Il mistero del colore inimitabile Esperto in fotografia: un database digitale per accelerare i restauri «Si piangono i dipinti crollati nella Scuola dei Gladiatori, ma nessuno si sta preoccupando del rosso pompeiano che col tempo e l'umidità sta decadendo». L'allarme fa più male all'anima, all'indomani del crollo della Schola Armaturarum. Ma chi lo lancia, Salvatore Granata, analista digitale esperto in colori, lo fa per suggerire un metodo pratico ed economico per sventare il pericolo di veder svanire pian piano le celebrate pitture di Pompei. E non solo. Spiega l'esperto: «Quel rosso che da sempre incanta i turisti e gli studiosi non è comune. E' un colore che colpisce per la sua nitidezza. Ha un'intensità che non si riesce a riprodurre. Tanto che qualcuno ha postulato che sia un effetto dovuto all'antichizzazione. Ma non si può ignorare che fuori dalla coltre di lapilli che lo ha conservato perfettamente dall'umidità e dagli agenti atmosferici quel colore è a rischio». Il punto è che esposto alla luce, o a illuminazioni sbagliate, o alla pioggia, quel colore che nemmeno i pittori più esperti riescono da millenni a riprodurre identico, perde i superpoteri. Si comporta come gli altri. E decade. Un processo irreversibile che occorrerebbe, laddove si può, prevenire. Ma come? Salvatore Granata, l'esperto in fotografia napoletano, che ha smascherato il falso del «papiro di Artemidoro», la risposta ce l'ha. Un monitoraggio digitale che tenga sotto controllo ogni singolo dipinto. «Finora la sorveglianza è stata affidata alla memoria del singolo funzionario, che poi magari va in pensione e nessuno sa più dire se l'immagine è sbiadita. Occorre un metodo scientifico. È facile e poco costoso. Basta una macchinetta fotografica. Un computer e un programma di Photoshop». Il sistema messo a punto dallo studioso si basa su fotografie ad altissima risoluzione che vengono ripetute e confrontate. E riescono a segnalare anche un decadimento del colore dello 0,5 che può servire come campanello di allarme per intervenire con il restauro o una migliore conservazione. «Può essere fatto da personale addestrato con un semplice corso di un paio di mesi. Sono operazioni di routine che potrebbero fare, se adeguatamente preparati, gli stessi studenti. Il vero lavoro è quello iniziale di fotografia e analisi. Ma poi tutto resta in un database. E il sovrintendente in una sola mattinata può avere la situazione aggiornata di migliaia di dipinti», assicura. L'altissima risoluzione delle foto consente per giunta di scoprire particolari inediti delle pitture. Spiega Granata: «All'estero, sia pure con metodi diversi, questo controllo accurato viene fatto. Da noi si inizia, poi si dice che non ci sono soldi, poi si scopre che i soldi sono stati dirottati altrove. Salvo poi piangere quando si scopre che qualcosa che avevamo e che tutto il mondo ci invidiava non c'è più». Rosso pompeiano. È un'ocra rossa di origine inorganica naturale (ematite), composta da ossido di ferro. Nell'antica Roma era conosciuta con il nome di sinopsis, dovuto alla città di Sinope, dove secondo Plinio fu rinvenuta la prima volta. A Pompei, da cui il nome, ci sono vari esempi di pitture murali in cui è usato questo pigmento inorganico