«Come se ne esce dalla loggia di Isozaki? Tenendo fede alla parola data». E' quanto chiede Mario Primicerio, l'ex sindaco che fu tra i protagonisti del progetto per l'uscita degli Uffizi. Primicerio, si ricorda come nacque l'idea? «Ci fu un'intesa firmata dal ministro dei beni culturali, al tempo Veltroni, e vista l'importanza dell'opera, venne deciso di lanciare un concorso di architettura: lo decise il ministro ma, giustamente, decise di coinvolgere la città: il Comune fu incluso nella commissione giudicatrice. Questo voleva dire anche inserire nel progetto la riqualificazione della piazza Castellani». Perché l'idea della nuova uscita? «Il percorso dei Grandi Uffizi era già stato deciso dalla commissione che studiava la trasformazione del museo e veniva naturale prevedere l'uscita sul dietro. Il fatto di lanciare il concorso di architettura voleva dire che, quando si parla di Uffizi, si parla sempre di uno dei più grandi musei del mondo». Fu chiaro fin dall'inizio che sarebbe stato un intervento di architettura contemporanea? «Furono invitati grandi architetti perché le città storiche non sono mummie, ma corpi viventi con un loro metabolismo». E com'è che si arrivò al progetto dì Isozaki? «Incontrammo uno ad uno Gregotti, Isozaki, Botta e Foster, i grandi architetti del mondo. Ci vedevamo agli Uffizi e loro ci presentavano le loro idee». E Isozaki fu il prescelto. «Non dimentichiamoci che piazza Castellani è stata per decenni una palizzata chiusa da un cantiere in cui non si lavorava. E che non si trattava di un intervento in un deserto, c'era la rampa in cemento e quell'elemento doveva essere integrato e valorizzato». Quale fu la prima impressione vedendo i progetti? «Ricordo i commenti della gente che visitava la mostra allestita nella sala delle reali Poste degli Uffizi: tutti ritenevano positivo che alcuni dei più grossi nomi dell'architettura si fossero misurati su un tema così difficile: intervenire a cuore aperto in una delle città più affascinanti del mondo. Nessuno si rammaricava che Firenze potesse accogliere segni di architettura contemporanea in un luogo storico come quello». Era presente in commissione al momento della decisione? «Ero presente, non si è mai votato. Si è proceduto tutti d'accordo». Su cosa si discusse? «Sui criteri di inserimento dell'opera nel contesto, del significato dell'intervento e del valore estetico, più in generale anche del valore simbolico». E piacque l'idea del richiamo della Loggia dei Lanzi? «Non richiamò nessuna particolare polemica finché non è divenuta un'arma per attaccare questa amministrazione». Fino cioè al sottosegretario Vittorio Sgarbi? «Diciamo fino a certe boutade fatte più per gettare un sasso in piccionaia che per convinzione». Quanto politica c'è nella discussione di oggi? «Al di là di ogni giudizio estetico, sul quale ognuno ha diritto di esprimersi, è grave che un rappresentante istituzionale metta in discussione il valore di una firma dei suoi predecessori. Se facciamo passare il principio che un ministro, di fronte a qualcosa di già deliberato, possa dire che non si fa più, domani può essere un sindaco che, di fronte ad una concessione edilizia, può dire non mi piace annullando tutto. Mi sarei aspettato una presa di posizione degli ordini professionali. Se questi tacciono, butteremo via soldi pubblici e nessuno sarà sicuro di poter veder realizzato qualcosa dopo essere stato incaricato del progetto. Una cosa mostruosa perché così facendo si getta via la certezza del diritto». Secondo lei, Firenze rischia di perdere credibilità? «Non Firenze, ma il ministro della cultura qualunque esso sia, di destra o di sinistra. Immaginate che adesso venga fuori Urbani a dire che si deve realizzare il progetto di Zevi per la stazione dell'Alta velocità (il cosiddetto squalo, ndr) anziché quello di Foster. Farei la stessa protesta che faccio per Isozaki. La pubblica amministrazione non può disattendere le regole, è la fonte delle regole». Si è fatto un'idea di quello che accadrà? «Il sindaco si sta muovendo con la fermezza necessaria, senza barricate. Ha scelto la strada giusta. Spero che alla fine la ragionevolezza vincerà. Quella di tener fede alla propria parola».
Isozaki, Urbani mantenga la parola
Mario Primicerio, ex sindaco di Firenze, racconta l'origine del progetto di uscita degli Uffizi progettato da Arata Isozaki. L'idea nacque da un concorso di architettura lanciato dal ministro dei beni culturali, Veltroni, con l'obiettivo di riqualificare la piazza Castellani. Il progetto fu scelto dopo una serie di incontri con i grandi architetti del mondo, tra cui Gregotti, Isozaki, Botta e Foster. La prima impressione dei presenti fu positiva, poiché tutti ritenevano che l'intervento fosse necessario e che la città potesse accogliere segni di architettura contemporanea.
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