A Pompei è crollata l'armeria risalente al periodo romano, in altre pari d'Italia i reperti archeologici sono coperti da arbusti. Il nostro patrimonio archeologico è un crescendo di transenne e aree non accessibili che scoraggiano il turismo culturale. Destinare fondi ai 150 anni dell'Unità d'Italia è doveroso, dimenticare la nostra storia antica è ingeneroso. Andrea Sillioni Bolsena (Vt) Non è ingeneroso, caro Sillioni: è vergognoso. E i fondi non c'entrano nulla, nulla c'entrano finanziamenti e progetti. Alla salvaguardia di Pompei avremmo potuto dirottare milioni e milioni di euro, miliardi. E poco o niente sarebbe cambiato. Avremmo potuto sommergere gli scavi di oro, e la Casa dei Gladiatori forse sarebbe ugualmente crollata. Perché Pompei, caro mio, non è altro che lo specchio di un Paese in rovina, e non per colpa della mancanza di soldi o dell'attuale maggioranza o del sovrintendente Tal dei Tali o del ministro Caio. Perché Pompei e tutti noi siamo vittime di una mentalità sbagliata. Per meglio dire: Pompei è la vittima. Noi siamo vittime e carnefici al tempo stesso. Noi siamo quelli che non fanno, come in tutti gli altri Paesi del mondo, i ministri perché devono amministrare ciò che gli è stato affidato. Facciamo i ministri e al tempo stesso ci occupiamo delle beghe di partito. E poi facciamo le star televisive, andiamo ai congressi, alle inaugurazioni, ai comizi, alle manifestazioni, alle radio nazionali e locali, ai matrimoni e ai battesimi. Ogni tanto dormiamo anche. E scusate: quando troviamo il tempo per fare i ministri? Ovviamente, Bondi non c'entra. C'entrano tutti o quasi tutti. Noi siamo quelli che facciamo i giornalisti, però siamo politici, o aspiriamo a diventarlo: E i giornali sono sempre un po' così così. Noi siamo quelli che giocano a calcio. Però facciamo decine e decine, forse migliaia di spot pubblicitari. E chissà quando ci alleniamo. E chissà a cosa pensiamo quando diamo un calcio al pallone. Poi, però, pretendiamo di partecipare ai Mondiali e ci illudiamo anche di vincerli. Noi siamo quelli che celebriamo i 150 anni dell'Unità d'Italia, e se le celebrazioni possono esserci utili le invochiamo e sovvenzioniamo, altrimenti le malediamo, e chi se ne frega se l'Italia è unita o disunita. Noi siamo fatti così. E così Pompei non si salverà, neppure se l'affidiamo ai privati, che non sono molto diversi dal pubblico. Affidiamola al Vesuvio, alle sue ceneri protettivi, alla lava e ai lapilli. Meglio un'eruzione di questo Paese qui
Affidiamo Pompei al Vesuvio
Il patrimonio archeologico italiano è in crisi, con molti siti coperti da arbusti e difficili da visitare. Il caso di Pompei è particolarmente grave, con l'armeria romana crollata e molti reperti perduti. Il problema non è solo finanziario, ma anche culturale e di mentalità. Molti politici e giornalisti si occupano di cultura, ma non fanno nulla per proteggere i siti archeologici. Alcuni sostengono che i fondi destinati ai 150 anni dell'Unità d'Italia non dovrebbero essere utilizzati per la cultura, ma piuttosto per la politica. Altri sostengono che la cultura è importante, ma non è sufficiente per salvare il patrimonio archeologico.
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