i risultati della campagna archeologica appena conclusa I ritrovamenti dipingono un quartiere medievale vivacissimo con orti e botteghe artigiane COM'ERA Prè nel Medioevo? Vivacissima. Certo più di oggi. Gli artigiani avevano qui casa e bottega, alle spalle c'erano orti generosi, confermati non solo dal ritrovamento di numerosi pozzi ma anche di terreno lavorato, ancora con i gusci delle lumache, le pietre sminuzzate. Un tessuto sociale che viene "raccontato" dagli scavi conclusi da poco e seguiti da Alexandre Gardini della Soprintendenza dei Beni Archeologici. Si parte proprio dalla sua "bisaccia" di investigatore del passato da cui escono cocci coloratissimi: sono ceramiche spagnole (di moda sulle mense anche più popolari perchè avevano bei disegni concepiti da artisti islamici) ceramiche savonesi, genovesi e toscane soprattutto di Montelupo, frammenti di piatti e brocche del Quattro-Cinquecento. "Lampi" di vita quotidiana. Gardini ci porta in piazza Durazzo, piccolo spazio urbano ricavato nell'Ottocento dalla demolizione di case medievali, rimasto discarica per anni e oggi riqualificato, dopo la campagna di scavi. «In questo sottosuolo abbiamo trovato una cisterna rinascimentale, ma anche fondamenta di abitazioni e botteghe. Nella vicina piazzetta dei Tintori c'è un grande pozzo che serviva all'irrigazione dei campi, e nel vicino vico Pace è spuntato un pavimento della prima metà del 1500 con una vasca in muratura, e dell'ardesia forata con una ciotolina di ceramica incorporata. Facilmente si trattava di un laboratorio di tintori». Lanaioli e tintori lavoravano le pelli in posti defilati per evitare che cattivi odori e acque inquinate ammorbassero gli abitanti. I lanaioli erano dislocati dove un tempo c'era Madre di Dio, vicino al Rio Torbido. «Contrada Predis, da cui viene Prè (che sta per prati) si delinea sempre più come zona commerciale e agricola. Che si urbanizza nel XIII secolo quando viene inglobata nelle mura. Così si sviluppa l'arsenale e anche la darsena. E il tessuto abitativo e commerciale». Quanto al recupero di vasellame nella zona dei Truogoli ma anche di vico San Cristoforo ecco frammenti di pentole invetriate dal fuoco, brocche, pitali. Ultima annotazione curiosa il ritrovamento di molti pavimenti sopraelevati. «Era proibito dai Padri del Comune scaricare materiale nel porto perchè dragare era complicato e costoso. Quindi quando rifacevano le case scaricavano all'interno il "zetto", i calcinacci...il grosso problema dei rifiuti c'era anche allora». E cita la cava d'argilla di via San Vincenzo, collocata nel 1450 dove oggi c'è il liceo Barabino. Cava molto sfruttata perchè vi si produceva maiolica genovese, quando questo filone si fa savonese, la cava d'argilla fu riempita di rifiuti. D. B.