Ragusa. Altro che Pompei. Se la casa dei Gladiatori risale al 79 d.C., a Kamarina bisogna addirittura andare indietro di oltre 2.600 anni. L'esito però non cambia. Il disastro archeologico è dietro l'angolo. E a nulla, finora, sono servite le grida d'allarme che, periodicamente, vengono lanciate. Il caso del sito archeologico di Kamarina, in territorio di Ragusa, minacciato da una galoppante erosione costiera, è altrettanto emblematico sui concreti rischi corsi dal patrimonio culturale della Sicilia. Nel giro di poco più di un anno, le onde hanno inghiottito già decine di metri di costa e di reperti archeologici. Tra gli Sos anche quelli delle associazioni ambientaliste. Legambiente, in particolare, punta il dito su un'opera dell'uomo ritenuta il principale imputato della distruzione di Kamarina: il molo del vicino porto di Scoglitti, prolungato per venire incontro alle esigenze dei pescatori. Importante colonia di Siracusa, fondata e costruita da quest'ultima alla foce del fiume Ippari agli inizi del VI secolo a.C., Kamarina è oggi sede di uno dei siti archeologici più frequentati della Sicilia sud-orientale. A denunciare lo sbriciolamento della costa ci hanno pensato alcuni cittadini della zona. Hanno pubblicato un video su You tube che, nella sua semplicità e "spontaneità" tecnica, come non ha mancato di sottolineare la stessa Legambiente, ha rappresentato una forte testimonianza dell'entità dell'erosione costiera lungo tutto il perimetro del sito archeologico. Da quel video è passato un anno e mezzo. Nel febbraio scorso, la Soprintendenza ai Beni archeologici e culturali di Ragusa ha effettuato un sopralluogo assieme ai cittadini che per primi si sono interessati al caso e a un drappello di Legambiente. Erano stati promessi finanziamenti e progetti per salvare il sito. Fino a oggi, però, gli interventi prospettati non sono serviti a risolvere nulla. Ci sono poi delle responsabilità che, a detta di Legambiente, andrebbero appurate. «Onestamente - dicono gli ambientalisti - resta l'amaro in bocca se si pensa che quando a Palermo è stata firmata la Valutazione di impatto ambientale per i lavori di prolungamento del molo del porto di Scoglitti qualcuno avrebbe potuto e dovuto avere qualche lecito dubbio. Ma non ne ha avuto alcuno». Non basta. Secondo la testimonianza dell'appassionato di storia locale Gaetano Melfi, il primo a segnalare la devastazione del sito, sembrerebbe che anche reperti archeologici siano finiti in mare. Si tratta di manufatti in marmo, pietra, terracotta, metallo che affiorano dal costone e che anche per un profano risultano di interesse archeologico. I recinti perimetrali a protezione dell'area sono ormai sospesi nel vuoto: il mare incombe. E tutto appare avvolto da un alone spettrale. Giorgio Liuzzo 08112010
SICILIA Kamarina, la colonia del VI secolo a.C. ormai in balìa del mare
Il sito archeologico di Kamarina, in territorio di Ragusa, è minacciato da una galoppante erosione costiera. Le onde hanno inghiottito già decine di metri di costa e di reperti archeologici. L'opera dell'uomo ritenuta principale imputata della distruzione è il molo del vicino porto di Scoglitti, prolungato per venire incontro alle esigenze dei pescatori. La Soprintendenza ai Beni archeologici e culturali di Ragusa ha effettuato un sopralluogo assieme ai cittadini e a Legambiente, ma gli interventi prospettati non sono serviti a risolvere nulla.
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