Il crollo di Pompei provoca l'ira dei visitatori con una iniziativa clamorosa: decine di turisti sono partiti da Roma e da altre città italiane per contestare il ministro per i Beni Culturali. All'arrivo a Pompei del ministro Bondi si è alzato un coro che ha urlato «Vergogna, vergogna restituiscici gli scavi archeologici». Al momento della contestazione Bondi era nell'auto blindata. Esplosa così la rabbia di un centinaio di turisti che sono partiti da Roma, Milano, Catania e Palermo solo per manifestare l'indignazione per il crollo di un importante pezzo di storia che «più nessuno potrà restituire agli occhi del mondo». La polizia ha identificato alcuni contestatori che, in un primo momento, temeva che potessero far parte di una frangia estrema giunta in città per destabilizzare la visita del ministro. POMPEI. Decine di turisti sono partiti da Roma e da altre città italiane per contestare il ministro per i Beni Culturali. All'arrivo a Pompei dell'onorevole Sandro Bondi si è alzato un coro che ha urlato «Vergogna, vergogna restituiscici gli scavi archeologici». Bondi, il cui imbarazzo è stato celato dai vetri scuri dell'auto blindata, ha dovuto farei conti con la rabbia di un centinaio di turisti che sono partiti da Roma, Milano, Catania e Palermo solo per manifestare la loro rabbia nei suoi confronti dopo il crollo di un importante pezzo di storia che «più nessuno potrà restituire agli occhi del mondo». La polizia ha identificato alcuni contestatoti che, in un primo momento, temeva che potessero far parte di una frangia estrema giunta in città per destabilizzare la visita del ministro. Dagli accertamenti fatti dalla centrale operativa della polizia non sono emersi pregiudizi a carico dei manifestanti. Erano onesti professionisti, studenti, casalinghe, pensionati e bambini che hanno voluto semplicemente dire la loro. «Siamo onesti cittadini italiani che pagano le tasse e che continuano ad essere presi in giro dai governanti», ha tenuto a precisare Giorgio Di Giovanni, uno studente di archeologia della capitale che, sapendo dell'arrivo a Pompei di Bondi, ha convinto un gruppo di amici e colleghi di studio a volare fino alla città degli scavi, per gridare tutta la rabbia «nell'aver visto che della scuola dei lottatori romani è rimasto solo un cumulo di macerie. Non abbiano paura di gridare la nostra rabbia». Alla voce di Giorgio si è unito il coro di altri turisti delusi dalle «mancanze del ministro Bondi» giunti da ogni parte d'Italia. «L'area archeologica di Pompei - spiegano i manifestanti - è unica al mondo. In nessun angolo della Terra esiste un'intera città antica rimasta intatta per duemila anni. È il nostro vanto. Tutto il mondo ci invidia. Il governo che fa? la trascura e la fa crollare. Bondi viene a Pompei dopo il crollo? Non vogliamo passerelle. Vogliamo risposte. Il mondo ci chiede risposte. Cosa è stato alcuni fatto, anzi non fatto, per salvare la città eterna? C'è il rischio di altri crolli? Cosa hanno intenzione di fare? Solo un miracolo non ci ha fatto assistere all'estrazione di corpi senza vita dalle macerie. Su questo hanno molto da riflettere. La prossima volta si ripeterà il miracolo?». Il coro dei contestatori del ministro, dall'ingresso di piazza Anfiteatro, si è spostato, poi, all'interno del sito. Per tutto il tempo della visita Bondi ha dovuto ascoltare frasi umilianti. È la prima volta che un ministro viene contestato da turisti che hanno a cuore un monumento italiano. «Sto studiando archeologia ha detto Giorgio Di Giovanni - mi mancano due anni per terminare gli studi. Ho intrapreso questa indirizzo di studi per il mio amore per Pompei. L'ho vista per la prima volta a sei anni e me ne sono innamorato da subito. Sono cresciuto sognando di riportare alla luce le domus ancora coperte dai ventidue ettari di lapilli. Il desiderio di firmare il rinvenimento di importanti reperti mi accompagna da sempre. Vedere crollare uno degli edifici più importanti significativi della civiltà romana, per le colpe di chi ha il dovere di salvaguardare mi fa male e mi porta a riflettere che forse è meglio non riportare alla luce altri reperti, almeno sotto i lapilli sono al sicuro dall'incuria dell'uomo».
Pompei, turisti da Roma per contestare il ministro
A Pompei, il ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi è stato contestato da un centinaio di turisti che sono partiti da Roma, Milano, Catania e Palermo per manifestare la loro rabbia nei confronti del governo per il crollo di un importante pezzo di storia. I manifestanti, che includono studenti, casalinghe, pensionati e bambini, hanno gridato "Vergogna, vergogna restituiscici gli scavi archeologici" e hanno chiesto risposte sulle mancanze del governo per salvare la città eterna. La polizia ha identificato alcuni manifestanti, ma non hanno trovato pregiudizi a carico di nessuno. Il ministro Bondi ha dovuto ascoltare frasi umilianti durante la sua visita.
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