Napoli. «Pompei? Più che di un crollo annunciato, parlerei di un crollo seriale. Quella dei gladiatori, infatti, non è la prima casa che cade, nel giro di poco tempo». Salvatore Settis, archeologo di fama internazionale, protagonista in Italia di una battaglia contro la svendita del patrimonio artistico, è a Napoli per inaugurare oggi l'anno accademico della Società degli studi politici, all'Istituto italiano per gli Studi filosofici, alle 18.30, con una prolusione su «Benedetto Croce e la tutela del paesaggio». Per lui il crollo della Domus dei gladiatori è il sintomo di un problema generale che investe tutto il patrimonio culturale italiano, sempre più a rischio, e sempre più abbandonato a se stesso. «A gennaio c'è stato un crollo nella Casa dei casti amanti - ricorda - e oltre Pompei, non dimentichiamo, sempre quest'anno, la caduta di un pezzo del Colosseo e soprattutto la frana della volta della Domus Aurea». Professor Settis, quali sono le cause di questa situazione generale di incuria? «La causa principale è evidentemente la drastica riduzione dei finanziamenti. Dal 2008 il Ministero dei Beni Culturali ha subito un taglio di un miliardo e duecento milioni di euro. Ed è chiaro che senza soldi non si può fare manutenzione. Inoltre il personale delle sovrintendenze è sempre di meno: le assunzioni sono state bloccate e l'età media dei funzionari è di cinquantacinque anni. Per non parlare del fatto che a Pompei, ad esempio, sono stati cambiati quattro soprintendenti in meno di due anni, creando discontinuità di gestione. Come se non bastasse, l'attuale governo, invece di porre rimedio a questi problemi, ha deciso il commissariamento, affidato a figure professionali dichiaratamente incompetenti. Prima un prefetto, Renato Profili, e poi un funzionario della Protezione civile, Marcello Fiori, che con l'archeologia non hanno nulla a che vedere». Qual è la logica del commissariamento? «Non c'è alcuna logica. È un'idea perversa, una moda contraria a tutta la tradizione italiana dei beni artistici. Che cosa succederebbe se si commissariasse una sala chirurgica e si affidasse un intervento a qualcuno che non fa il chirurgo di mestiere? Eppure il lavoro dell'archeologo è altrettanto delicato, perché opera sul corpo storico del Paese». I tagli vengono giustificati con la crisi economica. «La crisi c'è pure in Germania, Francia e Spagna, eppure il contrasto con questi Paesi è mortificante per noi. In Italia c'è un'idea della cultura come optional, e soprattutto per i beni culturali non si è mai affermata una logica della conservazione programmata. Speriamo che dopo questa batosta di Pompei, che abbiamo preso tutti noi italiani, qualcosa possa finalmente cambiare». La manutenzione Il ministero ha subito riduzioni per un miliardo e 200 milioni: senza soldi non si fanno interventi I commissari È un'idea perversa prima un prefetto poi un funzionario che cosa c'entrano?