NAPOLI Ha saputo del crollo della scuola dei gladiatori di Pompei appena sbarcato dall'aereo, in arrivo da Itaca. L'archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi si è fermato un attimo a riflettere. A riordinare le idee. A ricomporre mentalmente le immagini degli Scavi «che ho visitato almeno mille volte». Professore, come ritiene si possa essere arrivati a tanto? «A Pompei c'è un serio problema di carattere ambientale. Ci sono situazioni pregresse che hanno determinato una abbondanza di personale in certi settori, mentre il personale veramente necessario manca. Gli archeologi e i restauratori sono sotto organico, non c'è un numero sufficiente di operai. Non c'è un agronomo che si occupi delle erbe, che verifichi che non spacchino i reperti». In realtà a Pompei non c'è neanche un archeologo di turno nei weekend. «E la cosa non mi stupisce. So bene quali sono le carenze agli Scavi». Il Colosseo apre nuovi spazi, Pompei crolla. Destini diversi per i due monumenti archeologici italiani più visitati. «Il Colosseo è relativamente sicuro. La struttura è tutta legata su se stessa attraverso archi che hanno un andamento concentrico dall'alto in basso. A Pompei abbiamo invece strutture estremamente fragili. Ci sono siti monumentali robusti, penso all'anfiteatro ad esempio, ma molte case sono fatte di materiali poveri e deperibili e non dobbiamo dimenticare che lo scavo è vecchio di 200 anni. È una struttura a cielo aperto, ci piove sopra e patisce lo sbalzo di temperatura fra inverno ed estate e il giorno e la notte. E intanto c'è il solito rimpallo fra chi sostiene che Pompei vada coperta con plexiglas o lamiere e chi sostiene che sarabbe un falso. Si decida una buona volta cosa fare da grandi: se coprire o no le strutture. Quelle coperte saranno anche criticabili, ma la roba dentro è conservata bene, comprese le pitture murali e i pavimenti. E così si potrebbero esporre anche oggetti o loro perfette riproduzioni». Il meccanismo è dunque inceppato, ma dove? «Guardi, Pompei ha 4 milioni di visitatori e credo sia in perdita. Anche qui c'è qualcosa che non va. Un museo con questi numeri non può essere in perdita. È vero che è un bene culturale che non obbedisce a questioni di carattere economico, però... Nonostante gli esperimenti fatti il City manager, la separazione della direzione scientifica da quella amministrativa, i commissariamenti, che non so quanto possano funzionare. continua a succedere di tutto. Ho visto foto dei lavori per la ricostruzione del teatro che sono da capelli dritti in testa. Buchi, tubi di corrugato fatti passare attraverso le murature.... Non sono contrario alla ricomposizione dei monumenti antichi un teatro può essere anche riusato, vissuto ma la situazione in generale è di degrado». Ma di chi è la colpa? «Non certo dell'ex soprintendente. Sono amico di Guzzo e so che si è dato da fare in tutti i modi. I colleghi che sono lì sono persone di grande dedizione al proprio lavoro, gente preparata ed in gamba che ha allestito mostre importanti, alcune straordinarie. Bisogna però che qualcuno dica ''adesso basta'', che si rispettino le regole e si assumano le persone che sono necessarie, mandando via quelle inutili. Il ruolo di soprintendente di Pompei è, nell'ambito archeologico, il più importante d'Italia: allora bisogna mettere questi signori in grado di lavorare. Non si può dire ''vai e fai'' e poi non c'è possibilità di fare, o chi dà un ordine si trova davanti ad un muro di gomma. Il discorso èmolto semplice: occorrono regole e mezzi. I 4 milioni di visitatori sono i mezzi: quasi 50 milioni di euro all'anno. Dove sono andati questi soldi? Nessuno ruba un centesimo e allora mi viene da pensare che questi soldi finiscano nel calderone. Si faccia in modo che restino lì, si promuova un federalismo delle opere d'arte». La politica che responsabilità ha in questa situazione? «In Italia c'è il più grande patrimonio culturale del pianeta e di solito è gestito da un ministro che ha meno mezzi a disposizione degli altri. Eppure la cultura è una delle fonti di reddito più significative. Abbiamo avuto ministri straordinari, ricordo ad esempio Spadolini, e questa è la strada: in certe situazioni bisogna mettere quelli bravi, a prescindere dalla politica, e dargli i mezzi che ci sono per valorizzare le nostre risorse». L'immondizia, ora il crollo di Pompei... Cosa sta succedendo a Napoli? «Sono sicuro che c'è un motivo unificatore. La spazzatura? Come si può pensare che sparisca per un caso, senza impianti? Le racconto una cosa. La scorsa estate ho portato all'Archeologico di Napoli, quello che considero con Roma il più significativo museo di cose greco romane del mondo insieme, alcuni amici importanti. Su 17 sale, 7 erano chiuse: non si poteva vedere neanche la Battaglia di Isso di Alessandro Magno. Mancava il personale, ci hanno detto. Salvo poi vedere in alcune sale ma 4-5 custodi a chiacchierare. Io ci sono rimasto malissimo. È ora che vada a casa chi non fa il suo dovere. È ora che qualcuno si prenda le responsabilità di tutto questo e ci spieghi perché si tratta male questa eredità unica al mondo. Che poi, come a Pompei, finisce anche in pezzi».
POMPEI L'ira di Manfredi: una situazione davvero inaudita. Manfredi: ma chi non fa il suo dovere deve andar via
L'archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi ha espresso preoccupazioni sulla situazione di crollo della scuola dei gladiatori di Pompei. Afferma che ci sono problemi di carattere ambientale e che il personale non è sufficiente per gestire gli scavi. Manfredi sostiene che il Colosseo, anch'esso un monumento archeologico italiano, è relativamente sicuro a causa della sua struttura robusta, mentre Pompei è più fragile a causa della sua natura a cielo aperto e della mancanza di coperture. Il problema è che il sito è troppo visitato, con 4 milioni di visitatori all'anno, e che i soldi destinati alla sua gestione non sono stati utilizzati in modo efficace.
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