A proposito dell'alluvione in Veneto e del crollo a Pompei La politica è irresponsabile ma il fenomeno riguarda tutto il territorio L'alluvione in Veneto, il crollo della vergogna a Pompei: la disattenzione nel nostro paese nei confronti del progressivo dissesto idrogeologico è drammatica, e continuiamo a ignorare le direttive dell'Onu. La successione è serrata. La scorsa settimana, tra lunedì 1 e mercoledì 3 novembre, Vicenza e gran parte del Veneto finiscono sott'acqua, sommersi da 50 centimetri di pioggia. Giovedì 4 è Crotone che deve fronteggiare l'alluvione. Venerdì 5, mentre si contano i morti e i danni, il ministro dell'ambiente, Stefania Prestigiacomo, litiga con quello dell'economia, Giulio Tremonti, accusandolo di insensibilità per il dissesto idrogeologico del paese perché ha bloccato un miliardo di euro per fronteggiarlo. Sabato 5, infine, crolla a Pompei l'«Armeria dei Gladiatori», uno degli edifici più evocativi della Strada dell'Abbondanza. Aveva resistito a venti secoli di storia e a un'eruzione del Vesuvio. Non ha resistito all'incuria del XXI secolo e alle piogge dei giorni scorsi. Tra lunedì e sabato, in meno di 120 ore dunque, il «rischio idrogeologico» in Italia ha mostrato tutte le su facce. Nessuna rassicurante. I numerici dicono che il rischio idrogeologico (la somma del rischio frane e del rischio alluvioni) in Italia è particolarmente elevato. Ogni anno il territorio della penisola subisce 1.200 frane e 100 alluvioni rilevanti, che provocano alcune decine di morti. La gran parte di questi eventi è concentrata in quasi un quarto del territorio, considerato statisticamente più a rischio. Le vicende dal lunedì al giovedì, dal Veneto alla Calabria ma potremmo ricordarne tante altre, negli ultimi mesi confermano sotto l'occhio delle telecamere quello che ci dicono, spesso in silenzio mediatico, le statistiche: il rischio da dissesto idrogeologico coinvolge l'intero territorio nazionale, da Nord a Sud, e nessuno, anche fuori dalle aree più esposte, è al sicuro. La vicenda di venerdì il litigio tra Prestigiacomo e Tremonti ci dice che le istituzioni preposte o non sono consapevoli del dissesto o sono, appunto, insensibili. La politica, dunque, è parte stessa del problema. Non è una polemica (solo) contro il disastroso governo Berlusconi. L'incuria, salvo sporadiche eccezioni, dura da tempo. È parte di come il paese istituzioni nazionali e locali, imprese, società civile ha storicamente tutelato il suo territorio: poco o nulla. Una mancanza della politica sempre più insostenibile. Perché elude una delle due linee strategiche elaborate dagli scienziati delle Nazioni Unite per fronteggiare i cambiamenti climatici: l'adattamento (l'altra linea è la prevenzione). Il territorio italiano verrà sottoposto a stress crescenti nei prossimi anni. Aumenteranno la frequenza delle piogge torrenziali, i periodi di siccità, l'erosione dei terreni e delle coste, il livello dei mari. Non più trattenuta come neve, l'acqua scenderà rapida dalle montagne. Occorre intervenire per mettere in sicurezza il territorio. Che, tra l'altro, ospita la metà dell'intero patrimonio artistico e culturale del pianeta Tra le opere di adattamento ci sono quelle per la tutela di questo patrimonio. Senza la quale, esso si sbriciola. Come dimostra il crollo a Pompei. Un crollo che è vergogna nazionale, come ho rilevato Napolitano. Occorre un grande progetto che metta insieme ricerca scientifica e innovazione per minimizzare il rischio. Sarebbe un investimento che non ci consentirebbe solo di valorizzare il territorio e i beni culturali, ma anche di produrre beni e servizi da vendere all'estero. Perché il clima cambia anche fuori dall'Italia.
Povera Italia. Dissesto idrogeologico: le colpe del paese, il rischio che cresce
La politica italiana è considerata irresponsabile nel fronteggiare il dissesto idrogeologico, che ha causato alluvioni e frane in diverse parti del paese. Il ministro dell'ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha accusato il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, di insensibilità per il problema. Il crollo dell'Armeria dei Gladiatori a Pompei è stato un esempio di come il rischio idrogeologico possa colpire anche le aree più protette. Le statistiche mostrano che il rischio da dissesto idrogeologico è elevato in tutta Italia, e che la politica non è sufficientemente consapevole del problema.
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