Il Conte Sarno sarà risanato e raccoglierà le acque piovane per evitare danni alle domus «Con l'acqua non si scherza». Paola Rispoli, architetto della Soprintendenza, è la coprogettista, insieme all'architetto Rosario Paone, del progetto perla sistemazione dell'antico canale Conte di Sarno finali77ata alla raccolta delle acque piovane che adesso ristagnano sulle strade di Pompei, i cui lavori sono stati avviati a settembre2009 e dovrebbero terminare a gennaio 2011. «L'acqua di risalita viene assorbita dal basso verso l'alto dalle mura, che la risucchiano comportandosi quasi come fossero alberi. E quando scende dal terrapieno - dice - spinge e si infiltra minacciando la stabilità degli edifici» come, secondo levarle ipotesi che si stanno facendo sulle cause del crollo, potrebbe essere accaduto per la Schola Armaturarum. «L'acqua è la prima causa del degrado dei monumenti - spiega l'architetto - e per questo all'allora soprintendente Pietro Giovanni Guzzo, venne l'idea, per allontanarla dagli Scavi, di recuperare questo vecchio acquedotto, realizzato alla fine del 1500 per portare l'acqua delle fonti del Sarno ai mulini e agli opifici di Torre Annunziata, e ormai dismesso da almeno quindici anni, trasformandolo in un canale di raccolta». L'antico acquedotto che salverà gli Scavi dall'azione distruttrice dell'acqua, e la città di duemila anni fa sono legati da un singolare rapporto. Quando la condotta venne realizzata da Domenico Fontana, la città sepolta non era stata ancora scoperta. Anzi, racconta il tecnico della soprintendenza, fu proprio durante i lavori di scavo che l'architetto la scoprì. Purtroppo si era in piena Controriforma e non venne ritenuto conveniente portare alla luce quello che l'ira divina, attraverso l'eruzione, aveva voluto occultare. Nel tratto in cui l'acquedotto allora in superficie, nella volta che si trova su via Di Nocera, una targa ricorda il fortuito «incontro» tra Fontana e la città sepolta. L'acquedotto, largo all'incirca un metro e mezzo, alto due, per un lungo tratto attraversa nel sottosuolo, fino a diciassette-diciotto metri di profondità, tutta quanta l'antica Pompei. Lo studio, fu avviato dalla soprintendenza nel 2004 in collaborazione con la Provincia di Napoli, l'ente preposto alla manutenzione e gestione della parte del canale esterna al sito. La soprintendenza ha investito nei lavori, che prevedono anche il restauro dell'antica struttura in cui si dovranno immettere le acque piovane che adesso ristagnano lungo le strade degli Scavi e impregnano il suolo fatto di cenere e lapilli, un milione di euro. «Si tratta di un intervento fondamentale per risolvere il problema del ruscellamento dell'acqua all'interno degli Scavi - spiega la Rispoli - che stiamo realizzando utilizzando una struttura già esistente e senza apportare nessuna modifica nel territorio pompeiano. Una volta creati dei punti di collegamento con delle griglie poste in alcuni punti lungo gli assi dei collegamenti, sfruttando una pendenza naturale, riusciremo a risolvere in una percentuale compresa tra il settanta e il novanta per cento il problema del ristagno dell'acqua piovana. Se l'acqua viene direzionata affinché cada nel canale, possiamo evitare quel ruscellamento che tanti danni ha già fatto al sito. Poi, certo, bisognerà fare in modo che tutte le case possano scaricare le acquee pluviali nel canale in modo da limitare al massimo l'estensione delle superfici di raccolta»