Guzzo: aggiornate il monitoraggio. Cerasoli: si può chiedere un prestito NAPOLI «Nel '97 abbiamo redatto, grazie al sostegno del World Monuments Fund, un rapporto sullo stato di conservazione di Pompei, che è servito a fissare le priorità d'intervento in base al rischio. Valutammo che occorrevano 25o-30o milioni in dieci anni. Sono stati impostati alcuni progetti, ma il monitoraggio doveva essere aggiornato, perché i monumenti sono come noi: se il medico oggi dice che stiamo bene, non è detto che domani non possa spuntare un problemino». Pietro Giovanni Guzzo, a lungo soprintendente di Pompei, fa notare che «A gennaio c'è stato un crollo nella Casa dei Casti Amanti, a poche decine di metri dalla Casa dei Gladiatori, probabilmente per stessa causa, cioè perché il terrapieno si è riempito d'acqua». Be', come noi dobbiamo ripetere le analisi del sangue, a Pompei si dovevano aggiornare le analisi dell'acqua, si potrebbe dire. Ma perché non si fa: è sempre un problema di fondi? «Senza soldi dice l'ex soprintendente non si canta messa. E a nessuno piace fare un lavoro che non si vede: dal 2007 al 2009, noi abbiamo più che raddoppiato l'area messa in sicurezza eppure ci hanno tacciati di inefficienza. Oggi bisogna continuare la manutenzione ordinaria. E occorrono soprattutto competenze adeguate». «Invece la Soprintendenza dispone di una decina di archeologi, e non solo per Pompei, ma anche per Ercolano, Oplontis, Stabia, Boscoreale. Ne occorrono almeno 30», sottolinea Gianfranco Cerasoli, segretario generale della Uilbac e membro del Consiglio superiore dei Beni culturali. «Ed è assurdo che si parli di assenteismo del personale aggiunge quando la Soprindentenza dispone di 312 unità a fronte delle 872 necessarie secondo lo stesso ministero. Se fossero assenteisti, gli Scavi non aprirebbero neppure». Secondo Cerasoli occorre intervenire con tre mosse: «La Soprintendenza deve avere maggiore autonomia e nel cda devono entrare il Comune e la Provincia: la Regione c'è grazie a una mia battaglia. Così si potrà concertare anche per chiedere finanziamenti europei. Poi occorre un piano complessivo. Infine, più poteri al soprintendente, per fare assunzioni e accelerare gli appalti in piena trasparenza. E non parlo di ricorrere alla Protezione civile per aggirare le norme. Sbagliata è invece l'idea della fondazione: sarebbe una struttura parallela con altri costi». Comunque servono 200 milioni per completare l'opera avviata da Guzzo. «Si possono fare molti soldi con il logo Pompei in giro per il mondo. Inoltre Pompei è un sito Unesco: si potrebbe ricorrere a un prestito internazionale». Come per il Partenone? «Sì. Ma la proposta deve partire dal Governo. Aggiungo che il direttore del ministero Stefano De Caro tra un mese va in pensione: io gli farei un contratto ad hoc per Pompei». Negli Scavi, intanto, ieri hanno proseguito il sopralluogo gli esperti dell'Istituto superiore per la conservazione e il restauro. E hanno continuato a sciamare i turisti: più del crollo ne ha fermati la pioggia.
Pompei. La Uilbac: agli Scavi nominate De Caro
Il direttore del ministero Stefano De Caro sta per andare in pensione e il suo successore non è ancora stato nominato. Il soprintendente di Pompei, Pietro Giovanni Guzzo, ha espresso la necessità di aggiornare il monitoraggio dei monumenti per evitare problemi di conservazione. Ha anche sottolineato la necessità di aumentare la competenza del personale e di aumentare l'autonomia della Soprintendenza. Guzzo ha anche parlato di un prestito per completare gli interventi di conservazione, che richiedono 200 milioni di euro. La Soprintendenza di Pompei dispone di 312 unità, ma ne hanno bisogno di almeno 30 per gestire gli scavi.
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