Diana De Feo è Senatrice del Pdl Caro direttore, viviamo in un paese meraviglioso, ma fragilissimo dal punto di vista della salvaguardia e della conservazione dei nostri preziosi beni ambientali e innumerevoli beni culturali. Forse qualcuno ricorderà i crolli di mura e monumenti degli untimi anni. A Roma, fra Porta Latina e via Cristoforo Colombo, oltre cento metri delle alte mura Sallustiane andarono in briciole in una notte. A Lucca i bastioni della città rovinarono improvvisamente. Importanti crolli e slittamenti di terreno si sono ripetutamente registrati al Palatino e, recentemente, alla Domus Aurea. Non mi pare che in occasione di questi accadimenti sia stata richiesta la sfiducia, come accade oggi nel caso del ministro Bondi, nei confronti dei responsabili dei Beni culturali, si chiamassero Veltroni o Melandri, Urbani o Rutelli. Mentre il Veneto subisce una delle peggiori alluvioni della sua storia, con perdite di vite umane, migliaia di sfollati, enormi danni a edifici, abitazioni, agricoltura, sono i 50.000 i capi di bestiame affogati, industria, artigianato, e anche in Toscana, come ad Alatri frane, crolli,allagamenti e morti, la politica addossa per Pompei tutte le colpe al ministro, ignorando, presente e passato. Non si tiene conto che Pompei, come scrive sul Corriere del Mezzogiorno il professor Bruno Zanardi, non va trattata solo come una rovina romantica, ma come una città vera e propria che ha bisogno di tetti, finestre, porte, grondaie e sistemi di smaltimento e canalizzazione delle acque. Una città nella quale vi sono centinaia di edifici in pericolo, abbandonati da anni alle intemperie e al degrado. E proprio questa la ragione che portò il governo a decidere il commissariamento per accelerare l'opera di conservazione al di là delle lentezze burocratiche. In questo momento a Pompei vi sono settanta cantieri che si occupano del consolidamento degli antichi edifici. Per quanto riguarda la Domus dei Gladiatori, bisogna risalire nel tempo per capire le cause che hanno provocato il disastro. Bombardata durante la guerra, fu ristrutturata dal genio civile negli anni '50, con materiali incongrui. Il solaio, poggiante sulle mura millenarie, fu realizzato in pesante cemento armato e non in travi di legno come ai tempi dei romani. Proprio accanto a una delle pareti, vi è un terrapieno costituito in gran parte da cenere e lapilli che assorbe acqua come una spugna. Le fortissime piogge di quest'autunno hanno appesantito il terreno aggravando infiltrazioni e provocando il crollo di una parete e, conseguentemente il crollo di tutto l'edificio sotto il peso del solaio in cemento armato. Negli anni '50 sovrintendente era il grande archeologo Amedeo Maiuri al quale successero alla sovraintendenza di Pompei, per molti anni il professor Baldo Conticello e in seguito, per ben 18 anni Giovanni Guzzo, rimasto in carica fino alla scorsa primavera. Nessuno di loro segnalò un pericolo imminente o mise mano a strutturali restauri conservativi. Ora la colpa è del ministro e del commissario Marcello Fiori che, negli ultimi due anni, si sono prodigati per fronteggiare centinaia di emergenze, emergenze che, fino a oggi, sono state considerate inesistenti dalla Corte dei Conti. Non è questo un caso questo di pregiudizio ad personam?
Troppo facile ora accusare il commissario
La Senatrice Diana De Feo lamenta lo stato di degrado dei beni culturali e ambientali in Italia. Ricorda i crolli di mura e monumenti negli anni precedenti e critica la mancanza di azione da parte dei responsabili dei Beni culturali. Nel frattempo, il Veneto subisce gravi danni a causa delle alluvioni, con perdite di vite umane e migliaia di sfollati. La politica addossa la colpa ai responsabili dei Beni culturali per Pompei, ignorando che la città ha bisogno di interventi di conservazione per evitare ulteriori danni. La Domus dei Gladiatori è stata colpita da un crollo recente a causa di infiltrazioni d'acqua e di un solaio in cemento armato.
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