Settantadue i punti critici per i Beni della Capitale Roma, ecco quanto soffre la prima "industria" culturale del Paese Più visitatori ma meno addetti nell'ultimo decennio I malanni dell'archeologia in Italia non sono soltanto i crolli dovuti all'incuria, come a Pompei: è anche la più da area di antichità al mondo, cioé Roma, con 72 punti di criticità e perfino rischi di sopravvivenza; con immani urgenze di restauri, e, nonostante i visitatori di Colosseo, Palatino e Foro Romano sfiorino i 5 milioni ogni anno (il doppio di Pompei), con giganteschi problemi di gestione e valorizzazione. Quella che potrebbe essere la più imponente industria culturale della Penisola, e i cui soli biglietti fruttano 35 milioni all'anno, non calamita il numero di frequentatori, né attiva il volume di affari, che la sua importanza legittimerebbe. Un grande tesoro da salvare, ma anche da far fruttare. E perché tutto questo? «Un grave inconveniente è di sicuro la lentezza con cui si riescono a spendere i fondi», spiega Giuseppe Proietti che per sei mesi ne è stato il soprintendente, dopo l'incarico di segretario generale del dicastero; nel breve mandato, è riuscito «a recuperare 6 milioni di euro, soltanto facendo approvare i bilanci consuntivi del 2006 e del 2007, che il ministero dell'Economia rifiutava: li chiedeva redatti in maniera diversa. L'esistenza di commissari speciali a Roma deriva anche da intoppi del genere». Sono due: Luciano Marchetti per la Domus Aurea e Roberto Cecchi, il nuovo segretario generale, per la zona archeologica centrale. Il primo ha appena appaltato il lotto iniziale dei restauri nella Domus, con tre milioni e mezzo di euro; il secondo, monitorato l'area e iniziato 62 interventi d'urgenza, che affiancano altri 11 cantieri della soprintendenza: tutti lavori in corso; nel campo non si può operare di fretta. «Bisogna arrivare a una manutenzione programmata», spiega Cecchi; ma le cifre sono incredibili: 36 ettari i Fori, 12 le Terme di Caracalla «e tenerle pulite costa 40 centesimi al metro quadrato», otto la Villa di Livia; 5 euro e mezzo per metro quadrato la semplice pulizia del Colosseo. «Ma, per assurdo, i fondi potrebbero anche esserci; a mancare, sono gli uomini: soprattutto i quadri intermedi», aggiunge Proietti. In 10 anni, i visitatori dell'area centrale sono raddoppiati; ma diminuiti gli addetti: da 820, a 699. «Da tempo la soprintendenza appalta all'esterno vari lavori ma i vuoti in organico di geometri e strutture amministrative costano caro» (ancora Proietti). Bisognerebbe aprire nuovi spazi, svolgere campagne promozionali indovinate e mirate; «servirebbero professionalità attualmente inesistenti nel ministero: che si occupino di merchandising, promozione e comunicazione; un archeologo non sa pensare a che copie e modellini porre in vendita: non è nemmeno affar suo». Ma questo non basta, aggiunge Claudio Cerasoli, che è a capo della Uil nei Beni culturali: «Proietti era un ottimo soprintendente; ma ha dovuto lasciare perché il contratto era rifiutato dalla Corte dei Conti. Contratto identico a quello di Mario Resca, che dirige la promozione. Non c'è stato, al Ministero, sufficiente coraggio. Così ora manca, ed è fondamentale, un soprintendente titolare: ce n'è una ad interim; e ci sono due commissari: sarebbe bastato che ai soprintendenti di Roma, o Pompei, fossero assegnati dei poteri speciali in deroga. Fosse per me, il Foro romano lo vorrei aperto tutta notte; invece quanto di buono Proietti aveva fatto, anche con nuove aperture, rischia di andare perduto». Ma a parte i nuovi spazi, ci sono anche le tante antichità a rischio: «La cerchia delle Mura e, ci si pensa troppo poco, i grandi acquedotti, spesso divenuti sostegni di abitazioni abusive», spiega Proietti. S'intende, oltre al Palatino e a tanto altro. Solo il primo progetto per restaurare l'intero Colosseo e porlo in sicure»a, assorbe 23 milioni di euro, che non basteranno: i restauri portano sempre delle sorprese, e aggravi di costi; sotto un muro, per fortuna non si sa mai che cosa si può trovare. Tanti allarmi risalgono almeno a 30 anni fa: ai tempi della prima legge per Roma Capitale, che oggi avrebbe bisogno di una nuova edizione, come del resto richiedono le sue pietre memorabili, i suoi luoghi più antichi e più invidiati. Le «rovine immense e piene d'emozioni» (Stendhal); «gli antichi monumenti che hanno reso e renderanno sempre illustre, ammirabile ed unica questa alma città di Roma», scriveva in un editto rimasto giustamente famoso il cardinale Bartolomeo Pacca. Era il 1820: infiniti turisti celebravano le glorie di quella che ancora non era la capitale italiana; «aveva 75 mila statue antiche, oggi gliene restano circa 5 mila in tutto», dice il grande archeologo Antonio Giuliano. Per favore, si può cominciare a fare sul serio?
Roma. Come far produrre la prima industria culturale del Paese
Il ministero dei Beni e delle Attività Culturali ha 72 punti critici per la gestione e valorizzazione dei beni culturali di Roma, tra cui il Colosseo, il Palatino e il Foro Romano. Nonostante i 5 milioni di visitatori all'anno, la gestione dei beni culturali è lente e non fruttifica i fondi in modo efficiente. Il soprintendente Giuseppe Proietti ha recuperato 6 milioni di euro facendo approvare i bilanci consuntivi del 2006 e del 2007, ma il suo contratto è stato rifiutato dalla Corte dei Conti. Il ministero ha anche due commissari speciali per la Domus Aurea e la zona archeologica centrale.
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