propone Carandini, realizzare rilievi scientifici e stabilire una lista di edifici su cui effettuare manutenzione. «Il modello è Ercolano, che è un gioiello», dice. «lì ha pagato tutto un privato, un finanziere inglese. E il sito funziona perfettamente». IL SITO 22 MILIONI DI INCASSI Ogni anno l'area degli scavi archeologici di Pompei incassa circa 22 milioni di euro. Per i restauri, però, ne vengono spesi solo otto RISORSE IN CASSA Nel 2008, all'arrivo del cornmissariamento i milioni in cassa erano 40. Tra il luglio 2008 e il giugno 2010, i commissari hanno mobilitato risorse per circa 79 milioni di euro, di cui circa 65 milioni sono stati utilizzati per la messa in sicurezza di varie aree. Fra gli interventi urgenti nessuno si preoccupò di segnalare quello alla Scuola dei Gladiatori IPOTESI ALLO STUDIO Al di là di capire quale sia stata la causa del crollo della Domus, ora si fanno varie ipotesi su come gestire in futuro il sito. C'è chi invoca la presenza di un manager, chi invece punta sulla privatizzazione. Ipotesi, quest'ultima, bocciata dal quotidiano inglese Guardian che, piuttosto, vede con favore il sostegno dell'area grazie ad aiuti internazionali L'EUROPA: PRONTA AD AIUTARE PER I RESTAURI Rattristata e scioccata: questa la reazione della Ue alla notizia del crollo della Domus dei Gladiatori a Pompei. La Commissione ha fatto sapere che, se le autorità italiane ne faranno richiesta, potrebbe intervenire per aiutare le operazioni di restauro. LA PROVOCAZIONE L'archeologo Carandini: «Non facciamone un dramma, il crollo ha distrutto solo una parte risistemata malamente alla fine degli anni Quaranta»