Marmo: verifiche sul dossier dei rischi nei cassetti dal 2006. Si aspetta la relazione del Noe Dopo i teli «pietosi» arrivano i sigilli della magistratura. La procura di Torre Annunziata ha disposto ieri il sequestro dell'area delle macerie della Schola Armaturarum, il locale in cui duemila anni fa si riunivano i giovani gladiatori di Pompei, scampato ad eruzioni e bombardamenti e venuto giù all'improvviso all'alba di sabato. Il fascicolo sul crollo di Pompei è finito sul tavolo del pm Stefania Di Dona. A lei, peraltro già trasferita a Napoli, è stata infatti affidata l'inchiesta aperta ieri ufficialmente dal procuratore capo di Torre Annunziata Diego Marmo. Un'inchiesta difficile per la quale ancora non si configura alcuna ipotesi di reato, un atto dovuto che servirà ad accertare se nel crollo agli Scavi ci sono responsabilità. «Non c'è nessuna ipotesi di reato, perché davvero ancora non sappiamo quali potrebbero essere - spiega Marmo - . Siamo alle prime battute, il Noe ci ha chiamati domenica sera, abbiamo soltanto una minirelazione dei carabinieri di Pompei che sono intervenuti sabato agli Scavi e non abbiamo ancora avuto alcuna comunicazione dalla Soprintendenza a cui chiederemo tutta la documentazione. È un'indagine delicata perchè delicati sono i reperti sui quali consulenti e tecnici che dovremmo eventualmente nominare dovranno .mettere le mani. Dobbiamo capire perché una Domus di duemila anni è crollata all'improvviso e verificare se ci sia un collegamento tra il crollo e l'ultimo intervento strutturale fatto sulla stessa - spiega il procuratore - Inoltre, vogliamo verificare se davvero nel 2006 sarebbe stato lanciato un segnale di allarme e attraverso quali documenti, se il crollo sia dovuto ad incuria, se ci sono stati fondi stanziati per lavori che non sono mai stati fatti». «Tutti adesso sostengono di non essere responsabili di quanto avvenuto a Pompei - aggiunge Marmo - ma se ci sono responsabilità lo dobbiamo accertare noi, perché fino a prova contraria questo è ancora il nostro lavoro». E per fare luce su quanto accaduto all'alba di sabato in via dell'Abbondanza anche il ministero aprirà probabilmente una inchiesta interna. Gli ispettori di via del Collegio Romano - ha annunciato il segretario generale Roberto Cecchi - potrebbero arrivare a Pompei già da questa settimana. Già al lavoro da ieri mattina, invece, sono i «Ris dell'Archeologia», i tecnici dell'Istituto superiore perla Conservazione ed il Restauro. Le possibili cause del crollo Infiltrazioni d'acqua. Il terrapieno alle spalle, gonfio della pioggia dei giorni precedenti, potrebbe aver pesato oltre ogni limite sulle mura già a loro volta indebolite dalle intemperie Tetto in cemento armato Collocato negli anni 50 dagli archeologi restauratori secondo tecniche diffuse all'epoca, nel tempo potrebbe aver minato la stabilità della struttura. Questo elemento potrebbe essersi combinato con il primo Lavori effettuati in zona. A poca distanza, lungo via dell'Abbondanza, si trovano domus recentemente sottoposte a lavori di restauro. Ipotetiche vibrazioni potrebbero aver provocato conseguenze. Ma questa ipotesi appare meno consistente delle altre