Il Madre, il PAN, Paladino a Palazzo Reale e molto altro spingono a riflettere sul rapporto tra le amministrazioni pubbliche e l'arte contemporanea. Il nucleo profondo del problema è già stato chiarito da Marc Fumaroli nello Stato culturale (1992), ma in Italia la faccenda è complicata dalla spaventosa ignoranza estetica e storica delle classi dirigenti che guidano il mecenatismo di Stato (o di Regione, o di Soprintendenza). Nel 'caso Ruby' l'attenzione generale è stata comprensibilmente attratta da altri dettagli, ma la ragazza ha svelato anche che la villa di Arcore contiene una statua di marmo con il volto del committente ed il corpo di Superman. Del resto, mentre infuriava il 'caso Noemi' pochi notarono che dalle fotografie che riprendevano le spintrie di Villa Certosa si poteva apprendere che il bordo della piscina non era ornato solo da ragazze in carne ed ossa, ma anche da altre in bronzo: magari meno disponibili, ma altrettanto nude e formose. Come dimenticare poi il mausoleo ipogeo costruito da Pietro Cascella nel parco di Arcore? Accanto al sarcofago neoegizio contornato da simboli esoterici (reminiscenze piduiste?) trentadue loculi aspettano di ricostruire «il cerchio dell'amicizia» accogliendo Previti, Dell'Utri, Confalonieri etc. In youtube si può vedere Berlusconi che illustra tutto ciò ad un Gorbaciov tanto impietrito da rinnovare gli antichi topoi per cui lo stupore di fronte ai marmi scolpiti rende di sasso lo spettatore. Ora, se questo è il mecenatismo privato del massimo politico italiano degli ultimi decenni, cosa mai possiamo aspettarci dal mecenatismo pubblico?