«Dobbiamo educare gli italiani alla cultura. Non è una questione di biglietti e merchandising» «I musei? Macché biglietto. Dovrebbero essere gratis. Il merchandising? Va bene, ma non esageriamo, non è decisivo. Comunque, queste sono tutte questioni secondarie. Il problema, come si dice, è un altro». Antonio Paolucci, già ministro dei Beni culturali a metà degli anni Novanta con il governo guidato da Lamberto Dini, già soprintendente per il polo museale di Firenze, storico dell'arte tra i più noti e oggi direttore dei Musei Vaticani, ha appena finito di ricordare Carlo Ludovico Ragghianti. Una relazione che ha ripercorso la vita culturale e politica del grande critico e uomo politico, tra i fondatori del Partito d'Azione. Ma ora preme l'attualità. Pompei, lo stato dei beni culturali italiani, i drastici tagli alla cultura, l'uso che si fa dei musei: tantissimi i temi in ballo. Professore lei diceva che 'il problema è un altro'. Vale a dire? «A me pare chiara l'esigenza essenziale: educare i cittadini alla cultura, fare in modo che sappiano che cosa vanno a vedere e perché. Dobbiamo portare la cultura e la sensibilità nel nostro Paese. Mi si passi l'espressione, ma occorre un incivilimento sennò sono guai. Non si tratta di un'operazione di poco conto, lo so bene. Né credo si possa risolvere così, su due piedi. Ma è essenziale capire che se non facciamo degli italiani un popolo di cittadini consapevoli non andiamo da nessuna parte. Questo è il vero problema e va affrontato senza tentennamenti». Ma la gestione dei musei dovrà pur avere un tornaconto economico. «E pensate che aumentare il prezzo del biglietto sia la soluzione migliore? O che porti effettivamente quelle risorse che mancano ai nostri tesori d'arte? Ma via, basta sciocchezze. Anzi, dirò di più: i musei li vorrei gratis. E per tutti». Magari si potrebbe creare un merchandising più aggressivo. «No, non ci siamo. Se andiamo a vedere le entrate economiche, ci accorgiamo come anche il merchandising sia bello e divertente quanto vi pare, ma assolutamente non decisivo». Porta soldi nelle casse dei musei... «Sì, ma non in quantità tale da risolvere i mille problemi che ci sono». Eppure il crollo di Pompei dimostra che un problema economico esiste. «Pompei dimostra prima di tutto che ci sono molte, moltissime Italie. E che ci sono geografie diverse. Ma davvero pensate che una cosa del genere sarebbe potuta succedere, che so, a Firenze? Via, non prendiamoci in giro. Anzi, voglio andare ancora più su: davvero pensate che sarebbe stato possibile una cosa del genere a Innsbruck?». Ma non è rimasto colpito dal crollo di Pompei? «E chi ha detto che non sono rimasto colpito? Di certo, sarei bugiardo se affermassi che non me l'aspettavo. Non so come dire, ma noi dell'ambiente le cose le vediamo. E magari le vediamo prima di altri. Comunque, non si tratta di giudicare il singolo episodio, bensì di avere una visione generale del nostro Paese. Che si divide in aree sviluppate e non. Che deve ancora formare, far diventare cittadini grandissima parte del nostro popolo». Insomma, si parla di musei per parlare d'Italia. «Certo, e di che se no? Mica possiamo decontestualizzarli. E' chiaro che dove le cose funzionano i musei funzionano. Dove non funzionano, i musei non funzionano. Mi pare un concetto semplice da capire, no?».
Paolucci: Manca la civiltà, non i fondi
Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, ha ricordato Carlo Ludovico Ragghianti, fondatore del Partito d'Azione. Ha sottolineato l'importanza di educare gli italiani alla cultura e di fare in modo che sappiano cosa vanno a vedere e perché. Secondo Paolucci, se non si fa questo, non andremo da nessuna parte. Ha anche espresso la necessità di gestire i musei in modo economico, ma ha criticato l'idea di aumentare il prezzo del biglietto. Ha suggerito invece di renderli gratuiti per tutti. Ha anche parlato del crollo di Pompei e ha sottolineato che il problema economico esiste anche in Italia.
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