Sequestrata larea dei Gladiatori. Polemica Procura-carabinieri del Noe Cinque ore di pioggia, paura per frane e infiltrazioni: mai realizzato un sistema fognario Cè chi del crollo della Schola Armaturarum non si è stupito. «La novità è che è andata distrutta una casa intera - dice Ciro Mariano, custode da 35 anni e delegato Cgil per larea archeologica di Pompei - ma qui ci sono stati tanti episodi prima del 6 novembre» POMPEI - Sequestrata la Schola Armaturarum. La Procura di Torre Annunziata, dopo aver aperto la terza inchiesta su Pompei ha posto i sigilli allarea del crollo su via dellAbbondanza. È il primo sequestro di unintera domus mai avvenuto nella storia degli Scavi. Dopo le indagini sulla gestione in deroga per lemergenza da parte del commissario Fiori partita dalle denunce contro presunti abusi edilizi nel teatro di Pompei e quelle nate da una denuncia della Uil, si indaga sulle cause della distruzione della "palestra della gioventù pompeiana". Un cumulo di calcinacci, quello che resta della sala usata per lo sport fino al 79 dopo Cristo, anno delleruzione, in precedenza Caserma dei gladiatori che probabilmente la usavano per esporre i loro trofei, ha da ieri i sigilli della magistratura. Linchiesta è stata aperta dopo un piccolo incidente diplomatico-giudiziario. Domenica infatti con il ministro Bondi anche i carabinieri del Noe hanno fatto un sopralluogo ascoltando alcuni testimoni. I verbali però sono arrivati in Procura con 24 ore di ritardo, e solo allora i pm coordinati dal procuratore Diego Marmo hanno potuto procedere. Ieri Pompei ha tremato per il maltempo e per la paura di nuovi crolli dovuti a infiltrazioni. Cinque ore di pioggia battente hanno riempito gli Scavi di cascate dacqua. Un fiume correva lungo la strada di Porta Marina e interi laghi si sono versati nella zona dei Fori. «Il problema esisteva anche allora - dice Anna Maria Ciarallo, biologa dellantichità che ha studiato e lavorato per decenni a Pompei - basta guardare le grosse pietre come strisce pedonali alte più di mezzo metro: servivano a evitare lacqua alta. Ma che quel problema non è mai stato risolto si vede dallallagamento ogni volta che piove del casello della Napoli-Salerno». Si deve alla studiosa la serie di interventi di ingegneria naturalistica che hanno salvaguardato le domus pompeiane. Purtroppo a un certo punto questi interventi si interrompono, ma non per colpa sua. Spariscono le "viminate", tronchi di castagno in orizzontale come palizzate che segnano i terrazzamenti, e piante di rosmarino, le cui radici imbrigliano la terra e non la lasciano dilavare. Poco dopo la parte di via dellAbbondanza sottostante alla Casina dellAquila, quindi in prossimità della Casa dei Gladiatori, le collinette degli scavi ancora da realizzare non sono bloccate da nessun tipo di paratie. Restano "scoperte", quindi in pericolo, la Casa dei Pittori e dei Casti Amanti, dove il lapillo ha via libera e la pioggia porta fango su via dellAbbondanza, e la Casa di Polibio, la cui facciata non lascia vedere un retro sicuramente più esposto ai rischi dei capricci atmosferici. Unanime in soprintendenza il pensiero che il carosello di responsabili e di ditte esterne rende faticoso e incoerente badare a un territorio tanto vasto quanto fragile. «Sono rimasti cinque operai - spiega la dottoressa Ciarallo - mentre ventanni fa ce nera un centinaio. Gente come i nostri restauratori, che ci venivano invidiati dallIstituto Centrale del Restauro di Firenze, è ormai quasi del tutto estinta. Ricordo lultimo operaio mosaicista, si chiamava Gabbiano: dinverno recuperava sabbia che spargeva sui mosaici, così li preservava dal maltempo, per scoprirli in primavera. Quellesperienza labbiamo persa. Ho fatto un po di conti: un operaio costa 30 mila euro allanno, cento ne costerebbero 3 milioni. Pompei incassa 20 milioni allanno. Un costo sostenibile, ne varrebbe la pena». Luniversità offre una mano a Pompei: «In due mesi - dice Carmine Gambardella, preside di Architettura al II ateneo e per il Centro Benecon - forniremo la mappatura multidimensionale delle case a rischio».
CAMPANIA - La pioggia frusta le domus, Pompei trema
La Procura di Torre Annunziata ha sequestrato larea della Schola Armaturarum a Pompei, una palestra del 79 d.C. che è stata distrutta da un crollo di calcinacci. L'incidente è stato causato da infiltrazioni di acqua che hanno riempito gli scavi e hanno causato frane. La Procura indaga sulle cause della distruzione e ha aperto un'inchiesta. La zona è stata colpita dal maltempo e ci sono state preoccupazioni per la sicurezza dei crolli. La studiosa Anna Maria Ciarallo ha spiegato che il problema dell'infiltrazione dell'acqua è stato presente anche in passato, ma non è stato risolto. La zona è stata colpita da un laghetto che ha causato danni alle case e alle strutture.
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