Fu istituito da Spadolini nel 1975 come un dicastero tecnico-scientifico. È divenuto sempre più povero Giovanni Spadolini, che l'ha istituito nel 1975, lo aveva prefigurato diverso da ogni altro: squisitamente tecnico - scientifico; ma assai presto, quello dei Beni culturali è diventato un ministero burocratico, come tutti. Poi, si è trasformato in un dicastero povero; e per i restauri meno differibili, ha avuto bisogno di leggi speciali: quasi la tutela, doverosa per Costituzione, fosse una spesa anomala e fuori dall'ordinario. Infine, è stato a lungo trattato come la «cenerentola» di tutti i ministeri: per il celebre manuale Cencelli non valeva nemmeno un «quoziente pieno». Era l'ultimo dei «resti»: il fanalino di coda. Assegnato a nomi spesso politicamente oscuri, o in altro affaccendati. Il crollo di Pompei discende anche da qui: da un ministero che ha perso le sue caratteristiche. I funzionari (e ce ne sono sempre meno, e troppo pochi) non hanno le risorse per svolgere le missioni sul territorio; quelle per garantire gl'indispensabili restauri, non ci sono mai; l'unico motto che va ora di moda ha nome «valorizzazione», e spesso può sottintendere qualsiasi cosa: a Pompei, anche immensi pali della luce (c'erano già stati, e non funzionavano) o altre varie amenità. Il rigore della tutela, affidata a panacee consolidate, è da tempo perduto: sopralluoghi periodici; funzionari a lungo incardinati nel medesimo luogo, che era loro possibile conoscere a fondo; le abbandonate virtù di una manutenzione ordinaria che non si fa più perché non ci sono più i fonda per assicurarla. Gli studiosi sostituiti con i manager, quasi fossero una parola magica; sempre più irrisori gli stanziamenti, forse perché «archi e colonne» non hanno mai votato; mezza Italia a rischio, tanto che si parla, quale extrema ratio, di venderne una congrua fetta. È questo il Paese che era la meta obbligata del viaggio di studio e di crescita delle élites nel Continente, e che il mondo intero celebrava nel Grand Tour, e ci invidiava? Il sistema della tutela affonda le radici perfino nello Stato preunitario; quello delle soprintendenze costituiva un fiore all'occhiello dell'apparato statale. Ora, è tanto appannato (scomodi i tecnici indipendenti dalla politica?) che, nella confusione di una sola lettera diversa, anche sui grandi mass media i loro funzionari diventano invece i «sovrintendenti»: non i «prefetti della tutela», ma i meno pregnanti sottufficiali di polizia. Il patrimonio d'arte e storia della Penisola si tiene in conto (ma solo a parole) per il lustro che fornisce; le sue esigenze più elementari sono invece puntualmente disattese, e da tempo. I cinque direttori generali sono divenuti una pletora; agli archi e alle colonne si accompagnano lo spettacolo dal vivo e il cinema, più "ricchi" e che fanno più immagine; se i teatri soffrono, i siti languono e le mura crollano. Del resto, per rimanere nell'archeologia, dal 1970, in Italia, sono state scavate illegalmente, e vendute sovente all'estero, oltre un milione di antichità; sembrava che ci importasse: alcuni inestimabili tesori erano ritornati. Mesi fa, si è saputo che il Museo nazionale di Madrid ne ha acquisite 22 presenti nelle foto dei "trafficanti", prima del restauro: il nostro ministero non è riuscito neppure a scrivere una lettera in Spagna, almeno per protestare. In cinque anni, non siamo stati in grado di processare l'ex curator del Getty Marion True, che ha così raggiunto la prescrizione. Assai spesso i Beni culturali sono un'enorme scomodità, di cui liberarsi: specie quando si stilano i bilanci. Pietre tanto vecchie esigono una massa di soldi così ingente: ma suvvia, come si fa? Le sembra possibile, signora mia?
Tagli alle risorse, ai funzionari e ai progetti, c'era una volta il ministero dei Beni culturali
Il Ministero dei Beni culturali è stato istituito da Giovanni Spadolini nel 1975 come un dicastero tecnico-scientifico. Tuttavia, nel corso degli anni è diventato sempre più burocratico e povero, con una mancanza di risorse per garantire la tutela e il restauro dei siti archeologici. I funzionari del ministero non hanno le risorse per svolgere le missioni sul territorio e le esigenze più elementari sono puntualmente disattese. Il ministero è stato anche criticato per la sua gestione dei beni culturali, con la vendita di antichità illegalmente scavate e acquistate all'estero. Il ministero non è stato in grado di processare l'ex curator del Getty Marion True, che ha raggiunto la prescrizione.
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