Meno soldi alle sagre e biglietti più cari: così salviamo i nostri tesori Gli enti locali taglino i fondi alle loro iniziative clientelari, lo Stato alzi il prezzo d'ingresso a musei e siti archeologici Per una singolare coincidenza, mentre era da poco crollata la Casa dei Gladiatori di Pompei, ignaro dell'evento, stavo visitando gli scavi di Ostia Antica, non impressionanti come quelli di Pompei ma di grande suggestione e importanza, poiché offrono l'immagine di una città commerciale dell'antica Roma. Mi chiedevo come fosse possibile una tariffa d'ingresso così irrisoria: 6,50 euro, ridotti a 3,25 o a zero per numerose categorie. In cinque abbiamo pagato 6,50 euro. Somme simili non coprono il costo necessario a riscuoterle. Non sarebbe possibile pretendere molto di più e abolire certe assurde facilitazioni? Ma certo che sarebbe possibile. Figuriamoci se un turista, una volta venuto in Italia, si tirerebbe indietro di fronte a una spesa un po' più consistente! E poi, perché mai nei musei esteri sono presenti negozi che offrono una profusione di oggetti e gadget fantasiosi e anche di qualità, mentre i nostri non vanno oltre una misera offerta di cartoline, matite o T-shirt? La fantasia non arriva neppure a mettere in vendita puzzle dei mosaici, costruzioni dei monumenti per bambini o riproduzioni dei dipinti. All'estero, sfruttano come limoni i quattro zeppi che possiedono, mentre noi, che rigurgitiamo di beni culturali, li esibiamo sciattamente, con la testa girata dall'altra parte, come se la conservazione di questo immenso patrimonio fosse un'incombenza fastidiosa, una condanna; e il suo sfruttamento fosse da lasciare in mano all'esercito dei ciceroni fasulli, dei camion di paninari e dei borseggiatori. Sappiamo bene che anche una gestione oculata di tariffe e negozi servirebbe al più a coprire le spese del personale. Servono investimenti rilevanti, rilevantissimi. Ma come si fa a non capire che questa è la risorsa che rende l'Italia unica al mondo? Pare che sia falsa la notizia che qualcuno nel governo abbia detto che la cultura non si mangia. Meno male, perché pur lasciando da parte la volgarità di una simile espressione, sarebbe stupefacente che non si capisca quale immenso valore economico rappresenta il patrimonio culturale italiano. Sia ben chiaro. Se vogliamo parlare il linguaggio della verità va detto che su questo tema può scagliare la prima pietra soltanto chi è senza peccati, cioè quasi nessuno. E indubbio che il governo e la maggioranza abbiano le loro colpe. Se il rigore finanziario si esercitasse in modo uniforme su tutti i fronti non vi sarebbe niente da dire. Ma non è così. Gli esempi sono tanti. Basti dire che non si può da un lato combattere il fenomeno dei falsi invalidi e poi approvare leggi che rischiano di estendere in modo sterminato la platea dei falsi disabili. Certamente le finanze del nostro Paese sono in bilico e il rigore è indispensabile in presenza di una crisi strutturale profonda che purtroppo non è ancora alle spalle. Ma questo è un Paese in cui, pur mettendo da parte l'evasione fiscale, si sperperano risorse in modo indecente. Nel nome della «cultura» scorrono torrenti di quattrini da ogni lato. Non c'è ente locale che non abbia la sua sagra letteraria, scientifica, filosofica, che non promuova un premio letterario, che non organizzi convegni sugli argomenti più inattesi. Tutto questo mobilita un'enorme quantità di risorse, per produrre spesso poco o niente di valido. Provate a constatare lo stupore con cui uno straniero accoglie la descrizione della mole incredibile di iniziative «culturali» che pullulano in ogni angolo del Bel Paese. Basterebbero le spese necessarie a sostenere un certo numero di queste iniziative per dare ossigeno alle nostre disastrate Biblioteche nazionali. Un minimo senso di responsabilità dovrebbe indurre gli enti locali a fare a gara nel dirottare i fondi impiegati nelle iniziative «culturali» effimere verso il compito di salvare un inestimabile patrimonio archeologico, artistico, architettonico, museale, culturale; invitando gli sponsor privati che intervengono in quelle iniziative a fare altrettanto. E, se tale senso di responsabilità non vi fosse, bisognerebbe esplorare tutte le vie per costringere a comportamenti virtuosi, come si richiede in circostanze di emergenza. Purtroppo, in barba alla verità che «nessuno può scagliare la prima pietra», stiamo assistendo alla solita sagra dell'ipocrisia nazionale. Difatti, se il governo non brilla per sensibilità nei confronti della cultura, chi lo attacca dall'opposizione fa la parte del bue che da del cornuto all'asino. Chi, se non quasi tutte le amministrazioni locali di sinistra (ispirandosi all'ideologia della cultura dell'effimero), ha finanziato per anni lautamente feste su feste, festival su festival, le iniziative più fasulle, spesso appaltate a dilettanti il cui unico merito era quello di essere «amici», mentre i marciapiedi dei centri storici andavano in pezzi e i monumenti si ricoprivano di immondizia e di graffiti? L'ex sindaco di Roma Veltroni, invece di gridare allo scandalo, dovrebbe fare autocritica per aver favorito la cultura dell'effimero, mettendosi in gara con Venezia per duplicare il festival del cinema, invece di impegnarsi esclusivamente sul fronte del patrimonio archeologico, artistico e culturale della capitale. Il crollo della Casa dei Gladiatori di Pompei è frutto di un disastro che ha premesse lontane, è l'esito di un disinteresse scandaloso di cui tutti, nessuno escluso, dovrebbero fare ammenda e per il quale dovrebbero cospargersi il capo di cenere. Invece, si preferisce imbastire la sagra dell'ipocrisia e della strumentalizzazione politica e non mettere il dito sulla vera piaga: la necessità di cessare una volta per tutte di sparlarsi addosso dalla mattina alla sera di «cultura» in termini metodologici, ludici o spettacolari, mentre i fondamenti materiali della cultura - monumenti, musei, scavi, biblioteche, archivi - si sgretolano. Si tratta nientemeno che dei fondamenti della nostra civiltà, quelli che danno senso alla nostra identità storica. Ma sono sempre meno coloro che nutrono interesse per questi fondamenti. Siamo sempre più nelle mani di persone la cui sensibilità culturale è prossima allo zero. In fondo, è la stessa situazione che si verifica con l'istruzione. La prima preoccupazione non dovrebbe essere quella di plasmare la formazione dei giovani su quei valori e su quei contenuti culturali che sono il fondamento della nostra civiltà? Invece siamo sotto la ferula di personaggi che predicano che non deve contare nulla «cosa» si pensa, bensì soltanto «come» si pensa. In tal modo, il «cosa», ovvero la cultura propriamente detta, va a pezzi come la Casa dei Gladiatori. Perciò, con tutto il rispetto per i manager e il loro ausilio indispensabile, non bastano i tecnicismi. Il patrimonio culturale non si salva con il modello Asl o consegnando tutto ai privati. Occorre una presa di coscienza nazionale e una grande spinta morale per salvare ciò che rappresenta la nostra principale e unica ricchezza. Purtroppo, c'è seriamente da temere che nutrire la speranza di una simile presa di coscienza sia una grande ingenuità.
il Giornale
8 Novembre 2010
Diamo a Pompei i soldi regalati alle sagre
GI
Giorgio Israel
il Giornale
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
📰 Articoli dello stesso autore
—
🔗 Articoli correlati
(stesse entità · ±2 anni)
Corriere della Sera · 5 Feb 2012
Via 101 commissioni, resiste quella di Cavour
Il Tirreno · 8 Nov 2008
PRATO. Ma bisogna avere più cura dei luoghi e far rispettare le regole
la Repubblica · 8 Nov 2008
SICILIA - LAmbiente "familiare" del ministro Prestigiacomo
la Repubblica · 8 Nov 2008
BARI - "Petruzzelli aperto subito, yes we can"
la Repubblica · 8 Nov 2008
BARI - Il ministro Prestigiacomo sospende Bonaventura Lamacchia. Autorizzazione allIlva rimosso membro dellAia
la Repubblica · 8 Nov 2008
TORINO - Gianelli, un biglietto per Roma. La direttrice di Rivoli in corsa per la presidenza del Palaexpo
la Repubblica · 8 Nov 2008
ROMA - Linea C, per aprire il cantiere via dieci alberi da piazza Venezia
Il Mattino · 8 Nov 2008
CAMPANIA - Un nuovo appello per il Museo Filangieri.
la Repubblica · 9 Nov 2008
FIRENZE - S.M.Novella, soldi finiti bloccata la pavimentazione
la Repubblica · 9 Nov 2008
BARI - Petruzzelli, la grande notte
la Repubblica · 9 Nov 2008
Petruzzelli, la festa il 5 notte Emiliano: biglietti ai cittadini
il Giornale · 9 Nov 2008
È ora di fare il processo alla cultura
Il Tirreno · 10 Nov 2008
TOSCANA - Varato il piano edilizio da 112 milioni
Fonte non specificata · 10 Nov 2008
POL - Lazio, Rodano: Fare sistema per promuovere area etrusca
Notiziario Marketpress · 10 Nov 2008
VENETO: approvato il piano strategico regionale per la ricerca
Il Mattino · 9 Nov 2008
CAMPANIA - Tour operator ed esperti di divulgazione anche alla Reggia di Caserta.
Corriere Adriatico · 10 Nov 2008
MONTEMARCIANO La novità che educa a tutelare l'ambiente
la Repubblica · 10 Nov 2008
MILANO - URBANISTICA: Gae Aulenti: "Servirebbero case a basso costo"
il Sole 24 Ore · 9 Nov 2008
Vuoi lavorare a Brera? Studia il Dna
Corriere della Sera · 10 Nov 2008
ROMA - Il Tar blinda Campo de' fiori: solo tradizione