«Vanno sistemati subito i frammenti» POMPEI. Potrebbe costare circa seicentomila euro il recupero della Schola armaturarum, la domus costruita nel 63 dopo Cristo e che dopo aver resistito a un'eruzione (quella del 79 dopo Cristo) e alle bombe alleate del 24 agosto (strana, la coincidenza con la data dell'eruzione) 1943, è crollata per il peso del solaio di cemento armato e sotto la spinta del terrapieno, gonfiato dalle piogge, che è alle spalle. E questo anche perché la casa, prima del cedimento, aveva conservato quasi la metà delle strutture originali. Le altre, difatti, quelle della parte alta, erano frutto di restauri fatti negli anni a cavallo tra il 1947 e il 1954, da Amedeo Maiuri, l'archeologo che per quasi quarant'anni fu guida e responsabile dell'archeologia della Campania. «La prima cosa da fare» spiega Giancarlo Napoli, restauratore che a Pompei lavora da quasi venti anni e che della città ha salvato gli affreschi del Lupanare, tra gli altri «è recuperare anche i frammenti più minuti delle pitture e consolidarli con soluzioni chimiche che ne fermino lo sfarinamento». «Insomma - dice Stefano Vanacore - responsabile del laboratorio di restauro pompeiano - va fatto lo stato dell'arte al momento per evitare di perdere anche il più piccolo frammento di colore». Poi, il protocollo del restauro prevede che quei pezzetti d'intonaco, come in un puzzle, siano incollati su superfici di base e velati in modo da poter essere protetti. Quindi, la superficie va girata e posizionata su un pannello a «nido d'ape», di alluminio. Se poi siano andati del tutto perduti degli elementi pittorici la figura si può ricostruire prendendo a riferimento foto e immagini di com'erano gli affreschi prima del crollo. «In questo caso» riprende Napoli «il disegno mancante e i colori saranno ricomposti come quelli originali solo che le figure verranno tratteggiate per evidenziare che si tratta di un lavoro nuovo e non di un'originale restaurato». Se poi, come dicono i tecnici che hanno potuto esaminare i resti, muratura e colori alla base si sono salvati assieme a parti di colonne e ai pavimenti potrebbe essere più semplice la ricostruzione del complesso. «Ovviamente - sottolinea Vanacore - non si faranno interventi con cemento e si ricoprirà con tegole e legno. Come in antico».