Da Empoli: così io e il sindaco convinceremo i grandi investitori della cultura Dalla Biennale mi aspetto tante idee, e almeno un paio di progetti concreti Venerdì inizia Florens 2010 la settimana internazionale dei beni culturali e ambientali promossa da Confindustria Firenze, Cna Firenze, Intesa Sanpaolo e Banca Cr Firenze e, complice il crollo di Pompei, il dibattito su beni culturali e risorse è all'ordine del giorno. A Palazzo Vecchio fa discutere il teschio di diamanti di Damien Hirst in mostra dal 26 novembre, mentre si avvicina per l'amministrazione il tempo delle scelte di bilancio. Giuliano da Empoli, assessore comunale alla cultura, il patrimonio culturale è una spugna o un volano per l'economia? «I beni culturali non devono essere il petrolio italiano, proprio per evitare di finire come l'Arabia Saudita che ha da decenni una grande rendita dal petrolio ma non ha altrettanta crescita culturale e sociale, anzi. Invece da noi purtroppo sembra essere passato proprio il modello saudita che ha generato rendite di posizione pubbliche e private senza portare veri benefici per il resto del Paese». E per una gestione diversa serve una nuova mentalità oppure nuove regole? «Il problema è che non abbiamo gli strumenti e le regole, né come Comune, né come Paese; e questo spiega perché la Francia abbia avuto un miliardo di dollari per l'operazione Louvre Abu Dhabi e noi neppure un euro. Loro hanno un'agenzia centrale che gestisce i rapporti internazionali dei musei, noi da una parte non abbiamo uno straccio di politica culturale centrale e dall'altra i soprintendenti si incatenerebbero ai cancelli se facessimo operazioni simili». Mario Resca, il direttore generale del ministero dei beni culturali, in un'intervista al Giornale ha ribadito che occorre aprire la gestione dei musei ai privati: lei è d'accordo? «Nel disastro del ministero Resca va nella direzione giusta. Il privato non vuole più essere solo sponsor o mecenate, vuole investire se condivide un progetto. Ma se il ministro Tremonti continua a non defiscalizzare gli investimenti in cultura, le cose difficilmente cambieranno». Cosa farà il Comune per attrarre nuovi partner privati? «Abbiamo una struttura per il found [sic] raising e ad anno nuovo inizieremo un road show con il sindaco Renzi rivolto ai 30 maggiori investitori italiani in cultura e comunicazione e ai 3o maggiori investitori stranieri in cultura e comunicazione, fornendo loro un pacchetto con formule nuove di partnership, ma anche location inedite». Un altro capitolo è la gestione diretta del Comune. Ad esempio, è possibile che senza fondi privati per pagare il personale il Forte Belvedere sia costretto a restare chiuso come è accaduto nel recente passato? «Sul Forte stiamo investendo per metterlo in sicurezza, lo riapriremo con risorse nostre. E stiamo investendo molto in altre strutture comunali e nell'arte contemporanea, dall'Ex 3 alla Strozzina, fino al tentativo che stiamo facendo con le Murate. Poi ci impegnano a non ridurre i fondi per la cultura, anche se non dipende solo da noi. Noi manterremo inalterati gli investimenti e se possibile li aumenteremo, il governo li taglia». Venerdì inizia Florens 2010. Cosa vi aspettate? «La vera svolta nella gestione dei beni culturali arriva proprio da dinamiche come quelle innescate da Florens 2010, con il coinvolgimento di tutte le realtà economiche e culturali, pubbliche e private. È positivo che la settimana dei beni culturali ci sia e mi aspetto tante idee, una piattaforma che faccia da catalizzatore. Sarò contento poi se ne usciranno almeno due o tre progetti concreti e tra due anni, alla seconda edizione, si potrà misurare il successo, anche economico, di questi progetti». Qual è il giusto rapporto pubblico-privato? «Il pubblico deve finanziare il cuore della cultura, è scandaloso che lo Stato non dia fondi alla Biblioteca Nazionale o alla Crusca. Poi è bene che si allarghi lo spazio dei privati e dell'economia. E come Firenze , abbiamo un privilegio unico che può attirare grandi risorse, come i 2,5 milioni del National Geografic per la ricerca della Battaglia di Anghiari di Leonardo». C'è chi dice che l'unico a guadagnare dall'operazione del teschio nel Salone dei Cinquecento sarà Hirst... «L'esposizione è frutto di un contratto, ci guadagneremo tutti. Certo ci guadagna l'artista, ma noi in un'operazione da un milione di euro non spenderemo neppure un euro, e abbiamo una garanzia sugli incassi e sul prezzo maggiorato. Detto questo, si potrà parlare di successo se avremo staccato più di 50 mila biglietti». Quando arriverà il biglietto unico per i musei comunali e statali? «L'accordo c'è, ma è frenato dal fatto che è inserito nel protocollo generale con ministero dei beni culturali e da polemiche anche legittime. Sono per stralciarlo, così da avere il ticket unico già a gennaio».