Pompei, intorno all'area archeologica il regno di degrado e prostituzione POMPEI. Un tesoro assediato dall'incuria e dal degrado. A Pompei come a Ercolano. Gli Scavi delizia e tormento di tre milioni di vacanzieri. Dentro con gli occhi estasiati dinanzi alle domus di duemila anni fa, fuori alle prese con mille emergenze, dalla mancanza di parcheggi ai cani randagi, ai servizi di accoglienza carenti. Il Comune in questi giorni è polemicamente sceso in campo. Ma quanto della sua parte è riuscito a fare in questi anni per migliorare la situazione? Certo, Soprintendenza, Comune e santuario, pur vivendo sotto lo stesso cielo, hanno poco o niente comunicato tra loro. Tre milioni di turisti e due milioni di pellegrini ogni hanno giungono a Pompei per ammirare le antiche vestigia o per pregare ai piedi della Beata Vergine del Santissimo Rosario. Cifre da capogiro intorno al business degli scavi e del santuario. Venticinque milioni di euro entrano nelle casse della soprintendenza, per poi uscirne per il restauro e la manutenzione del sito. Trenta milioni di euro è il bilancio della curia reinvestito in.opere di carità. Ma l'altro giro d'affari che si aggira a metà strada tra scavi e santuario è la prostituzione. Il sindaco Claudio D'Alessio ha dichiarato guerra alle adescatrici del sesso a pagamento, con una delibera che prevede multe a prostitute e clienti e il sequestro delle auto. Il primo cittadino ha anche scritto al prefetto chiedendo un coordinamento tra le forze dell' ordine e protratto l'impegno del comando dei vigili urbani fino all'una di notte. Le prostitute, per ovviare il problema, non sostano più per strada ma aspettano in auto, parcheggiate in diversi punti della città le telefonate dei clienti per fissare il luogo dell'incontro. Le alcove delle coppie illegali sono il più delle volte alcuni alberghi cittadini. La presidentessa degli albergatori, Rosita Matrone, lancia continuamente moniti agli imprenditori che preferiscono guadagnare con il turismo del sesso. L'ordinanza sindacale ha solo allontanato le lucciole dalla strada e dagli occhi dei turisti. Ci sono poi i «chiammisti», la figura che chiama le auto dei turisti, assunti dai titolari di parcheggi o ristoranti per convincere i visitatori ad accettare le loro offerte di accoglienza. Pompei deve fare i conti, anche, con il turismo mordi e fuggi che non incrementa l'economia cittadina. Nei pacchetti delle agenzie di viaggi la voce Pompei funge solo da attrattore, i turisti vengono, poi, dirottati negli alberghi di Sorrento e Napoli. Pur volendo dormire nella città magica i cinque milioni di visitatori dove potrebbero dormire se Pompei offre solo settecento posti letto? E da qui parte lo sforzo economico degli imprenditori che hanno siglato un protocollo d'intesa con il sindaco per sviluppare un piano alberghiero più competitivo. Il piano urbanistico comunale ha in programma l'aumento dei posti letto di circa trecento unità. «Non sono moltissimi - evidenzia il sindaco Claudio D'Alessio - dobbiamo considerare che Pompei deve fare i conti con il rigido sistema vincolante a cui è sottoposto». Pompei vive una realtà paradossale: è visitata da cinque milioni di turisti e non può svilupparsi sotto il profilo alberghiero perché la presenza del sito archeologico pone severi vincoli di edificabilità. L'altro aspetto che non giova all'immagine di Pompei è la diversa struttura dei banchetti dei venditori ambulanti. Per ridare dignità agli operatori itineranti l'amministrazione comunale ha avviato un concorso di idee, aperto a giovani designer, architetti e ingegneri, per l'individuazione di un progetto che ridisegnerà completamente l'aspetto del commercio ambulante. Chi non si diverte per la rigidità delle normative che vincolano la città sono i titolari dei bar che, nelle ultime settimane, sono stati multati fino a tremila euro per non aver rispettato le misure di occupazione di suolo pubblico. Guerra aperta ai tavolini selvaggi che occupano i marciapiedi impedendo il libero passaggio.
Pompei. Città degli scavi senza alberghi e parcheggi
Pompei è un luogo di degrado e prostituzione, con un tesoro assediato dall'incuria e dal degrado. Il Comune e la Soprintendenza hanno poco comunicato tra loro, e il sito archeologico riceve 25 milioni di euro all'anno per il restauro e la manutenzione. La prostituzione è un problema, con adescatrici che aspettano in auto per incontrare i clienti. Il sindaco Claudio D'Alessio ha dichiarato guerra alle prostitute e ha scritto al prefetto per chiedere un coordinamento tra le forze dell'ordine. I titolari di parcheggi e ristoranti sono anche coinvolti, con i chiammisti che convincono i turisti ad accettare le loro offerte di accoglienza.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo