Gli esperti smentiscono il ministro: «Il piano c'era. Ed è stato operativo fino ai commissariamenti». La Cgil: «Cercavano di trasformare gli scavi in una location con spese folli» Il piano c'era eccome! Ed è stato anche operativo fino all'inizio dei commissariamenti» spiega il professor Pier Giovanni Guzzo, e il professor Salvatore Settis gli fa eco: «Bisogna ricacciare in gola tutte queste scempiaggini sui manager a chi le sta dicendo». Arrivano secche come legnate le smentite alle dichiarazioni fatte dal ministro Sandro Bondi il giorno dopo l'ennesimo disastro avvenuto a Pompei. Il crollo della Schola Armaturarum sta facendo il giro del mondo e finalmente i riflettori si accendono sul sito archeologico che tutti ci invidiano e su cui è stato perpetrato uno scempio con piglio davvero manageriale. Il ministro ieri ha invocato un piano per la tutela di Pompei: non si era accorto che era stato già studiato e applicato, ma certo non dai suoi manager e commissari. A parlare è il professore Guzzo, ultimo vero sovrintendente di Pompei fino a inizio 2009: «Si figuri, abbiamo cominciato a lavorarci dal 1997 e per non gravare sul bilancio dello Stato il piano venne finanziato dal World Monument Found, a dimostrazione che anche archeologi e studiosi sanno amministrare e trovare risorse. Nel 1999 il piano è diventato operativo: dei 44 ettari di scavi di Pompei allora solo il 14 era in sicurezza e in pochi anni abbiamo più che raddoppiato arrivando al 31». Di Pompei parla poco Guzzo, per non alimentare polemiche, ma tiene a precisare: «Tutela e manutenzione non finiscono mai, sono attività da aggiornare continuamente: purtroppo non sono né appariscenti né mediatiche». Insomma interessano poco i supermanager da copertina o da operetta del ministro. E lui, Bondi, continua indefesso a difendere l'operato di Marcello Fiori, commissario subentrato a Guzzo e rimasto in carica fino a giugno scorso: «La situazione in alcune parti di Pompei è peggiorata durante il commissariamento spiega senza tentennamenti Gianfranco Cerasoli, responsabile Uil per i Beni Culturali; le domus su via dell'Abbondanza, guardando a sinistra verso porta Nola, sono a rischio a causa di un terrapieno che preme per le infiltrazioni d'acqua». E non si tratta nemmeno di costruzioni secondarie: «Parliamo delle Case dei casti amanti, dove di recente sono smottati lapilli, di Polibio, di Trebio Valente e perfino delle scale della Casina delle aquile malgrado siano state oggetto dell'intervento del commissario. Ma i tecnici si rifiutano di parlare». A Pompei si è commissariato in base a una falsa emergenza, come ha decretato la Corte dei conti, e poi si è poco badato alla messa in sicurezza: «Della gestione commissariale spiega Biagio De Felice della Cgil che a Pompei ci lavora mi ha colpito la mancanza di cultura e l'incomprensione dell'unicità del luogo. Hanno cercato di trasformare gli scavi in una "location" per eventi mediatici anche con spese folli, come i 7 milioni di euro per i discutibili lavori sul Teatro grande. Prendiamo il recupero della Casa dei casti amanti, con ologrammi e multischermi che potevano essere piazzati in qualsiasi altro luogo. Pompei e la sua straordinarietà sono rimaste sullo sfondo. Forse oggi bisogna ritrovare la vera Pompei». ologrammi, spettacolini, immagine. L'inadeguatezza della gestione commissariale in cifre: 1'80 delle risorse è stato destinato alla cosiddetta valorizzazione invece che alla tutela. È il caso delle Case di Polibio e dei casti amanti dove proprio durante i lavori condotti inopinatamente con mezzi pesanti è avvenuto il primo crollo: entrambe presentate in pompa magna, ma per visitarle occorre una prenotazione e un biglietto supplementare senza riduzioni per anziani e bambini, alla faccia della diffusione della cultura. Malgrado Pompei avesse già una video sorveglianza efficace, ne è stata progettata un'altra che tra le insule pompeiane prevede tralicci così invasivi che i responsabili dei lavori si sono dimessi per la vergogna. Pompei segna la vera Caporetto del managerialismo bondesco, ma Mario Resca, manager di McDonald Italia che l'ineffabile ministro ha trapiantato alla nuova direzione per la valorizzazione del patrimonio, già poche ore dopo l'ultimo crollo invocava un manager da affiancare ai sovrintendenti. Idea ripetuta da Bondi anche ieri: «È la peggiore delle sciocchezze sbotta il professore Settis, la vera sfida è trovare professionalità specifiche che abbiano capacità amministrative. Sono stato rettore della Normale di Pisa per 11 anni e nessuno si è mai sognato di volermi affiancare un supermanager". La realtà è che a Pompei manager e commissari c'erano, a mancare sono stati i sovrintendenti: «Sono state calpestate e si vogliono calpestare competenze in nome di un managerialismo buono per qualsiasi cosa, senza odore e colore, senza qualità».