Al ministero risorse inadeguate per le tante emergenze E cambiano obiettivo i fondi Arcus Potrebbe sembrare solo «senno di poi» ma che Pompei tutta, e non solo alcune decine di case, fosse a rischio, si sapeva da tempo. Nel 1987, tre anni dopo che era stato nominato soprintendente della nuova struttura, Baldassare Conticello stese una relazione all'allora ministro per i Beni Culturali Nino Gullotti, avvertendolo che la maggior parte dei primi restauri fatti negli scavi andavano subito ri-restaurati, «pena danni e crolli irreparabili». In effetti quello è mancato a Pompei - ma il discorso vale per tutti i siti archeologici italiani, che sono musei a cielo aperto e come tali esposti alle conseguenze delle intemperie - è stato un controllo puntuale e attento. E, anno dopo anno, un afflusso di risorse adeguato alle necessità. Nodo tutt'altro che risolto, se è vero come è vero che nel quinquennio compreso tra i12009 e il 2013 il bilancio del ministero dei Beni culturali vedrà una riduzione dei fondi disponibili pari a due miliardi e novecento milioni di euro. Questo significa, come più volte denunciato dagli ex soprintendenti Nicola Spinosa (Polo Museale di Napoli), Mara Luisa Nava (archeologica Salerno), Salvatore Abita (beni artistici) che era, e sarà, problematico tenere aperti i siti visto che anche l'ordinaria gestione di musei e aree archeologiche potrebbe andare in sofferenza. «Rischiamo di non avere un euro da destinare al pagamento delle bollette di acqua e luce, di non poter comprare i toner per le fotocopiatrici, e di non poter provvedere alle ditte per la pulizia dei locali», sottolinea Claudio Calcara, coordinatore nazionale Cisl-Beni culturali. Ma non è tutto. «I fondi di Arcus spa, la società nata nel 2004 con atto del ministero per i Beni culturale e sostenuta interamente dal ministero per l'Economia, il cui compito è quello di fare fronte in maniera innovativa i progetti pensati per il mondo dei beni culturali, sono stati utilizzati per l'emergenza nata con il terremoto dell'Aquila», sottolinea Calcara, che si chiede: «Adesso che crolla Pompei che facciamo? I fondi che servono per intervenire da dove li prendiamo? Chi resta con il cerino in mano?». In realtà è l'intero Bene culturale del Paese, dalle biblioteche ai monumenti ad essere in sofferenza. Nelle stesse condizioni di Pompei, difatti, sottolineano le organizzazioni sindacali, ci sono tanti altri siti: vedi i crolli delle mura a Roma, i problemi della Domus Aurea e di tanti altre realtà considerate, a torto, minori ma non certo meno importanti per valenza scientifica, culturale e unicità. Altro problema è quello legato alla mancanza di turn-over. «Ogni anno i beni culturali perdono, mediamente, cinquecento unità lavorative - sottolinea Gianfranco Cerasoli, responsabile Uil-Bac - tra archeologi, storici, architetti, tecnici, assistenti e custodi. Questo porta a un impoverimento del patrimonio di conoscenze che non viene dunque trasmesso». «Eppure - gli fa eco Calcara - ci sarebbero i fondi per assumere mille unità e non si può fare perché si sforerebbe sul totale consentito». Dieci anni fa, quando i siti e il ministero erano impegnati su un orario di lavoro che andava dalle 8 alle 14, gli addetti era circa 27 mila più gli assunti con la legge 285. Attualmente, con il prolungamento dell'orario di servizio sino alle 19 il numero si è ridotto di ben 5 mila unità.
Tagli, guerra tra poveri: 70 milioni dirottati sulle chiese distrutte a L'Aquila
Il ministero dei Beni culturali ha riscontrato risorse inadeguate per affrontare le emergenze e le necessità dei siti archeologici italiani. I fondi destinati ai restauri e alla gestione dei siti sono stati ridotti, con una perdita di 2,9 miliardi di euro nel 2013. Ciò ha portato a problemi di manutenzione e gestione, come la mancanza di personale e di risorse per la pulizia e la manutenzione dei locali. Inoltre, i fondi di Arcus spa, una società nata per gestire i progetti culturali, sono stati utilizzati per l'emergenza del terremoto dell'Aquila, lasciando senza risorse i siti archeologici.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo