Le opere dovevano concludersi nel 2008. "Era una stima ottimistica". La complessità del progetto, la delicatezza degli interventi da tempo imponevano la chiusura della Villa. Ed era stato scontro con l'Alto commissario Vittorio Sgarbi. PALERMO ... «Bisognerà chiuderla», diceva il direttore dei lavori, Guido Meli. «Non se ne parla neanche», rispondeva l'Alto commissario Vittorio Sgarbi. Nel botta e risposta l'ha spuntata proprio Meli, anche se c'è poco da gioire, questa volta. Perché la Villa del Casale di Piazza Armerina, da febbraio del 2007 protagonista di un progetto di restauro che sembra non avere mai fine, chiuderà le sue porte ai visitatori lunedì 15. Ultimo giorno di visite, domenica. E senza sapere esattamente quando riaprirà. «Dobbiamo rimuovere le vecchie tettoie e collocare la nuove coperture, operazioni incompatibili con la presenza di pubblico - dice il direttore dei lavori -. Contiamo di tornare a mostrare almeno la parte centrale della Villa, più della metà, nella prossima primavera. E comunque nei mesi freddi ci sono pochissimi turisti». Poi la corsa per rispettare la scadenza del maggio 2011, l'ennesima di un restauro che avrebbe dovuto concludersi 22 mesi dopo l'inizio: nel dicembre 2008. Costo? Diciotto milioni, fondi europei. Che hanno rischiato in parte di essere restituiti a Strasburgo proprio per i ritardi. Per miracolo sono finiti nelle cosiddette «somme liberate», senza più una scadenza perentoria. Mesi in cui è successo di tutto: prima le polemiche sul progetto (Sgarbi voleva realizzare una cupola di vetro alta sessanta metri, c'era chi proponeva semplicemente il recupero delle vecchie coperture opache e arrugginite, progettate dal grande architetto Franco Minissi nel 1957), poi la rivolta dei «bancarellari» di souvenir, poi ancora i dubbi amletici sul tipo di malta da usare per colmare le lacune e sulle tonalità di colori per decorarla. Una tela di Penelope che ha costretto il direttore tecnico del cantiere, Roberta Bianchini, dipendente del consorzio fiorentino che si è aggiudicato la gara del restauro, a prendere casa a Piazza Armerina, con mamma ottantenne al seguito. Troppo per non smuovere gli animi. Pochi mesi fa, il consigliere provinciale Sergio Malfitano ha inviato all'Unesco una richiesta di azione ispettiva. A ruota il consigliere comunale Riccardo Calamaio ha puntato alle tasche di Sgarbi, chiedendo alla Regione di tagliargli i compensi, «visto che non ha saputo tenere fede agli impegni presi». Al momento, è stato ultimato il travagliato restauro dei 3.600 metri quadrati di mosaici (120 milioni di tessere) ed è stata completata la copertura del primo ambiente, la Basilica. «In realtà - dice Meli - il termine originario di 22 mesi era stato indicato proprio in vista della scadenza dei fondi europei, ma era a dir poco ottimistico, vista la complessità del progetto. Poi il cantiere è stato flagellato dai problemi con i venditori di souvenir, che avrebbero dovuto lasciare libera la strada di accesso e che invece, a eccezione dei primi tre mesi, hanno convissuto con i camion. Almeno fino all'anno scorso, quando sono stati completati i lavori del parcheggio e abbiamo avuto un altro ingresso». Nel frattempo, però, era stato già deciso di realizzare le coperture fuori dal cantiere, proprio per evitare il via vai di autocarri con i materiali. Così le capriate si fanno a Favara, duecento chilometri ad andare e altrettanti a tornare. Ma il progetto è titanico in sé, al netto delle difficoltà. Si tratta di dare un nuovo aspetto alla dimora del III o del IV secolo avanti Cristo E di farlo realizzando un sistema di coperture in legno e rame che restituiscano i volumi della Villa: una struttura semi-integrale, interrotta soltanto da fenditure. Palazzo intatto, e non rovina, con tetti e muri e finestre. A dirlo, è già difficile. A farlo, di più. «Le coperture - spiega Meli - devono essere precise al decimo di millimetro, e combaciare perfettamente con i ruderi». Per questo è stato necessario effettuare un rilievo laser, perché quello tradizionale non era sufficiente. Una scommessa, insomma. Ancora da vincere.