Erano i primi freddi giorni del dicembre 1974, l'entusiasmo era nell'aria, Giovanni Spadolini sovente veniva a Milano per incontrare il suggeritore e consigliere per il futuro Ministero, il soprintendente di Brera Franco Russoli. Ci si trovava nella Pinacoteca milanese e i colloqui, fra preoccupati e scherzosi proseguivano a cena nei ristoranti vicini. Era un gran congetturare su come doveva essere, dopo anni di discussioni, lotte, intoppi, problemi, questo istituendo ministero per il Beni culturali e dell'ambiente (questa la prima «titolazione» del dicastero). Russoli, affaticato dai problemi di Brera e della Lombardia, dai mille e mille ingranaggi e inghippi burocratici per cui il nostro patrimonio più importante doveva dipendere da due ministeri, entrambi occupati in cose che ritenevano più determinanti, l'Istruzione e fin gli Interni per gli Archivi di Stato. Al fine ci sarebbe stato un Ministero a tutela e salvaguardia dei tesori d'Italia. Dopo tanti incontri dall'atmosfera da carbonari, il 14 dicembre Spadolini inaugurò quello che con decreto legge (prima anomalia divenuto nel '75 legge 45 come Ministero dei Beni culturali e ambientali) venne istituito come dicastero senza portafoglio. Spadolini si precipitò a Brera ad annunciarlo ufficialmente con il coinventore Russoli. L'euforia era alle stelle, pur se il Ministero sorto come minore e sovrastato da problemi colossali mostrò subito la propria fragilità come macchina burocratica. Comunque era un buon inizio, Spadolini ne era fiero, sin tronfio, Russoli gongolava, tutto si poteva migliorare almeno fino a quando l'amico fosse rimasto al ministero. Degli anni successivi si sa fin troppo, in mani assai meno attente e competenti, con Russoli scomparso d'improvviso, ministri che non sapevano nulla, i problemi si accumularono e le burocrazie si infittirono, un direttore generale a Roma aveva sovente poteri eccessivi, i soprintendenti continuavano invano a sollecitare aiuti per edifici, monumenti, opere d'arte, il catalogo generale da compilare. Solo Antonio Paolucci, già soprintedente e attuale direttore del Polo fiorentino, fu un tecnico che girava per le sedi pure minori per approfondire le necessità più urgenti, poteri ne ebbe pochissimi, vi rimase troppo poco. Poi Alberto Ronchey fu il primo in grado di sommuovere un poco il Ministero, avviò la legge Ronchey che svecchiò il meccanismo obsoleto dei Musei. Erano i sogni vani dello scomparso Russoli, che con ritardi imperdonabili, cominciavano a realizzarsi. Venne poi Veltroni che dapprima lasciò interdetti gli specialisti, specie con il Lotto per i fondi dei restauri che parve una sorta di Disneyland, mentre, sia perché era vicepresidente del Consiglio, sia perché trascorreva intere domeniche nei cantieri, il suo lavoro fu attivo e fruttuoso. Giovanna Melandri è rimasta poco, con buone intenzioni. Ecco arrivare un professore universitario, ideatore del Centro Einaudi a Torino, allievo di Bobbio, liberale dichiarato che tuttavia fu tra gli ideatori di Forza Italia, Giovanni Urbani, ciò che lo rese dapprima inviso a coloro che la pensavano politicamente in modo diverso, cioè nel settore, la maggioranza. Studioso profondo, meticoloso, attento, aduso a circondarsi delle menti più brillanti per meglio capire e meglio attuare, Urbani è un buon ministro, sovente frainteso per l'attitudine a lavorare in silenzio, senza apparire e specie su leggi, problemi concreti, riforme di questo ministero sempre più importante, con un'Europa che ci invidia tesori e li farebbe propri in un boccone. Ora in una conversazione con Paolo Conti, pubblicata in un volumetto dal titolo Un liberale alla cultura, polemiche e prospettive (ed. Rizzoli) spiega la nascita del fondamentale Codice dei Beni culturali e del paesaggio, che in troppi hanno criticato senza aver letto, ma è cruciale punto di partenza legislativo per un futuro in cui si spera i Ministri siano sempre più attenti e avidi di proteggere i nostri Beni.
Quando Spadolini faceva il carbonaro dei beni culturali
Il 14 dicembre 1974, Giovanni Spadolini inaugurò il Ministero dei Beni culturali e ambientali, istituito con decreto legge. Il ministero era il risultato di anni di discussioni e lotte, e il suo scopo era quello di tutelare e salvaguardare i tesori d'Italia. Il primo direttore generale, Franco Russoli, era un tecnico esperto che aveva lavorato per anni per raggiungere questo obiettivo. Tuttavia, il ministero subì una serie di problemi e critiche, in particolare per la mancanza di competenze e risorse.
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