Otto mesi fa l'allarme di Varone, direttore degli Scavi L'ex commissario Fiori ammette: «Non tutto è stato fatto» Cerasoli (Uil) Si faccia luce sull'accaduto e sulle modalità di molti lavori NAPOLI «È ben noto come un notevole numero degli edifici di Pompei antica versino in condizione di degrado statico dovute alle malte stanche che li cementano e alle intemperie. Si ravvisa la necessità, a breve, di provvedere per l'incolumità del pubblico e per la salvaguardia stessa del bene archeologico all'identificazione di murature ad immediato pericolo di dissesto statico, onde procedere all'eliminazion dei pericoli richiamati...». Il 25 febbraio di quest'anno, il direttore degli Scavi di Pompei, Antonio Varone scrive all'ufficio tecnico, al soprintendente, al commissario delegato e agli assistenti dell'ufficio scavi ( nella foto a destra ildocumento). La missiva è allegata alla denuncia presentata a giugno da Gianfranco Cerasoli, segretario nazionale della Uilbac, a seguito della quale è stata aperta un'inchiesta dalla Procura di Torre Annunziata. Varone dunque lancia l'allarme crolli. Diciamo fisiologico visto che si tratta di un sito archeologico che ha visto la luce all'incirca duecentocinquanta anni fa. Ma, l'allarme di Varone scatta a seguito del cedimento «di una muratura fatiscente della Domus degli Augustali», dunque c'è un motivo contingente per richiedere una sorta di censimento delle strutture a rischio. Ebbene l'ultima rilevazione generale risale agli anni '80, subito dopo il terremoto, come spiega l'ex sovrintendente Giuseppe Proietti. Che aggiunge anche che la Schola Armaturarum, collassata ieri, non era ritenuta una struttura a rischio. La conferma viene anche dall'ex commissario Marcello Fiori che precisa che il piano delle emergenze per il sito archeologico è stato messo a punto seguendo la lista delle priorità indicate dalla soprintendenza. Insomma il commissariamento di Pompei avrebbe solo accelerato le procedure e investire 65 milioni di euro su 79 disponibili per la messa in sicurezza del sito. «È chiaro aggiunge Fiori non è stato fatto tutto. Ma è stato comunque un primo importante passo. Abbiamo destinato 2 milioni di euro per la manutenzione ordinaria, cosa che a Pompei non si faceva da decenni». Per sapere quali siano le domus considerate in pericolo, dunque, lo dobbiamo dedurre logicamente dal piano di restauro presentato proprio dall'ex commissario in luglio. Si tratta della casa dell'Efebo, la Villa dei Misteri, la Fullonica di Stephanus, le case della Parete rossa, del Criptoportico, dell'Ancora e di Loreio Tiburitino, costo totale 3 milioni e mezzo di euro. Ma per Cerasoli il caso Pompei non nasce prima, durante la gestione ordinaria, nasce con il commissariamento del sito, che attualmente, anche se il ciclo straordinario è terminato, ha un sovrintendente ad interim, Jeannette Papadopoulos, che tra un mese andrà via. «La quale è stata avvertita solo sei ore dopo il crollo, mentre sul posto non c'era, come previsto da una disposizione ministeriale, un funzionario o un archeologo di turno», ancora il sindacalista: «Ora si faccia luce su ciò che è accaduto, tenuto conto che vi sono altri aspetti che lasciano perplessi come nel caso della stipula del contratto con la società Wind per attività di videosorveglianza e valorizzazione che tra gli altri caratteri prevedono la collocazione nell'area archeologica di pali alti quattro metri, la collocazione nell'area archeologica dei cavidotti, che hanno un effetto ed un impatto visivo micidiale. A ciò si aggiunge anche la recente sentenza del Tar Lazio che ha annullato la gara per la gestione del ristorante per difetti procedurali che dimostrano il pressapochismo nell'attività di aggiudicazione dell'appalto». Tutto questo, e ancor di più, si legge nella denuncia della Uilbac. In cui si cita anche il caso del restauro del Teatro grande che in estate, come scritto dal Corriere del Mezzogiorno, ha scatenato la rabbia di molte associazioni. Sarà la magistratura, in ogni caso, a verificare eventuali responsabilità penali. Di certo, visto che bombardamenti o terremoti non vi sono stati ultimamente, è lecito chiedersi perché crolla ciò che il Vesuvio non è riuscito ad abbattere quasi duemila anni fa. Il soprintendente storico agli Scavi di Pompei, Pietro Giovanni Guzzo, non ha intenzione di fare polemiche. Avverte solo: «Cosa bisogna fare? Come è stato fatto negli anni precedenti, bisogna solo seguire un piano di restauri seri». La valorizzazione, come ha sempre affermato l'archeologo, è uno step successivo. D'altronde come si fa a promuovere una struttura crollata?