Gheddafi rivuole ciò che gli italiani portarono via in epoca coloniale. In Puglia ci sarebbero dei manoscritti L'accordo Il trattato di amicizia e cooperazione tra Italia e Libia ha un paragrafo dedicato alla restituzione di manoscritti e reperti La lettera La dirigente regionale ai Beni librari ha scritto a 93 istituzioni pugliesi chiedendo a tutte di collaborare alla ricerca "Ci chiedono la restituzione di manoscritti in lingua araba e di reperti archeologici trasferiti in Italia quando la Libia era una nostra colonia». La notizia irrompe nella sala conferenze di Palazzo Granafei-Nervegna di Brindisi e provoca un mormorio di stupore e disappunto tra le persone presenti. Sono lì per assistere alla presentazione di un libro. A lanciare il sasso nello stagno è Katiuscia Di Rocco, direttrice della biblioteca arcivescovile «Annibale De Leo», che ruba qualche secondo alla presentazione per lanciare il suo personale grido d'allarme. «Avevo promesso che ne avrei parlato pubblicamente», dirà poi, al termine dell'incontro, sollecitata dall'interesse del cronista per la notizia. Che cosa succede, dunque? Bisogna tornare indietro di due anni, al 30 agosto del 2008, e spostarsi a Bengasi. E lì, infatti, che fu sottoscritto il «Trattato bilaterale di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica Italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista», il primo dei due accordi voluti dal premier Silvio Berlusconi e dal presidente Gheddafi. Al paragrafo «e» dell'articolo io del Trattato si legge che l'Italia si impegna alla «restituzione alla Libia di manoscritti e reperti archeologici trasferiti in Italia da quei territori in epoca coloniale». Nelle scorse settimane si è riunito un comitato misto italo-libico che ha indicato la strada da seguire per il pieno rispetto di quelle poche righe. Così, con un effetto a cascata, il ministero degli Affari esteri ha incaricato le Regioni e dagli uffici del Servizio beni culturali di Bari sono partite 93 e-mail indirizzate ad altrettante biblioteche pugliesi. «La direttrice Di Rocco - spiega Maria Anselmi, responsabile dei beni librari dell'ufficio regionale -, è stata la prima a rispondere e ci ha comunicato di non avere materiale come quello richiesto». Maria Anselmi dice anche di essersi trovata per la prima volta nella sua carriera di fronte a una richiesta di questo genere, spiega che qualora dovesse effettivamente saltar fuori qualcosa sarà il Ministero a emanare un «atto normativo ad hoc finalizzato alla restituzione», conclude che non ha davvero idea di quali beni sottratti alla Libia tra il 1911 e il 1943 potrebbero trovarsi in Puglia. Ne hanno invece un'idea, e anche abbastanza chiara, all'Ufficio cultura dell'ambasciata libica in Italia, dove risponde Abubaker Kilani. La richiesta, infatti, è giunta proprio dai libici, che hanno detto di essere a conoscenza dell'esistenza di manoscritti in lingua araba nelle biblioteche italiane, chiedendone la restituzione. «Molti reperti - dice Kilani - sono stati anche donati dagli italiani ai tedeschi durante la guerra. Sappiamo che ci sono statue di epoca classica, vasi di ceramica di epoca greco-romana, manoscritti e documenti sui deportati». E c'era anche la Venere di Cirene, una scultura di marmo di Afrodite, restituita alla Libia alla fine dell'estate del 2008. «E noi cosa saremo costretti a restituire? - dice Katiuscia Di Rocco -. Una richiesta del genere è davvero impensabile».
Puglia. Allarme in musei e biblioteche: si cercano opere libiche
Il governo italiano ha firmato un trattato con la Libia nel 2008, che prevede la restituzione di manoscritti e reperti archeologici trasferiti in Italia durante l'epoca coloniale. Il trattato è stato firmato dal premier Silvio Berlusconi e dal presidente Gheddafi. Il ministero degli Affari esteri ha inviato 93 email alle biblioteche pugliesi chiedendo di collaborare alla ricerca di questi reperti. La direttrice della biblioteca arcivescovile di Brindisi, Katiuscia Di Rocco, ha risposto che non ha materiale come quello richiesto.
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