Scongiurata la chiusura, resta in difficoltà la struttura di via Tasso, dove le SS torturavano L'allarme sembra rientrato, ma solo provvisoriamente. II Museo storico della Liberazione di Roma, situato nel famoso edificio di via Tasso dove venivano incarcerati i prigionieri dei nazisti, non chiuderà i12 gennaio 2011, come paventato domenica scorsa dal suo presidente Antonio Parisella. Ma la situazione resta precaria, nonostante il discreto successo della sottoscrizione popolare avviata mesi fa. «Oggi ho ricevuto dal ministero dei Beni culturali importanti rassicurazioni dichiara Parisella circa i fondi che ci spettano nel 2010. II contributo statale di 50 mila euro sarà tagliato del 15 per cento, come previsto, per cui potremo contare solo su 42.500 euro. Ma con i circa 10 mila euro raccolti dalla sottoscrizione e le quote pagate dalle scuole che mandano gli alunni in visita, possiamo andare avanti». La denuncia di due giorni fa derivava dal fatto che finora, a novembre inoltrato, il Museo di via Tasso ha ricevuto soltanto 15.500 euro: con una cifra del genere si andrebbe verso il commissariamento e la sospensione di ogni attività. Per questo la notizia ha suscitato diverse reazioni a livello politico, in quanto la struttura rappresenta un pezzo fondamentale di storia della Resistenza. Qui spadroneggiava l'ufficiale delle SS Herbert Kappler, principale responsabile della feroce rappresaglia delle Fosse Ardeatine. Qui furono. rinchiusi e torturati un gran numero di resistenti e di ebrei, che lasciarono i loro graffiti sulle pareti delle celle. Tra loro, anche il futuro ministro e presidente della Corte costituzionale Giuliano Vassalli, la cui firma è tuttora visibile su un muro. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno (Pdl) ha dichiarato che si tratta di «un patrimonio da preservare ad ogni costo», chiedendo un emendamento parlamentare al decreto cosiddetto «milleproroghe» e preannunciando un suo prossimo incontro con Parisella. I consiglieri comunali del Partito Democratico hanno presentato una mozione in Campidoglio. II presidente della Provincia Nicola Zingaretti (Pd) si è messo «a disposizione per mantenere in vita il Museo». La presidente del Lazio Renata Polverini (Pdl) ha fatto sapere che «non mancherà l'impegno da parte della Regione». Interventi che Parisella accoglie con soddisfazione: «I finanziamenti del ministero sono incerti e tendono a diminuire, per cui solo il sostengo degli enti locali ci può consentire un minimo di respiro. Sono ormai alcuni anni che possiamo provvedere solo all'ordinaria amministrazione: nel 2000 il contributo era di 10o milioni all'anno, ora tra inflazione e tagli siamo veramente con l'acqua alla gola». Eppure l'interesse verso il Museo aumenta, le prenotazioni crescono: «In un decennio nota Parisella i visitatori sono raddoppiati, fino a raggiungere la quota di 15 mila in un anno. Sono sempre di più gli stranieri. Purtroppo noi, nelle condizioni attuali, non possiamo realizzare investimenti e neppure lavori di restauro».