A Pompei sfilano i turisti tra le macerie sotto l'occhio dei custodi: «Poteva morire uno di noi». L'allarme di Bondi: «C'è il rischio di altri cedimenti». Italiani e stranieri increduli: inconcepibile lasciare il sito in rovina Paura L'accusa dei custodi: abbiamo rischiato la vita L'inglese «Tornerò? Certo, se almeno una casa resterà in piedi» La mano della piccola Marta stringe una macchinetta fotografica fucsia. Con maestria la fa passare tra le maglie larghe della transenna montata per preservare ciò che resta della Schola Armaturarum, crollata all'alba di sabato nel cuore della Pompei antica. Viene dalla Toscana, insieme al papà e alla mamma. Lui le dice: «Fai una foto». Lei esegue, poi si volta e chiede: «Come è successo?». Il papà non risponde, guarda la guida in cerca di aiuto. Poi sibila: «Mi vergogno, non so cosa dirle». Per un giorno quest'angolo di via dell'Abbondanza diventa il cuore degli Scavi: anche le guide scortano le comitive di turisti sul luogo del crollo. «Eravamo venuti qui due anni fa ma non siamo riusciti a vedere la Casa dei Gladiatori. - spiega una coppia di Lipsia - Peccato non poterla vedere più». Una signora inglese non riesce a trattenere il suo disappunto. «Non è concepibile che succeda questo in un sito che è patrimonio dell'umanità», si sfoga. Il marito le fa cenno di affrettare il passo, la Casa dei Casti Amanti è dall'altra parte della transenna e occorre girare l'isolato per raggiungerla. «Torneremo a Pompei? Certo che sì, qui è bello e le persone sono cordiali», conclude. «Se resta ancora qualcosa in piedi», ironizza il marito. Giovanna viene da Ravenna. Armata di matita e carta si aggira per queste strade lastricate da un paio di giorni. «La Casa dei Gladiatori? Stamattina ho visto le macerie, ho potuto ritrarre solo quelle». Sotto l'occhio vigile dei custodi. Ben otto per sorvegliare cinquanta metri di strada e tutti gli accessi secondari dai curiosi. Alcuni si lamentano, perché spostati dalla loro abituale zona di competenza. «Da via Castriccio mi hanno messo a sorvegliare una transenna», si sfoga un vigilante con i suoi colleghi. «Il crollo? La polvere era arrivata fin qui - dice un custode indicando metà via Nocera, un vicolo che si apre proprio di fronte alle pareti sbriciolate - Dietro la Schola crollata c'è il nostro orologio marcatempo, poteva morire uno di noi ieri. Per fortuna non è successo, dobbiamo ringraziare la Madonna di Pompei». I custodi sono una risorsa importante degli Scavi, visto che sono rimasti solo loro a segnalare i problemi di staticità delle domus. «A Pompei ci sono 4 architetti e 3 assistenti addetti alla manutenzione. - spiega Antonio Pepe, per il coordinamento Cisl dei siti archeologici di Pompei - le uniche segnalazioni sullo stato di conservazione vengono registrate dai custodi che durante i loro giri di ronda notano alterazioni del bene archeologico». La Pompei antica sorge su un'area di circa 66 ettari: 44 sono stati riportati alla luce, 22 no. Proprio alle spalle della scuola darmi della gioventù pompeiana c'è una parte della Pompei ancora sotto terra. Questo terreno in genere viene concesso a dei coloni che lo coltivano. Ma sono proprio questi terrapieni a fare pressione, in maniera costante, sulle mura antiche venute alla luce. E con la pioggia poi, la situazione diventa ingovernabile. Come spiega un contadino, impegnato tra broccoli e insalata. «Il giorno dei morti è venuto giù tutto - dice indicando il terrapieno - E il fango ha invaso via dell'Abbondanza. Anche la Casa dei Casti amanti è rimasta chiusa due giorni». Quando arriva il ministro Bondi è da poco passata l'una. Da una collinetta controlla ciò che resta della Casa dei Gladiatori. In basso un gruppo di guide turistiche si infervora. Sono giovani e arrabbiati. Il più accanito intona una rima: «Non vogliamo Bondi, servono fondi». Una ragazza urla: «Si dimetta, avete staccato un orecchio all'umanità». Poi riprende fiato e spiega: «Siamo guide turistiche e passavamo tutti i giorni davanti alla Casa dei Gladiatori. Potevamo finirci sotto noi, oppure qualche turista. Questo è inammissibile, come non possiamo accettare in silenzio ciò che è accaduto». Negli Scavi, dovunque ti giri campeggia la scritta «Pompei Viva», lo slogan ideato durante la reggenza del commissario Marcello Fiori per «accompagnare la conoscenza, la tutela e la valorizzazione di uno dei siti archeologici più straordinari al mondo», si legge su un cartello. Pompei Viva dunque, ma fino a quando? Erri De Luca «Ricopriamo tutto: è l'unica salvezza» «Una cosa così fa pensare che quegli scavi sarebbe stato meglio che non fossero mai stati fatti. Spero che gli archeologi si fermino. Ricopriamo tutto, è l'unico modo per lasciare alle generazioni future il nostro patrimonio». E' l'amaro commento di Erri De Luca, scrittore napoletano. «Pompei ed Ercolano fanno parte dei passi di tutti noi nati sotto il Vesuvio. La Domus sarebbe crollata comunque, perchè noi cittadini di questo tempo siamo dissipatori. Siamo incapaci di tutelare e trasmettere la bellezza che abbiamo ricevuto», dice.