Bondi si autoassolve: «Altrimenti mi dimetterei». Dopo il crollo il ministro della Cultura risponde al «Vergogna!» del presidente Napolitano: Lascerei «se avessi la certezza di essere responsabile...». Pioggia di critiche. Anche da destra «Se avessi la certezza di avere delle responsabilità nell'accaduto, mi dimetterei». Così il ministro Sandro Bondi risponde al «vergogna», lanciato dal presidente del Repubblica sul crollo di Pompei, una vicenda che per il centrosinistra è «la metafora del dramma dell'Italia» (Bersani) e il segno del distacco sempre più profondo tra governo e Paese. Questioni di sensibilità. Bondi sottolinea il «grande lavoro fatto» e ritiene di non essere responsabile del degrado in cui versa Pompei. Un degrado che, però, può portare, lo ammette lo stesso Bondi nel sopralluogo effettuato ieri, alla possibilità di altri crolli. Una situazione disastrosa. Ora, dice il ministro della Cultura, «vorrei proporre la costituzione di un gruppo di lavoro scientifico per affiancare la Soprintendenza archeologica». E fa i nomi Giuseppe Proietti, Stefano De Caro, Andrea Carandini. Mentre si dice pronto a rispondere alla Camera alle numerose e preoccupate interrogazioni parlamentari. Sassate vere e proprie, che gli piovono addosso non solo da sinistra e dal centro, ma anche da destra. Forse sarà possibile recuperare gli affreschi della palestra dei gladiatori e perfino ricostruire l'edificio della «Schola Armaturarum», ma il problema della manutenzione dei 1500 edifici del sito resta aperto. Sarà invece difficile respingere gli attacchi politici: per l'opposizione (e per i finiani) il crollo fotografa il fallimento della politica culturale del governo. Il segretario Pd Bersani accusa, il leader Udc Casini attacca, il capo dell'Idv Di Pietro va giù a testa bassa. Senza contare l'eco negativo che arriva dall'estero. E dai sindacati. Anche Renato Brunetta parla di «necessario mea culpa»... In difesa di Bondi c'è solo Capezzone e questo vorrà pur dire qualcosa. LE REAZIONI FABIO GRANATA «Bondi non può gestire il più straordinario patrimonio culturale del pianeta con la sua attenzione a non disturbare il grande manovratore». PIER FERDINANDO CASINI «Il crollo di Pompei è metafora di un crollo italiano. È necessario un cambio di marcia perché il Paese sta andando a rotoli». VINCENZO VITA «Ci aspettiamo che il ministro arrivi dimissionario o che siano cortesemente messi alla porta i responsabili di quanto è accaduto». ANTONIO DI PIETRO «Il crollo dell'Armeria dei gladiatori a Pompei fotografa esattamente le disastrose condizioni in cui versa l'Italia». MATTEO ORFINI «A sentire Bondi non è colpa di nessuno. Le risorse investite in tutela sono poche. Bondi o Tremonti dovrebbero assumersene la responsabilità». GIOVANNA MELANDRI «È solo l'ultimo atto della lunga sequela di fallimenti collezionati dal ministro Bondi».