Nel 2006 grado tre di pericolosità per la domus dei gladiatori: studio finito nei cassetti L'accusa. I sindacati: «Smentito Fiori tutti sapevano» Mappatura finanziata dall'American Express POMPEI. Il cantiere-evento della casa dei Casti amanti con un percorso multimediale che illustra tutte le fasi del recupero. La casa di Giulio Polibio, dove il visitatore può compiere un «percorso multisensoriale» accompagnato da un ologramma che resuscita il suo proprietario. Poi la Schola Armaturarum oggi ridotta ad una piramide di pietre ultramillenarie. Una dopo l'altra, i fiori all'occhiello della gestione commissariale e la «vergogna» di un sito trascurato per mezzo secolo, in poco più di cento metri lungo la via dell'Abbondanza, il corso principale dell'antica Pompei. «Che quella casa fosse a rischio nessuno me lo aveva segnalato durante tutto il tempo che sono stato impegnato a Pompei in qualità di commissario straordinario» ha detto Marcello Fiori davanti alle macerie. Quella casa, in effetti, non più tardi di quattro anni fa era stata classificata al grado terzo, in una scala di rischio a quattro livelli, da uno studio condotto a partire dalla fine degli anni 90, grazie al finanziamento, attraverso il World Monument Found, dell'American Express. Il risultato di quel lavoro, nel corso del quale sono stati minuziosamente recensiti tutti i muri, le pareti e gli affreschi dei 44 ettari di rovine scavati, permise all'allora soprintendente Pietro Giovanni Guzzo di quantificare in 250 milioni di euro, da spendere in 5-10 anni, la cifra «per salvare gli Scavi di Pompei dal degrado, dall'incuria e dall'erosione del tempo». L'ultima relazione sulla scala delle priorità degli interventi di restauro scaturita dal lavoro di monitoraggio venne inviata all'allora ministro Rocco Buttiglione che, grazie alla legge 41 del 2006 distolse poi 30 milioni dai bilanci della soprintendenza di Pompei per destinarli ad altri scopi. L'intero studio, informatizzato grazie alla tecnologia Gis fu consegnato alla soprintendente Maria Rosaria Salvatore. A tirarlo fuori il giorno dopo il crollo, quando da più parti si sente parlare di allarmi mai lanciati sullo stato dei siti e di soldi mai spesi per la manutenzione ordinaria, è il segretario generale della Uil Gianfranco Cerasoli. «Il commissario avrebbe dovuto conoscerlo - accusa il sindacalista - ma non lo ha fatto perché invece di pensare alla manutenzione e alla messa in sicurezza si è messo a fare comunicazione, spendendo 40 milioni di euro». A chi lo conosce, invece, lo studio fa venire i brividi. Perché se ieri è crollata la Schola Armaturarum, fino al 2006 classificata al livello tre del rischio, vuol dire che in soli quattro anni le condizioni strutturali del sito si sono modificate peggiorando fino al crollo: possibile che non ci si sia accorti di niente? Possibile? Ma torniamo ai quattro passi che separano il sito crollato e quello appena restaurato della Casa dei Casti amanti. I114 gennaio, mentre fervono i lavori per l'imminente inaugurazione del cantiere-evento, c'è un piccolo smottamento, causato sempre dalle forti piogge, di quello che era sempre stato considerato solo un terreno agricolo, in un vicolo a fianco alla casa. Non ci furono danni. Anzi, il crollo fece affiorare un altro peristilio e si aprì un cantiere d'urgenza per scavarlo. E sempre la pioggia, ancora le infiltrazioni d'acqua, sarebbero responsabili del danneggiamento di un cornicione all'interno della stessa Casa e del cedimento di una trave, a fine settembre, nella Casa di Giulio Polibio. Tutto nei soliti 100 metri, tutto nel giro di una decina di mesi: come si fa a non sentire, suggerisce l'ex soprintendente Guzzo, il campanello d'allarme del crollo che suona? «Quel terrapieno - ricorda oggi Guzzo - è fatto di cenere, lapilli e del terreno vegetale degli orti che vi coltivano sopra. Un terreno incoerente, ormai imbibito dell'acqua piovana che non si è mai riusciti a drenare, che può smottare facilmente». All'inizio degli anni Duemila, ricorda ancora l'ex soprintendente Guzzo, per risolvere il problema dell'acqua di superficie la soprintendenza, insieme alla Provincia, fece anche uno studio per la riattivazione del canale Conte di Sarno: che fine ha fatto? Sul crollo di Pompei, la Procura di Torre Annunziata ha aperto un fascicolo informativo: chiarimenti sulle cause potrebbero venire anche da qui.