Melandri, Rutelli e Veltroni alla guida del ministero dei Beni culturali, trascurarono completamente il degrado Roma Di fronte alla sinistra che chiede a gran voce le dimissioni del ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, il contrattacco del sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Maria Giro, è potente e orgoglioso. Riguardo il crollo della Domus dei Gladiatori avvenuto sabato scorso, il ministro Bondi è «al di sopra di ogni sospetto perchè ha parlato in tempi non sospetti». Da tempo si batte infatti affinchè il ministero possa disporre di più risorse. C'è da dire poi che noi, giunti al governo, abbiamo trovato «Pompei e il Foro Romano in uno stato pietoso», solo che «il centrodestra non ha mai strumentalizzato i crolli avvenuti quando l'opposizione era la governo». Giro si sofferma sull'ipotesi che il Pd presenti una mozione di sfiducia nei confronti di Bondi. «Mi limito a ricordare - dice - che quando Rutelli e Veltroni, in periodi storici diversi, si sono avvicendati alla guida di Roma e del ministero dei Beni culturali, avevano completamente trascurato il degrado assoluto in cui si trovavano il Foro Romano e Pompei, che abbiamo trovato in condizioni pietose tanto da decidere di commissariarli. Per questo siamo stati anche attaccati se pure fosse una scelta assolutamente dovuta per lo stato di emergenza in cui si trovavano entrambe. Ora il commissariamento è finito e abbiamo un cronogramma da realizzare». Pompei, come noto - evidenzia Giro - è ampia 67 ettari «ed è fra le aree archeologiche più estese al mondo. Ha subito dal dopoguerra a oggi molti interventi di restauro e non tutti sono stati monitorati, perchè è un'area enorme. Noi ora stiamo lavorando speditamente con un preciso cronoprogramma. Voglio, però, rammentare a chi ci attacca che dovrebbero ricordare i primi crolli della Domus Aurea quando c'era il ministro Giovanna Melandri, o ancora il crollo straordinariamente importante di un lungo tratto delle Mure Aureliane che vennero giù all'Ardeatina. Un crollo che fece il giro del mondo». Insomma - sottolinea il sottosegretario - sono fatti «che possono accadere perchè parliamo di archeologia, cioè di un patrimonio antico, di un malato cronico, perchè non potremmo mai guarire del tutto l'archeologia in sè fragilissima. Dobbiamo piuttosto intervenire con le risorse di cui disponiamo. Bondi, infatti, ha chiesto anche fondi ed è protagonista di una polemica anche dura con il collega Tremonti proprio per questo». Il crollo del lungo delle Mure Aureliane - scandisce Giro - di pertinenza del Comune di Roma, ma sotto la tutela del ministero, fu un crollo importante. «Si parlò di archeologia ferita, ma, diversamente da quanto fa ora la sinistra, il centrodestra non lo strumentalizzò, dimostrandosi più tranquillo, più cauto e responsabile. In queste vicende - suggerisce infine - bisogna stare accolti e non calcare troppo la mano. Se facciamo la contabilità dei crolli loro, vedrete che forse ci superano». Già domenica, durante un sopralluogo con i tecnici e i funzionari della sovrintendenza negli scavi di Pompei, Bondi aveva dichiarato: «Se avessi la certezza di avere delle responsabilità sul crollo della Domus dei gladiatori mi dimetterei senza aspettare un minuto di più». Se non altro, nella Schola Armatorum [sic], «gli affreschi danneggiati a seguito del crollo della Domus dei gladiatori potranno essere restaurati. Anche la Schola potrà essere ricostruita così com'era dopo il restauro della seconda guerra mondiale», ha detto il ministro.