I democratici verso la mozione di sfiducia contro Bondi. Fli e centristi possono convergere Domani il ministro dei Beni Culturali riferirà in Aula sullo scempio dell'area archeologica I democratici hanno pronta una mozione di sfiducia concordata tra Bersani e Franceschini Il finiano Granata: «Bondi è solo ministro della Propaganda, dimissioni immediate» Gli ultimi giorni del governo potrebbero passare per Pompei. Il Pd ha chiesto a Sandro Bondi di riferire in Parlamento sul crollo della Schola Armaturarum. E se il ministro dei Beni culturali domani si presenterà nell'aula di Montecitorio e non saprà essere più convincente di quanto non sia stato in queste ultime 72 ore, il Pd presenterà una mozione di sfiducia individuale nei suoi confronti. L'operazione è stata concordata tra Dario Franceschini e Pier Luigi Bersani. Ma ci sono già stati anche contatti con le altre forze che puntano alle dimissioni di Silvio Berlusconi. Compresa Futuro e libertà. E, sulla carta, alla Camera ci sono i numeri per sfiduciare Bondi e far esplodere in Parlamento una crisi che da settimane si trascina sugli organi d'informazione. Bersani, che da Fini si aspetta «atti conseguenti» alle parole pronunciate nelle ultime settimane, fa sapere che il Pd svilupperà «ogni iniziativa, parlamentare e non, utile a chiarire la situazione perché la crisi c'è ed è ora di certificarla». Concetti che il leader del Pd ha espresso direttamente al presidente della Camera in mi colloquio telefonico. Uno dei sempre più frequenti che sta avendo con lui. Bersani sa benissimo che una mozione di sfiducia al governo targata centrosinistra, ancora ieri sollecitata dal leader del1'Idv Antonio Di Pietro, in questo momento difficilmente potrebbe essere votata dai finiani, e sa invece che sulla richiesta di dimissioni nei confronti di Bondi si può creare con loro una fruttuosa convergenza. Anche perché la gestione del sito di Pompei e dell'intero ministero della Cultura, come verrà alla luce da una relazione messa a punto dal Pd per motivare la richiesta di dimissioni, viene giudicata da più parti indifendibile. A chiedere esplicitamente le «immediate dimissioni» del titolare dei Beni culturali c'è infatti anche il deputato di Fli Fabio Granata, che parla di «totale inadeguatezza nella gestione del più grande patrimonio culturale del mondo» e di Bondi come «sostanzialmente ed esclusivamente solo ministro della propaganda». Un fronte composto da Pd, Idv, Udc e finiani avrebbe la maggioranza, alla Camera. E i contatti delle ultime ore fanno ben sperare il Pd. Il capogruppo del1'Idv Massimo Donadi, pur giudicando auspicabile una mozione di sfiducia al premier, si dice pronto a firmare la mozione contro «il ministro dei mali culturali» Bondi. E anche l'Udc - che pure sottolinea che è il ministro dell'Economia Giulio Tremonti a dover riferire in Parlamento perché quanto avvenuto a Pompei è, dice Pier Ferdinando Casini, «il risultato dei tagli lineari di chi non ha sapute e voluto fare scelte di tutela del nostro patrimonio» - è pronta a fare la sua parte pur di arrivare alle dimissioni di Berlusconi. Che, si ragiona tanto tra i vertici del Pd quanto tra quelli delle altre forze di opposizione, se pure non arriveranno insieme a un'eventuale sfiducia a Bondi, di certo sarebbero più vicine una volta che sia riuscita un'operazione del genere. A questo punto Bersani vuole innescare una vera e propria «guerriglia» in Parlamento, spingendo il governo verso le dimissioni sfruttando ogni spazio possibile, che sia la proposta di legge presentata da Fli su Rai e pluralismo, quella del Pd sulla riforma fiscale (su cui potrebbe esserci la convergenza con Fini e Casini), il documento di censura presentato dall'Idv nei confronti del ministro Calderoli, reo di aver abrogato alcune norme che vietano l'associazione armata in modo da salvare le camicie verdi, o le stesse votazioni sulla riforma della Giustizia e Lodo Alfano. Oggi il leader del Pd incontrerà prima i segretari regionali e poi riunirà al Nazareno tutti i big del partito. Bersani vuole discutere con loro le prossime mosse, senza escludere nulla. La stessa mozione di sfiducia nei confronti del premier, che in questa fase rischia di tramutarsi in un boomerang, potrebbe essere messa sul piatto. Nel Pd la sollecitano apertamente Arturo Parisi, Gavino Angius, e anche il veltroniano Giorgio Tonini pur lasciando aperta la porta a più soluzioni, dice che bisogna prendere in considerazione «l'ipotesi di una mozione, o comunque di una iniziativa in Parlamento, perché non possiamo stare ad aspettare Fini, non può avere i ministri e guidare pure l'opposizione». Il "colpo finale" potrebbe insomma essere portato a presto, ma prima Bersani vuole continuare la battaglia di logoramento. Che avrà nella sfiducia a Bondi un passaggio fondamentale.