Già un esposto della Uil aveva sollevato il «caso», accusando il team di Bertolaso di sprechi Era già stato lanciato un allarme nel 2006, perché nessuno lo ascoltò? Sono due le inchieste della procura di Torre Annunziata Si indaga sugli interventi strutturali eseguiti dalla Protezione civile e su un esposto presentato la scorsa estate sui lavori gestiti dall'attività commissariale dal 2009 al 2010 Oltre al commissariamento di Pompei la politica delle emergenze ha sfilato alla sovrintendenza archeologica anche Ostia antica, il Palatino, i Fori imperiali e il Colosseo affidati alla Protezione civile 2009 GIUGNO Il governo nomina commissario straordinario Marcello Fiori, braccio destro di Bertolaso. I suoi interventi, fino all'estate 2010, sono stati contestati dalla Corte dei conti NAPOLI. Domenica la ribalta era tutta per il ministro Sandro Bondi, arrivato a Pompei per raccattare i cocci della sua credibilità dopo il crollo di sabato. Ieri sul sito archeologico c'erano i tecnici, telecamere spente e bocche cucite, sotto un temporale che non preannunciava nulla di buono. Nessuna indiscrezione, si lavora per evitare un nuovo disastro. «Mi risulta che sono stati stanziati 30 milioni di euro per lo scavo della Villa dei Papiri, attualmente sotterrata da 200 metri di lapilli. Meglio lasciarla dov'è, al sicuro e impiegare i fondi per la manutenzione del sito. In che condizione si trovi è sotto gli occhi di tutti». E' questo il commento della professoressa Giovanna Greco, docente della scuola di specializzazione in archeologia dell'università Federico II. Ancora domenica il presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, Andrea Carandini, aveva proposto di creare un'Opera di Pompei: «Una specie di Fabbrica del Duomo permanente con squadre di 20, 30 operai che intervengono ogni giorno su insule e case». Una intuizione che è piuttosto un ritorno al passato: «Così avveniva prima ed è quello che serve agli scavi», conferma la professoressa. Fino a venti anni fa c'erano laboratori di falegnameria, idraulici, giardinieri e operai specializzati, pagati dallo stato, che provvedevano alla manutenzione ordinaria. Se si rompeva una porta o una fontana la riparavano, l'impressione generale era di un sito curato. Poi hanno cominciato ad andare in pensione, senza nuove assunzioni. Da undici giardinieri siamo arrivati a uno per fare posto ai privati. Così se si rompe una porta bisogna aspettare che si arrivi a mille e poi fare una gara; intanto, per due o tre anni le porte restano rotte. A Pompei c'è la maggiore estensione al mondo di mosaici all'aperto: se ne occupavano addetti specializzati. L'ultimo mosaicista rimasto, non potendo fare il lavoro da solo, li copriva con la sabbia in autunno e li scopriva in primavera. Poi anche lui è andato in pensione, il risultato è che si stanno rapidamente deteriorando. Lo stesso per gli affreschi, non c'è più nessuno che ci passi la cera. Ma la manutenzione ordinaria non fa notizia, al governo interessano solo le conferenze stampa plateali in cui annunciare mega restauri, come la Casa dei Vettii, soldi sprecati se poi non c'è chi li cura. «Si lamentano - conclude la professoressa Greco - perché non c'è personale specializzato che lavori a Pompei? Ma noi formiamo studenti capaci che sono costretti a emigrare o cambiare mestiere perché, quando parlano di personale, intendono consulenti, quelli per cui si spendono milioni». Da ieri le inchieste da parte della procura di Torre Annunziata sono diventate due. La più recente è un fascicolo per accertare eventuali responsabilità nel crollo della Domus dei gladiatori: «Dobbiamo capire perché è successo e se ci sia un collegamento tra il crollo e l'ultimo intervento strutturale fatto sulla stessa - spiega il procuratore capo, Diego Marmo -, se è vero che sarebbe già stato lanciato un allarme nel 2006: se è così, dovrà pur esserci un documento». La precedente inchiesta è sull'attività commissariale 20092010 e nasce dall'esposto presentato dalla Uil Beni culturali: «Il dossier - spiega Gianfranco Cerasoli - riguarda l'assenza di trasparenza in merito a conti e forniture, l'opacità della composizione della struttura commissariale, di cui non si conoscono nomi e competenze, le ditte coinvolte nella promozione di mostre, sempre gli stessi nomi che girano intorno alla struttura retta da Guido Bertolaso, eventi per cui si sono spesi milioni, soldi sottratti a manutenzione e cura degli scavi. In allegato c'era la lettera autografa del direttore degli scavi, Antonio Varone, che segnalava la pericolosità della situazione, tanto da temere per l'incolumità dei visitatori e dei dipendenti». Sotto accusa, in particolare, i lavori alla cavea del teatro Grande. «L'Istituto italiano per gli studi filosofici - racconta il direttore, Gerardo Marotta - ci aveva fatto uno spettacolo dedicato alla Repubblica partenopea del '99, si sentiva in modo magnifico dalle prime gradinate alla collina. Adesso è tutto distrutto per fare posto a orribili amplificatori. Bisogna ringraziare il presidente Napolitano per aver raccolto il grido di dolore che si è sollevato nel mondo. In Francia, esiste un tratto di mura romane, accanto c'è una residenza per archeologi, curano il sito e addestrano i manutentori del futuro, anche loro saranno atterriti al pensiero di quello che accade in Italia. In mancanza di un soprintendente, i nuovi barbari sono entrati a Pompei nel 2010 e hanno distrutto tutto, questo sarà scritto nei libri dei nostri nipoti. Dovremmo conservare un pezzetto di questo scempio a futura memoria». I TECNICI DEL MINISTERO Lettera a Napolitano: Bondi ha fallito Basta con gli attacchi di Bondi alla professionalità dei tecnici del suo ministero. L'associazione nazionale dei tecnici dei beni culturali boccia la gestione del settore e scrive al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per ringraziarlo del suo intervento su Pompei e lanciare un altro allarme sulla incredibile situazione dei beni culturali in Italia, che tanto scalpore sta suscitando in tutto il mondo". In nome di un managerialismo di facciata, condito da commissari che tanti episodi giudiziari stanno provocando - denunciano i tecnici nella lettera - sono state calpestate e si vogliono calpestare competenze di altissimo livello, anche internazionale, imbrigliate prima dall'omologazione con i Lavori Pubblici... poi dai tagli mortificanti di finanziamenti e mezzi, che hanno reso il settore asfittico . Basti ricordare che il restauro del museo archeologico di Reggio Calabria, quello degli Uffizi di Firenze e di Palazzo di Brera a Milano sono tutti interventi sottratti alle competenze dei beni culturali ed eseguiti con le ordinanze della Protezione civile, nell'ambito del grande evento 150 anni dell'Unità d'Italia. Così come sono stati scippati alle competenze delle sovrintendenze archeologiche oltre a Pompei (commissariata dal 2009 al 2010) anche Ostia antica, il Colosseo, il Palatino e l'area dei Fori imperiali, affidati con una ordinanza firmata da Berlusconi alla protezione civile con il solito meccanismo dell'emergenza. A Napolitano i tecnici ricordano che osi è giunti addirittura a vietare i sopralluoghi ispettivi con la propria auto ai funzionari, che già 'godono' per la maggior parte di risibili stipendi, a fronte delle retribuzioni da super manager che pervadono il ministero . L'Italia e la sua cultura sono una priorità che merita una riflessione globale sui beni culturali, da non considerarsi né merce né emergenza ma il volano economico, oltre che ricchezza per l'umanità , continua la lettera.