Roma. Riferirà domani alla Camera sul crollo di Pompei, "senza scaricare le responsabilità su nessuno". Ma subito dopo Sandro Bondi sarà probabilmente sottoposto a una mozione di sfiducia del Pd, alla quale si aggiungerà sicuramente l'Idv. In forse i finiani che chiedono comunque le dimissioni del ministro dei Beni culturali. Messo alle strette dalla richiesta di un'informativa urgente sul crollo di Pompei, Bondi, ha battuto un colpo dando appuntamento a domattina "per spiegare ciò che è avvenuto a Pompei e quello che è necessario fare". Parlerà "con serietà", aggiunge, assumendosi forse qualche responsabilità che a caldo aveva decisamente negato di avere. Ma il crollo della Casa dei gladiatori si ingigantisce non solo per il danno in sé, che ha indotto anche il capo dello Stato a gridare alla "vergogna". Su Pompei grava il rischio di ulteriori crolli che, sommato alla generale trascuratezza dei nostri beni storico-culturali a causa dei tagli, secondo Pino Arlacchi potrebbe indurre le autorità internazionali a sfilarci la gestione dei siti patrimonio dell'umanità: "L'Ue, l'Unesco o le Nazioni Unite finiranno per pretendere di gestire i tesori che si trovano sul nostro territorio". A livello politico la situazione è incandescente. "E' evidente - spiega il capogruppo del Pd alla Camera, Franceschini - che la gravità dei fatti fa ritenere che all'esito dell'informativa vi sia una mozione di sfiducia". L'Idv si associa subito ("Bondi deve andare a casa"), ma bisognerà capire quante possibilità di riuscita avrà la mozione. I finiani, anche in questo caso, invitano verbalmente alle dimissioni ma non si sbilanciano sulla sfiducia. "Bondi deve dimettersi - attacca Granata - l'Italia e la sua cultura meritano ben altro di un ministro che è esclusivamente ministro della propaganda". Il Pdl fa quadrato. "Questo governo, nel settore dell'archeologia, non è il governo del fare finta ma quello del fare sempre meglio", ribatte il sottosegretario ai Beni culturali, Giro, assolvendo pienamente il ministro da ogni "responsabilità". Al ministero, però, i tecnici non ci stanno a finire sotto lo scaricabarile. L'associazione interna ha scritto ieri una lettera al capo dello Stato per denunciare "l'incredibile situazione dei Beni culturali", gestita con "una managerialismo di facciata" e "calpestando competenze di altissimo livello". Un atto d'accusa rivolto proprio contro Bondi: "La misura è colma, considerata l'inadeguatezza nella gestione del più grande patrimonio del mondo". Ga. Be. 09112010